Recensione: Abysmal Decay

Di Daniele D'Adamo - 27 Dicembre 2019 - 0:01
Abysmal Decay
Band: Verthebral
Etichetta:
Genere: Death 
Anno: 2019
Nazione:
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70

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In materia di thrash, black e death metal i paesi sudamericani hanno mostrato e mostrano tutt’ora una notevole tradizione in materia, avendo sfornato act che sono entrati nella Storia del metal (Sepultura su tutti), continuando tuttavia a proporre di continuo nuove band dedite alla parte pi estrema del metal medesimo.

La caratteristica che unisce tutte queste formazioni un’adesione pressoch completa agli stilemi di base di tutti e tre i generi pi su menzionati. Definendo per essi un sound arcaico, primordiale, del tutto scevro da pruriti evoluzionistici e, ancor di pi, da spinte progressiste tese ad avvicinarlo alle moderne sovrastrutture in materia.

Cos lo stile dei paraguaiani Verthebral che, con il neonato “Abysmal Decay”, raggiungono il traguardo del secondo album di una carriera cominciata nel 2013. Gruppo giovane, insomma, che suona musica vecchia. La quale, per questo, non pu che scivolare nel calderone di quello che si definisce universalmente old school death metal. Un genere che quasi inspiegabilmente abbraccia tutto il globo terracqueo, poich gli epigoni del death metal vecchia scuola sono davvero numerosissimi, sparsi un po’ ovunque – in special modo negli States – ma senza che ci sia una chiara motivazione alla base se non un istintivo desiderio tenere in vita, dall’oblio delle nebbie del tempo, un movimento che ha costituito un tassello importantissimo nella scacchiera del metallo oltranzista.

Quindi chiaro che i Verthebral, con “Abysmal Decay”, non intendono certamente assurgere ai massimi livelli di notoriet della scena globale. A loro non interessa. Interessa solo suonare death metal. Utilizzando, per la sua elaborazione, sonorit che tendono a riportare chi ascolta indietro nel tempo sino a piombare nella seconda met degli anni ottanta. Quando, cio, le frange (musicalmente) pi violente si sono distaccate con decisione dal filone del classico heavy metal la Iron Maiden per confluire in un calderone infernale, ribollente di lava, sangue, ossa, membra e corpi in decomposizione.

Rispetto alla media del genere, i Verthebral, pur apparendo di primo acchito (volutamente) rozzi e involuti, non se la cavano poi male. Se il tono stentoreo e roco di Christian Rojas dice poco o niente, occorre riconoscere il giusto onore ai due chitarristi Daniel Larroza e Alberto Flores, capaci di elevare l’asticella della qualit del gruppo grazie a un riffing per nulla scontato n tantomeno scolastico. I due axe-man, difatti, cercano continuamente nuove soluzioni al solito trantrn di riff triti e ritriti. La fase ritmica difatti possente, massiccia, intessuta da riff piuttosto elaborati figli di un approccio alla cui base c’ sostanza, tecnica e inventiva. Anche i taglienti assoli svolgono appieno il loro ruolo chirurgico, ricordando per analogia folli serial killer intenti a fare a fette le loro vittime. Ottimo il drumming che scaturisce dagli arti di Denis Viveros, vario e sciolto, dinamico e potente anche quando si alzano i BPM, soprattutto in occasione delle rare occasioni ove viene sfondata la barriera dei blast-beats.

Nell’insieme, insomma, uno stile gi definito a monte ma che i Nostri interpretano a modo loro, cercando di infilarci qualcosa di proprio onde evitare di essere la classica goccia nell’oceano. chiaro che “Abysmal Decay” non un full-length che lascer una traccia indelebile ai posteri. Tuttavia, anche l’insieme compatto delle canzoni, ben definite e dotate di un certa personalit, fa s che l’obiettivo minimo sia stato raggiunto: la realizzazione di un’opera che, seppur non in modo esplosiva, mostra una certa dose di personalit.

Per i fan della vecchia scuola death metal ma non solo.

Daniele “dani66” D’Adamo

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