Report Anthrax- Milano 7/7/2005

Di Redazione - 11 Luglio 2005 - 18:54
Report Anthrax- Milano 7/7/2005

Era grande la mia curiosità riguardo a questa reunion degli Anthrax, curiosità che non ero riuscito a soddisfare al Gods of Metal, dove per vari motivi non ero riuscito ad andare.

Quando entro nel Palatrussardi (lo so che adesso ha un altro nome, ma per me rimarrà sempre Palatrussardi) è piuttosto presto, e il numero di presenti non lascia ben sperare, ma per fortuna quando parte l’intro del concerto, che è anche quello dei Blues Brothers, un buon numero di metalheads riempe la sala.
L’inizio è di quelli da urlo, “Among the Living” viene riversata sul pubblico che reagisce alla grande, nonostante un impianto di sicuro non all’altezza. Come se non bastasse l’adrenalina sprigionata dalla prima canzone, il gruppo pensa bene di attaccare subito “Got the Time”, che anche se non suonata proprio al meglio, perlomeno all’inizio qualche problemino c’è stato, è una canzone su cui è impossibile stare fermi.
Per chi come me aveva già avuto modo di vedere gli Anthrax con questa formazione è davvero piacevole constatare come Joey Belladonna non abbia perso la sua voce, o perlomeno non in maniera palese, infatti se su certi acuti qualche incertezza si è fatta sentire, il singer italo-americano ha dimostrato di avere l’esperienza necessaria a mascherare queste piccole lacune. Mi ha lasciato invece un po’ dubbioso Dan Spitz, sia per il look, sia per le scelte a livello di suoni perlomeno discutibili, soprattutto su “Antisocial”, in cui non credo di essere stato l’unico a voler distruggere quel maledetto Wha Wha che ha decisamente smorzato l’impatto del pezzo.
Davvero impressionante la presenza scenica di Frank Bello, che sembra voler distruggere il suo basso ed il suo collo: sul palco non rimane fermo un momento, e la sua carica si nota soprattutto su “I’m the Man”, quando riesce a spaccare un asta del microfono, tanta è la foga della sua prestazione canora.
Ma la cosa più bella è stata soprattutto vedere il duo Benante-Ian divertirsi davvero a suonare tutti i vecchi classici del gruppo, da “A.I.R” a “Caught in a Mosh”, riarrangiata a livello vocale, da “Medusa” a “N.F.L.” passando per “In my World” e “Metal Thrashing Mad”, tutte le canzoni sono state rese decisamente bene, e soprattutto vedendo Joey sembrava davvero che il tempo si fosse fermato a 12/13 anni fa.
Unica piccola delusione il mancato ingresso del cantante con il copricapo da pellerossa su “Indians”, ma sono solo dettagli, quando dal vivo si può godere di canzoni simili si può solo essere contenti.
Il finale è tutto per “I’m the Law”, in versione spaccaossa, anche se poi il calore della gente fa si che la band si ripresenti sul palco per eseguire la mitica “Deathrider”, la canzone che apriva il primo indimenticabile album del gruppo.
So che in questo modo probabilmente attirerò su di me gli strali dei fans del nuovo corso della band, ma non posso negare che a mio parere gli Anthrax “old style” siano di tutt’altra pasta rispetto a quelli degli ultimi dischi, ho avuto l’impressione che anche il gruppo sul palco si divertisse di più rispetto alle ultime esibizioni a cui avevo assistito, così come io stesso mi sono divertito di più. Probabilmente è solo una questione di gusti, ma a mio parere gli Anthrax veri sono solo quelli rivisti al Palatrussardi, con tutto il rispetto per John Bush…