Recensione: Blow My Fuse (Reissue)

Di Eric Nicodemo - 30 Gennaio 2015 - 8:00
Blow My Fuse
Band: Kix
Etichetta:
Genere: Hard Rock 
Anno: 2014
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
90

Rockers, dentro e fuori, senza fronzoli né finezze, i Kix, hanno saputo prendersi buone soddisfazioni, come testimonia “Blow My Fuse” (1988), alla faccia di glamsters più blasonati e “millantatori” (Motley Crue, Poison e Ratt su tutti).

Dopotutto, i Nostri possono essere considerati a buon diritto fra i primi movers della scena glam metal: già attivi dal 1977, danno alle stampe l’esordio omonimo nel 1981, lo stesso anno in cui esce un capitolo antesignano per il movimento, “Too Fast For Love”.

D’altronde, non è una casualità se la produzione di “Blow My Fuse” venne affidata a Tom Werman, che aveva lavorato proprio per i Motley Crue (senza dimenticare collaborazioni con Cheap Trick e Ted Nugent).

E non fu nemmeno tanto casuale il luogo delle registrazioni, che coincise con i Conway Studios di Los Angeles, mecca per il rock tutto “lustrini e testosterone” di quegli anni.

Destinazione obbligatoria per un gruppo di tal fatta, di cui “Blow My Fuse” è pamphlet, contraddistinto da un’efficace minimalismo, nei contenuti e nei toni. Un minimalismo compositivo che per il genere non è mai stato un vero difetto ma è l’ingrediente per ottenere quel riff, quel refrain che ha portato al successo band ben più note.

E su questa semplice idea si poggia tutto il rumoroso e sfacciato carrozzone hard glam allestito dalla tracklist: “Red Lite, Green Lite, TNT” è una vera e propria ammissione di colpa per la band, che senza remore manda a quel paese ogni finezza chitarristica per inseguire il suo obiettivo con un riff spericolato, voce spavalda e groove incessante.

Il credo Kix continua più forte che mai nella programmatica “Get It While It’s Hot”, che riassume i proponimenti semplici e viscerali di questo combo. Ed è altrettanto diretto il messaggio del testo, che lascia poco spazio a fraintendimenti di sorta. Più che Motley Crue, qui ci troviamo davanti ad un omaggio all’hard rock più disinibito, capace di catturarti e simulare una droga sonora semplicissima da assimilare quando il frontman inneggia il motto della band.

Secondo quest’ottica, prende alla sprovvista l’incipit evocativo di “No Ring Around Rosie”, ma quando i nostri ragazzacci si avvicinano maliziosi (e pericolosi) la magia è già svanita e il coro diventa un vortice swing potente come un tornado dell’Arizona. L’armonica vibra dando alla canzone quel fascino caldo e sudato che distingue i Kix dai contendenti, quasi volesse preservare la memoria blues e country del proprio paese.

Un album anni ’80, ovviamente, non può che esigere la smash hit ballad che prende il nome di “Don’t Close Your Eyes”, undicesimo posto nella classifica statunitense ed ideale apripista di futuri successi (Use Your Illusion I). E mentre Steve canta il suo grido disperato si dischiudono orizzonti malinconici che vibrano di forti emozioni.

Il party vietato riapre e la bomba sleaze viene sganciata dalla provocante “She Dropped Me The Bomb”, innescando una detonazione dove le schegge della voce di Steve rimbalzano e l’energia di Younkins/Forsythe colpisce l’ascoltatore in un delirio di ritmo indiavolato.

Tutto finito? Non azzardatevi nemmeno a pensarlo perché i Kix devono giocare la loro mano migliore e “Cold Blood” è sangue bollente per l’hard rock ed entusiasmo contagioso per il coro dalla melodia virale. Dopotutto, è nient’altro che è un mood irresistibile, difficile da scrollarsi, creato per dissuadere i più apatici e riscaldare il nostro cuore.

Ancora cori da sunset strip in “Piece Of The Pie”, riscaldata da lascivi e solari backing vocals, capaci di farci vivere quell’estate indimenticabile nella giungla lussureggiante degli anni ottanta. Una canzone che rivela la volontà indomita dei Nostri di prendersi la propria fetta nel business innescato dal glam metal, che stava vivendo il suo periodo di massimo splendore in quegli anni.

L’armonica è ancora l’interlocutrice prediletta tra blues e rock in “Boomerang”, arma affilata sulle classiche scorribande care al vecchio hard’n’roll, tra il marchio roco del singer e i rimbalzi selvaggi del guitar play.

Ogni grande festa necessita di un gran finale, qui ben rappresentato da “Blow My Fuse”. I raggi solari del sunset strip si trasformano in scariche elettriche di riff ruvidi e primordiali. Su questo altare il refrain genera megaton di energia senza limiti (non a caso, i Kix si chiamavano in origine Generators).

Blow My Fuse” rilancia e chiude la sfida galoppando sulle note di “Dirty Boys”. Le chitarre mordono e scalciano in una lunga corsa in moto mentre la performance stridente e sguaiata di Whiteman non conosce sosta, materializzando immagini da rock star movie.

Blow My Fuse” segna simbolicamente la fine di un’epoca irripetibile. Irripetibile quanto l’alchimia che sta alla base del successo di questo album, fatto di determinazione, ispirazione ed una buona dose di sogni.

 

Eric Nicodemo

 

 

Ultimi album di Kix

Band: Kix
Genere: Hard Rock 
Anno: 2014
90
Band: Kix
Genere:
Anno: 2014
74
Band: Kix
Genere:
Anno: 2012
74
Band: Kix
Genere:
Anno: 1985
80