Copertina di Гимны ледяного царства dei Edoma
Recensione Black · Album · 2026

Edoma Гимны ледяного царства

di Nicola Furlan 21 Ottobre 2026 - 04:59
Band
Edoma
Tipologia
Album
Genere
Black
Anno
2026
Nazione
Russia

Evvai. La bellezza del metal sta anche in questo: quando un genere, una corrente o un certo linguaggio sembrano ormai inflazionati, si tende a pensare che i bei tempi siano finiti. Poi arrivano album come questo e ricordano due cose molto semplici: si può continuare a suonare un genere senza particolare inventiva, oppure si può ripartire da ciò che la musica, qualunque essa sia, ha saputo regalare in termini di emozioni, intensità e abilità, cercando di restituirlo con personalità.
Nel caso dei russi Edoma siamo in una "illuminata" via di mezzo. La band non reinventa nulla e propone un black metal fortemente tinto di death metal, ma riesce a farlo senza risultare un patetico clone di nomi come Behemoth o Vader, né tantomeno banale in ciò che mette in campo. “Гимны ледяного царства” è un piccolo spettacolo di metal estremo in cui si possono cogliere rimandi a Emperor, Mgła, primi Behemoth e Old Man’s Child, anche se probabilmente ogni ascoltatore potrebbe trovarne altri. Nulla, però che finisca per comprimere gli Edoma dentro coordinate già consolidate da colossi musicali come quelli citati.
La band è ispirata, feroce, gustosa a livello compositivo e sottilmente ricercata sul piano melodico. Nei passaggi in cui il climax del disco raggiunge il proprio apice, il suono si fa ferale, gelido, quasi fisico, capace di esercitare sull’ascoltatore un effetto sensoriale immediato. Produzione e ricerca compositiva si fondono alla perfezione, dando vita a un insieme di brani di livello assoluto.
Per quanto ascoltato dal sottoscritto, parliamo senza troppi giri di parole di uno dei dischi di metal estremo più belli usciti quest’anno. È naturalmente un giudizio personale, ma credo possa essere facilmente condiviso da chi cerca quelle sensazioni tipiche del black metal più organico, evoluto e atmosfericamente potente che si potesse ascoltare nel primo lustro degli anni Duemila.
Chapeau quindi alla Svanrenne Music prima e alla SoundAge Productions poi, per aver dato forma fisica e distribuzione a un autentico gioiello di metal estremo targato 2026. Qualcosa destinato a brillare di oscuro ancora per un bel po’ e che ci auguriamo possa portare il nome del quartetto di San Pietroburgo a riverberarsi il più possibile tra gli appassionati della scena.

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