Recensione: After

Di Angelo D'Acunto - 1 Febbraio 2010 - 0:00
After
Band: Ihsahn
Etichetta:
Genere:
Anno: 2010
Nazione:
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90

Quando si parla di doti artistiche al di sopra della media, è quasi inevitabile fare riferimento anche ad Ihsahn. Artista che ha dato il grosso del suo contributo alla musica soprattutto con gli Emperor, e che continua comunque a fare del bene anche con una carriera solista intrapresa nel 2006 con la pubblicazione dell’ottimo The Adversary, figlio (inevitabilmente) del controverso Prometheus, seguito poi due anni più tardi dal comunque buono angL. Album, quest’ultimo, che, onestamente, non aggiungeva nulla di nuovo a quanto già fatto con il precedente, ma che comunque riusciva a rimanere su livelli decisamente alti grazie alle già citate capacità compositive del musicista norvegese.

Chi con questo terzo capitolo si aspettava il giusto prosieguo di angL, avrà sicuramente modo di stupirsi, questo è certo. Fosse stato tutto secondo le previsioni più ovvie, Ihsahn si sarebbe sicuramente ritrovato chiuso in un angolino, riuscendo comunque a salvarsi con un disco sempre e comunque su livelli che tanti altri musicisti al giorno d’oggi si sognano di raggiungere. E invece no, After rappresenta un punto di svolta per la carriera solista dell’artista norvegese. Nulla di così radicale, sia chiaro, il trademark che ha da sempre contraddistinto le produzioni dell’ex-Emperor rimane ancora una volta riconoscibile, mentre d’altra parte il sound devia verso territori ancora più progressive (come già si era visto in parte su angL), con anche una maggiore attenzione verso il lato più atmosferico della musica. Composizioni in parte nettamente più elaborate quindi, condite dall’uso maggiore della voce pulita e impreziosite ancor di più dalla presenza del sassofono, suonato da Jorgen Munkeby (già in forza agli Shining norvegesi), e che risulta essere a tutti gli effetti il vero e proprio valore aggiunto di After.
Se l’opener The Barren Lands si basa essenzialmente su coordinate stilistiche già note, con lo screaming acido di Ihsahn sorretto da una base ritmica piuttosto solida, dove spicca l’uso delle chitarre ad otto corde, la successiva A Grave Inversed si mette subito in primo piano per la complessità delle sue partiture, dove a tenere in piedi le composizioni è l’ottimo lavoro della coppia Norberg/Mickelson (il cuore della sezione ritmica degli Spiral Architect), più la ciliegina sulla torta rappresentata dal sassofono di Munkeby, in questo caso meno elegante del previsto e votato maggiormente a parti quasi schizofreniche. Il lato più raffinato e introspettivo prende invece il sopravvento già con la successiva title-track, brano caratterizzato da atmosfere più eleganti e malinconiche, messe ancor più in risalto dalla voce calda e avvolgente di Ihsahn. Atmosfere quasi magiche e surreali che ritroveremo anche in Austere ed Undercurrent, tracce impreziosite ancor di più dall’uso delle chitarre acustiche e dal suono del sax a tratti elegante, raffinato e che non risulta essere mai fuori luogo. Più dirette invece Frozen Lakes On Mars ed Heavens Black Sea, sia nelle ritmiche nevrotiche, sia nelle nelle parti vocali in scream che cedono il posto, successivamente, ad un refrain tanto melodico, quanto semplice e facile da memorizzare nell’immediato. Chiusura invece affidata alla lunga On The Shores caratterizzata dalle atmosfere calme e rilassate della parte iniziale che lasciano poi spazio ad un finale più rabbioso e diretto; traccia che rappresenta forse uno dei punti più alti raggiunti all’interno del disco, con tutti i musicisti coinvolti (coadiuvati ovviamente dal sax di Jorgen) capaci di offrire il più classico esempio di composizione d’alta scuola.

Insomma, un disco che, in parte, conferma le aspettative, mentre dall’altra è capace anche di sorprendere. Questo terzo lavoro si pone sicuramente a metà strada fra il passato e il futuro di Ihsahn, rappresentando anche il punto più alto raggiunto con le produzioni da solista. Viste le premesse, siamo sicuri che prossimamente continueremo a vederne (e sentirne) delle belle. Per adesso godiamoci tranquillamente After, album che non deluderà chi ha da sempre apprezzato le composizioni dell’ex-Emperor e che, a conti fatti, rappresenta una delle uscite più interessanti di questo 2010.

Angelo ‘KK’ D’Acunto

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Tracklist:

01 The Barren Lands
02 A Grave Inversed
03 After
04 Frozen Lakes On Mars
05 Undercurrent
06 Austere
07 Heavens Black Sea
08 On The Shores

Line Up:

Ihsahn: vocals, guitars, keyboards
Lars Koppang Norberg: bass
Asgeir Mickelson: drums
Jorgen Munkeby: saxophone

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