Recensione: Art of Chaos

Di Manuel Gregorin - 8 Giugno 2026 - 11:00
Art of Chaos
Band: Crashdïet
Etichetta:
Genere: Hard Rock 
Anno: 2026
Nazione:
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77

Certo che parlare di una nuova uscita dei Crashdïet senza far riferimento alla girandola di cantanti che si sono alternati dietro al microfono della formazione svedese appare abbastanza difficile. Siamo arrivati a ben cinque vocalist distribuiti su sette album! Non male se si cerca di battere un qualche record, ma diventa problematico invece quando si vorrebbe avere una stabilità ma si è spesso costretti a cercare la persona giusta per un ruolo così importante.
Un walzer di nomi iniziato nel peggiore dei modi con il suicidio del primo vocalist e leader, Dave Lepard, proprio mentre la band stava muovendo i suoi primi e decisivi passi. Per la difficile ripartenza ci si è così affidati al finlandese H. Olliver Twisted, affettuosamente soprannominato da alcuni fan Olly Salta Mutanda per quel suo piglio da insegnante di aerobica. Probabilmente un elemento più adatto al microfono dei Reckless Love, la sua attuale band, ma resta comunque molto apprezzato il suo lavoro su “The Unattractive Revolution”. Successivamente arrivò Simon Cruz, che con la sua attitudine selvaggia e l’atteggiamento spavaldo pareva essere la persona giusta per i Crashdïet. Tutto bene finchè un bel giorno anche Cruz decide di piantare in asso i compagni nel bel mezzo di un tour per sparire dalla scena musicale. Ora ha sostituito la sua vistosa cresta con una folta barba e pare che preferisca passare le giornate fra giri in moto e battute di pesca nel lago sotto casa. La scelta del sostituto cade così su Gabriel Keyes, che con il suo aspetto da bravo ragazzo della porta accanto sembrava capitato nelle sessioni fotografiche della band per puro caso. Il tempo di una manciata di anni e due buoni album e lascia anche lui per dedicarsi ad altre attività.
Nonostante i numerosi cambi, i Crashdïet sono comunque sempre stati capaci di trovare dei validi elementi, anche se solo per un tempo limitato, riuscendo così, a trasformare l’instabilità dietro al microfono in un’opportunità per realizzare lavori in qualche modo diversificati tra loro.
Nel 2024 inizia così l’era di John Elliot, cantante già attivo con gli svedesi Confess. Un nome quello di Elliot che i fan hanno già avuto modo di conoscere durante i recenti tour dei ‘Dïet, occasione in cui il nuovo vocalist si è dimostrato fin da subito all’altezza del compito assegnatogli.
Dopo le prove convincenti sul palco, arriva ora il test dell’album in studio, con il nuovo lavoro “Art of Chaos”, edito dalla Ninetone Records e disponibile dal 8 maggio 2026.
L’arrivo di Elliot, dietro al microfono non è la sola novità della line-up, la quale risulta completamente rivoluzionata rispetto al precedente lavoro “Automaton” lasciando il solo chitarrista Martin Sweet come unico membro originario. Fuori così, anche Eric Young e Peter London per lasciare posto ad una nuova sezione ritmica con il batterista Michael Sweet, arrivato assieme ad Elliot, ed il bassista Chris Young, già attivo con Lipz e Midnight Danger.
Un curioso intreccio di nomi fra nuovi e vecchi membri della band con i due Sweet che sono effettivamente fratelli (ma specifichiamo neanche lontanamente parenti con i fondatori degli Stryper) ed i due Young che invece sono solamente omonimi.
“Le dieci tracce più sleaze che abbiamo scritto da anni a questa parte”. Con queste parole la band anticipava, nei mesi scorsi l’uscita del nuovo album. “Art of Chaos” infatti segna un ritorno a certe sonorità ruvide e sporche degli esordi, rispetto alla produzione più pattinata degli album recenti. Una circostanza probabilmente dettata dall’arrivo di Elliot dietro al microfono, il quale risulta effettivamente dotato di una voce più graffiante rispetto a quella pulita all’ex vocalist Gabriel Keyes.
Il disco parte subito in quarta con l’adrenalina di “Satizfaction” e “Chaos Magnetic”, due pezzi già noti a dir la verità, essendo già usciti nei mesi scorsi come singoli apripista. Non sfigurano comunque neanche le altre tracce, come “Can Of Worms”, un hard rock diretto con ritornello suadente o la vivace “Killing It Now”.
I Crashdïet non vanno tanto per il sottile, e quando decidono di voler fare baccano, alzano i volumi e dimostrano di saper darci dentro con gli strumenti. L’elettricità scorre a fiumi, spinta da una sezione ritmica ben sincronizzata che prepara il terreno da caccia ideale per la voce e la chitarra. La tensione resta alta anche con “Get Out”, pezzo arrogante che esplode in un ritornello sguaiato.
Non solo energia, comunque: i Crashdïet dimostrano di sapersela cavare bene anche con gli episodi più rilassati, come “Silent Place”, dove la formazione svedese mette al centro melodie orecchiabili a sfondo introspettivo. “Loveblind” è invece un interessante ballata da strada, che parte con un arpeggio che seduce e cresce in modo avvincente, per poi adagiarsi su un ritornello un po’ prevedibile. Peccato, perché il pezzo era partito veramente con la giusta marcia.
Si muove decisamente su altre coordinate “Sick Enough For Me”, uno scanzonato punk/rock alla Hanoi Rocks dove i ‘Dïet mettono in campo il loro lato più festaiolo. Restiamo in ambito party song anche con la ritmata “Quitter”, che con la sua carica si piazza tra gli episodi più riusciti dell’album.
Degna di nota, infine, anche “Edge Of A Knife”, un hard rock affiliato con armonie rabbiose a forte carica emotiva.
“Art of Chaos” ci presenta una band tutta d’un pezzo, solida e dall’energia esplosiva. Se proprio vogliamo muovere qualche appunto, pur piazzandosi su buoni livelli, il disco manca un po’ di quella genialità che in passato ha più volte posizionato il nome dei Crashdïet sopra la media. Il motivo potrebbe risiedere nel cambio di ben tre membri su quattro. Se dal vivo la nuova formazione ha già dimostrato affiatamento ed efficacia, forse in studio l’amalgama deve ancora essere completata. Senza contare, inoltre, che a poche settimane da “Art of Chaos”, il frontman John Elliott ha pubblicato anche il nuovo disco con i Confess, il suo secondo progetto. Un doppio impegno per lui che potrebbe aver leggermente influito su alcune sfumature. Tutti dettagli che alla fine non intaccano più di tanto il risultato finale, che rimane comunque soddisfacente.
Quindi un ritorno molto gradito, quello dei Crashdïet, che con queste dieci tracce bollenti vanno a realizzare un prodotto energico e sfacciato che non avrà difficoltà ad essere apprezzato dai fan.

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