Recensione: Ashes Of Destiny
I Tales Of Destiny sono un gruppo canadese, originario del Quebec, operativo addirittura dal lontano 1995, ma con all’attivo solamente un debut album nel 2013 (“Reign Of The Eclipse”) e questo secondo full-length “Ashes Of Destiny”, autoprodotto a fine settembre 2025. Il disco, dotato di piacevole artwork, è composto da 11 pezzi per una durata totale di circa 49 minuti. Parliamoci chiaro, se tutti i brani fossero al livello dei primi due, “Lost Cries” e “Children Of Darkness”, staremmo a parlare di una bomba, un disco con tutte le carte in regola per finire tra i migliori in assoluto usciti nello scorso anno; purtroppo non è così, anche se fortunatamente quelle due non resteranno le uniche tracce di qualità superiore. La tracklist, infatti, è alquanto ondivaga, con brani di livello eccelso accanto ad altri leggermente banali o che semplicemente non sembrano del tutto convincenti e ficcanti.
Parlavamo delle prime due tracce, già la terza “Rescued By An Angel”, ad esempio, pur essendo musicalmente ben strutturata, non sembra convincente per una prestazione canora del singer Bruno Pouliot non proprio esemplare, tanto da sembrare quasi sforzata, soprattutto negli acuti. Ecco, se a livello strumentale i canadesi sono ottimi musicisti, altrettanto non si può dire del loro vocalist che non risulta particolarmente brillante e potente, qualità che invece nel power metal sono pressoché obbligatorie, finendo per rivelarsi il classico tallone d’Achille del gruppo. Se proprio dovessi fare un paragone per il singer, direi che potrebbe ricordare una specie di Bobby “Blitz” Ellsworth (10 minuti di vergogna per chi non conosce questo mostro sacro del thrash!) più fiacco e meno incisivo, tipologia di cantante che non è proprio adatta al power metal. Echi dei Testament li troviamo nelle chitarre di “Flame Of Victory”, canzone che comunque col thrash non ha niente a che fare, ma che si rivela una traccia power cadenzata (alquanto banale, per essere onesti) in cui il batterista Simon Vaillancourt non esagera con la doppia-cassa. Un buon lavoro del bassista Luc Coulombe contraddistingue l’attacco di “Wild Dream”, canzone in cui la voce isterica ed acida del cantante sembra un po’ esagerata. Richiami agli Iron Maiden, invece, li troviamo in “The Fight For Life”, traccia che inizia in maniera alquanto moderata, per poi esplodere dopo il primo minuto grazie ad un sapiente uso della doppia-cassa da parte del batterista; il lavoro eccellente dei due chitarristi ed un coro orecchiabile, rendono questo brano al livello dei primi due. La successiva “For My King” si lascia ascoltare gradevolmente ed è anche stata scelta per la realizzazione di un video simpatico ed alquanto dissacrante (palese presa in giro della passione per l’epoca medievale, cavalieri e dragoni vari, così diffusa nel power metal).
Il disco proseguirà fino alla fine, tra alti (“Feel The Nightmare” e soprattutto la conclusiva “Night Shadow”) e bassi (“Demon Tears” e “Silence” che si salva solo nella seconda metà, quando il ritmo accelera), risultando convincente solo in parte, ma comunque piacevole da ascoltare nella sua interezza, soprattutto se teniamo in considerazione l’ottima sezione strumentale. Molto probabilmente con un cantante più adatto al power metal questo “Ashes Of Destiny” avrebbe avuto un esito molto più lusinghiero; non conosco le dinamiche interne ai Tales Of Destiny, ma forse sarebbe il caso di pensare ad un vocalist differente per il futuro. Ed ora speriamo solo di non dover attendere altri 12 anni per un nuovo album…
