Recensione: Ashspawn
Con “Ashspawn”, gli Enthroned tornano a muoversi nei territori più ostili e caustici del black metal ‘moderno’, confezionando un disco che fa della negatività totale e di un gelo ferocemente disumanizzante la propria cifra dominante. L’ascolto è attraversato da una sensazione costante di malessere e alienazione, ottenuta più attraverso il linguaggio sonoro e l’attitudine espressiva che tramite vere e proprie soluzioni compositive innovative. Il riferimento ai Mayhem dei primi anni Duemila e in particolare, debite proporzioni fatte, al periodo del ‘pre-‘ “Esoteric Warfare” incluso, è evidente; “Ashspawn” lavora molto sulla distorsione intesa non solo come suono, ma come metodo, come strumento di disorientamento. Le chitarre assumono spesso un ruolo abrasivo e asettico, suoni disturbanti si incastonano nel songwriting le cui architetture sono tese a creare disagio piuttosto che a sostenere strutture memorabili, mentre l’impostazione generale privilegia una sensazione di caos controllato e claustrofobico.
Un elemento che rappresenta un valore aggiunto concreto del disco è la produzione, perfettamente bilanciata pur senza risultare patinata o eccessivamente rifinita. Il suono mantiene una ruvidità funzionale, evitando qualsiasi forma di lucidatura superflua e lasciando emergere con chiarezza la ferocia e l’atmosfera malsana che il disco intende trasmettere. Ogni strato sonoro è leggibile, ma mai addomesticato, a beneficio di un impatto diretto e disturbante.
Dal punto di vista creativo, il disco non presenta veri picchi né svolte significative. Gli Enthroned non cercano di reinventarsi, né di spingersi oltre i confini già tracciati nella loro carriera. Cambiano un po’ sì. Un costante flavour avantgarde abbraccia i brani, ma tuttavia, rispetto ad alcune uscite precedenti, le componenti dissonanti e disturbanti risultano qui più focalizzate ed efficaci, meglio integrate in un quadro sonoro che punta deliberatamente alla sottrazione emotiva e alla freddezza espressiva.
Per quanto concerne i testi, “Ashspawn” affronta tematiche di negazione spirituale, occultismo e rinascita simbolica attraverso il caos e la distruzione cosmica, presentandosi come un’opera rituale più che come un disco legato ad un unico concept narrativo. E questo filo narratore è perfettamente coerente con il songwriting sopra citato. Tutto torna.
“Ashspawn” si colloca quindi su un livello qualitativo medio all’interno della discografia della band e nella panoramica conosciuta del black contemporaneo, senza sfigurare, ma nemmeno emergere in modo netto. È un lavoro che non sorprende, ma che riesce comunque a trasmettere una sensazione precisa e coerente, mantenendo una dignità artistica sia nel contesto della storia degli Enthroned sia nel confronto con la scena black metal da sempre in costante evoluzione. Un disco discreto, cupo e disturbante quanto basta, destinato soprattutto a chi cerca atmosfere malsane più che rivelazioni creative.

