Recensione: Angels In Black

Di Enzo - 11 Dicembre 2006 - 0:00
Angels In Black
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Anno:2006
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85

Gli Angels In Black sono una band proveniente da Genova e, sebbene siano al loro primo lavoro su disco, i membri del gruppo in questione non sono certo gli ultimi ragazzini di turno arrivati. Questi sono musicisti maturi che sanno fare eccellentemente il proprio lavoro e questo demotape, seppur breve, ne è una lampante e completa dimostrazione. Il lavoro che piace tanto fare agli Angels In Black è suonare puro e semplice Heavy Metal, mestiere difficile da svolgere oggigiorno ma che riesce loro particolarmente bene. Infatti questo demotape è un concentrato di intransigente hard’n heavy music che fa dell’immediatezza e della qualità del songwriting la propria arma vincente.
La prima nota positiva che salta subito all’orecchio è l’ottima produzione presente nelle tre canzoni del disco e che risulta davvero professionale e pulita, cosa più unica che rara quando il sottoscritto ha a che fare con demo di varia natura. Il disco è inaugurato dalla roventissima Burning The Sunset, eccellente brano inizialmente accompagnato da una malinconica introduzione che cede ben presto il passo all’ondata di killer riff e serrate ritmiche che caratterizzano questo componimento portato in auge dagli spettacolari refrain (quasi di lontane memorie marcate Dokken). Ancora puro Heavy Metal nei ritmi della più meditata Close Your Eyes, dove a sovrastare è la particolare e molto bella prestazione del singer Fabio Marmotti accompagnata dalla diligente guitar art di Raffaele Andrea. In questo componimento il gruppo mette anche in mostra le proprie ottime doti tecniche (che denotano una certa esperienza alle spalle). Gli Angels In Black si spostano su coordinate più veloci ed aggressive con la conclusiva nonchè Us Hard’n’heavy masterpiece Top of The World (che titolo ragazzi!) dove la band si destreggia attraverso spettacolari refrain che sembrano provenire direttamente da quei fantastici anni 80 sfornando così un componimento assolutamente impeccabile.
In conclusione la sorpresa di ascoltare musica di questa caratura è stata assolutamente tanto piacevole quanto inaspettata. Se i quattro ragazzi di Genova riusciranno a puntare su una produzione leggerissimamente meno moderna ed un pò più “80′ US Metal/Class oriented” allora sono sicuro, senza esagerazioni di sorta, che potremo vantare un nuovo capolavoro musicale da aggiungere alla nostra collezione.
Vincenzo Ferrara.

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