Recensione: Aberrations
Gli Xorsist arrivano al terzo capitolo discografico in appena cinque anni, confermando in maniera piuttosto evidente la volontà di fare sul serio e di approcciare la propria attività con una mentalità sempre più professionale. La band di Stoccolma, forte anche del supporto di una realtà solida come Hammerheart Records, dimostra di voler crescere non solo in termini di visibilità, ma anche di scrittura, suono e personalità.
Rispetto al death metal di purissima matrice svedese che aveva caratterizzato “At the Somber Steps to Serenity”, il nuovo lavoro segna un passo avanti importante. I quattro di buone speranze non rinnegano certo le proprie radici, ma spingono il sound verso una dimensione più feroce, compatta e, per certi versi, moderna, senza rinunciare a qualche apertura melodica piazzata con intelligenza qua e là. In alcuni passaggi si percepisce chiaramente un certo richiamo al Göteborg style, ma senza che la band perda la propria identità o si limiti a seguire coordinate già note.
Uno degli aspetti più interessanti del disco è proprio la varietà. Non siamo davanti a un lavoro che procede in maniera piatta o prevedibile, ma a un album che alterna soluzioni diverse, tutte però inserite con coerenza. C’è il death metal svedese nella sua forma più ruvida, ci sono momenti di melodic death, ci sono passaggi di significativa pesantezza, supportati anche da suoni più corposi e maturi e ci sono un paio d’inserti acustici che funzionano molto bene come intermezzi e come respiro all’interno della scaletta. Anche le parti soliste evidenziano una crescita notevole. Non sono semplici orpelli di stile, ma momenti in cui emerge un bagaglio tecnico sempre più solido, tipico di musicisti che gli strumenti li sanno suonare davvero e che, cosa ancora più importante, stanno imparando a mettere questa abilità al servizio delle canzoni. In questo senso l’ingresso del nuovo arrivato Pavel Lindegren sembra rappresentare un investimento preciso sul futuro della band. E considerando che il suo arrivo abbassa ulteriormente l’età media del gruppo, portandola a poco più di ventidue anni, viene davvero da pensare che gli Xorsist abbiano davanti a sé margini di crescita enormi.
Il songwriting, come anticipato, è uno dei punti forti dell’album. L’opener parte subito bella piazzata e sparata, mettendo in chiaro le intenzioni della band senza troppi giri di parole. “Souls to Mourn” è invece un vero macigno sui denti, reso ancora più devastante dall’alternanza vocale e dall’apporto di un secondo cantante dotato di un growl profondo e brutale. Le parentesi acustiche di “Draped in Sorrow’s Cloth…” e “…and Aged in Embers” funzionano perfettamente come intermezzi, evitando l’effetto riempitivo e contribuendo anzi a dare profondità e atmosfera al disco. Con “Of Where I Reside” riaffiora in maniera più marcata un certo spirito alla Entombed, mentre la conclusiva “Memorial Cries” chiude il lavoro con un passo monolitico, pregno di tristezza, disperazione e pesantezza emotiva.
Il risultato è un disco che dà l’impressione di essere stato pensato, costruito e rifinito con una consapevolezza nuova. I Nostri fanno il salto che ci si aspetta da una band giovane ma ambiziosa, intenzionata a trasformare la propria passione in qualcosa di più strutturato. Ci sono idee, ci sono azzardi, c’è una scrittura varia e soprattutto non ci sono filler. Anche la durata contenuta gioca a favore dell’album: pochi fronzoli, tanti fatti.
In definitiva, questo nuovo lavoro rappresenta probabilmente la loro conferma definitiva, proiettandoli con forza nel panorama death metal internazionale. Ma, forse ancora più importante, offre anche una bella dose di speranza per il futuro di un movimento che da tempo ha bisogno di nuove leve giovani, affamate e con i controcazzi.
