Recensione: Worlds Apart

Di Luca Montini - 18 Marzo 2020 - 0:00
Worlds Apart
Genere: Power 
Anno:2020
Nazione:
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75

Debutta su Frontiers Records il nuovo progetto a due voci Allen/Olzon, sodalizio che segue la scia dei ben noti Allen/Lande, sempre ad opera dell’istrionico songwriter, chitarrista e polistrumentista svedese Magnus Karllson (ex-Primal Fear, Magnus Karlsson’s Free Fall). Tocca stavolta alla ex-Nightwish Anette Olzon affiancare al microfono Russell Allen dei Symphony X. Chiude la lineup lo svedese Anders Köllerfor dietro le pelli. Pur manifestando i limiti che accompagnano questi progetti “costruiti in studio” e registrati in casa o in piccoli studi di registrazione per poi essere missati altrove (i due cantanti non si sono di fatto incontrati), nei quali spesso la volontà del compositore e mastermind limita la spontaneità del prodotto finale, con “Worlds Apart” ci troviamo di fronte ad un lavoro di pregiatissima fattura, che valorizza nella giusta maniera un genere tra power, symphonic ed heavy radiofonico, impreziosito da solos di chitarra ad alto coefficiente tecnico del maestro svedese.

Sin dai primi ascolti di “Worlds Apart” emerge l’intenzione del songwriter di realizzare un lavoro a tutto tondo, capace di lasciar esprimere le voci dei due protagonisti senza inventarsi improbabili armonizzazioni e senza spingere troppo sul versante sinfonico per emulare lo stile di Tuomas Holopainen dei Nightwish per fare fanservice. Il risultato è un metal melodico estremamente piacevole, realizzato con i giusti ingredienti e che riesce a dar sfogo al lecito desiderio di protagonismo dei due attori principali sulla scena.


 

I brani si alternano senza soluzione di continuità, con un minutaggio molto bilanciato, mescolando le carte tra duetti alternati a pezzi ad una sola voce. Con grinta e tecnica Allen si prende subito la scena nell’opener “Never Die”, pezzo granitico su base sinfonica che si irrobustisce grazie all’ottimo guitar work di Karlsson. La Olzon entra nella successiva “Worlds Apart”, titletrack che è anche il primo duetto del platter, emblema di due mondi paralleli che qui si incontrano, come illustrato nel coloratissimo artwork. Tocca poi alla Olzon procedere in solitaria in “I’ll Never Leave You”, con un ritornello immediato sul blast beat della batteria di Köllerfor. Molto arioso il duetto di “What if I Live”, che mostra il lato più radiofonico del duo, alla quale segue l’heavy della più ruvida “Lost Soul” con il cantante americano sugli scudi.
Molto riuscita anche “No Sign of Life”, con un ritornello su tonalità altissime, così come “Cold Inside” che costituisce l’ennesima prova dell’indubbio valore di una cantante spesso sottovalutata, un po’ schiacciata durante la sua esperienza nei Nightwish dall’ingombrante presenza/assenza di una ex come Tarja e di un mostro sacro come Floor Jansen che l’ha poi sostituita. Il lavoro procede su questi binari senza perdere colpi, arricchito di solos iper-tecnici sempre puntuali e mai autoreferenziali, capaci di connettersi senza strappi al tessuto melodico del pezzo, fino all’ultimo duetto di “Who’s Gonna Stop Me Now”, ancora con un refrain tipicamente AOR.

 

Pur non rappresentando nulla di particolarmente innovativo, “Worlds Apart” è un disco di metal melodico davvero gradevole ed ispirato, forte di un songwriting convincente e di una notevole performance sinergica dei tre protagonisti del platter: le voci di Russell Allen ed Anette Olzon e la chitarra irrefrenabile di Magnus Karllson. Ascolto davvero obbligato in questi giorni di quarantena per tutti gli appassionati di metal melodico, alla ricerca di mondi così vicini ma anche così lontani da esplorare.

Luca “Montsteen” Montini

 

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