Recensione: Bridge 2 Far

Di Luca Corsi - 11 Maggio 2011 - 0:00
Bridge 2 Far
Band: Bridge 2 Far
Etichetta:
Genere:
Anno: 1989
Nazione:
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90

Eleganza, stile, classe, melodia allo stato puro.
 
Questa è sempre stata la formula chimica/musicale per ogni masterpiece dell’Adult Oriented Rock degno di essere chiamato con questo nome. Una pozione non certamente facile da realizzare, in quanto non si può certo riprodurre in un comune laboratorio scientifico, tantomeno per quante volte si desideri. Sono bensì necessari continui esperimenti, prove, tentativi, molti dei quali, purtroppo, non vengono spesso presi in considerazione da chi dovrebbe, nonostante si siano rivelati sorprendenti, per non dire, addirittura, miracolosi.
 
L’omonimo ed unico disco degli americani Bridge 2 Far è proprio uno di quegli esperimenti magistralmente riusciti, ma che con tutta probabilità non è stato considerato – forse per la gran quantità di pubblicazioni del periodo, forse per la scarsa pubblicità – dalla critica come una di quelle scoperte in grado di cambiare o perlomeno di scuotere l’esistenza di ogni melodic rock fan che si rispetti per quanto lo avrebbe meritato. Un “madornale errore”, oserebbe commentare il detective Jack Slater, protagonista di un noto film d’azione degli anni ’90. Citazione cinematografica pienamente condivisibile, soprattutto se corroborata poi dalla parole di un mostro sacro del rock mondiale come Steve Lukather, il quale, si dice abbia da sempre descritto il suddetto lavoro come uno dei più sottovalutati della storia del genere.
Parole forse suggerite dalla sua preziosa collaborazione all’album, in compagnia, tra l’altro, dell’amico David Paich?
Per quanto Mr. Lukather possa essere accusato di presunzione o ipocrisia, non è sicuramente questo il caso che potrebbe condannarlo per crimini morali o falsa testimonianza.
Tutt’altro, infatti, l’assoluzione del famoso e brillante chitarrista dei Toto è favorita dalla presenza di nove prove dall’importanza decisiva per la dichiarazione della sua non colpevolezza. Nove tracce – fortunatamente una volta si preferiva badare alla qualità, più che alla quantità – capaci di colpire il bersaglio, facendo irrimediabilmente centro. Al primo colpo per giunta.

Il sopraffino Westcoast AOR proposto dal duo Mark Williamson (voce, chitarra, basso, tastiere) e John Robinson (basso, batteria, tastiere) ammalia nell’immediato per la sua freschezza compositiva e la gradevole sensazione di tranquillità che trasmette, tipica di quei tramonti ariosi, vissuti e goduti in riva alle spiagge statunitensi. “Heaven On Earth”, “Say You Will” e “Straight To The Heart” (con un provocante inizio dal retrogusto a base di tastiere orientaleggianti) evocano visioni paradisiache degne delle migliori fiabe fanciullesche, dove il ruolo della bella principessa dal cuore d’oro appartiene indiscutibilmente alla meravigliosa “I Must Be Blind”, sicuramente il brano che, nel limite del possibile, ha avuto maggior fortuna nel corso del tempo (riproposto e rivisitato poi anche da Michele Luppi nell’omonimo lavoro dei Los Angeles quasi due decenni dopo).
“Caught Inside Your Heart” e “Hold You Tonight” (con la partecipazione di Michael Landau alla chitarra), è un’accoppiata da prendere con le molle per i deboli di cuore, soprattutto se sono le emozioni più romantiche e sdolcinate a provocare qualche inatteso nonché indesiderato problemino.
Se invece sono gli sbalzi di temperatura a preoccupare, è preferibile stare alla larga dal trittico “Anyone Out There” “We Got A Way” “This Is Killing Me” (è proprio qui che ruggisce con furore la sei corde di Lukather), espressione del lato più “hard ‘n’ roll” dell’intera opera.
 
Famoso o sconosciuto ai più, di successo globale o sottovalutato da molti che sia, l’omonimo Bridge 2 Far, quindi, non può che essere annoverato tra i classici “mancati” del settore melodico. Prosecutore di un sound ancora più pop-oriented rispetto a quello dei grandi mostri sacri del genere (Journey, Survivor, Toto, Foreigner), questo lavoro del 1989 è da considerare una delle migliori espressioni Westcoast-AOR della storia, in dolce compagnia di nomi altisonanti del calibro di Airplay, Dakota, Chicago e Richard Marx.
 
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Tracklist:

01. Heaven On Earth
02. I Must Be Blind
03. Say You Will
04. Anyone Out There
05. Caught Inside Your Heart
06. We Got A Way
07. Hold You Tonight
08. Straight To The Heart  
09. This Is Killing Me
 
Line Up:

Mark Williamson – Voce / Chitarra / Basso / Tastiere
John Robinson – Batteria / Tastiere / Basso / Percussioni
 
Additional Musicians:

Steve Lukather, Michael Landau, Martin Walsh, Al McKay, Clem Clemson – Chitarra
Neil Stubenhaus, Freddie Washington – Basso
David Paich, Aaron Zigman, Larry Williams, John Van Tongren, Richard Souther, Alan Shacklock – Tastiere
Jerry Hey, Gary E. Grant – Tromba
Daniel Higgins, Kim Hutchcroft – Sassofono
Lance Ellington, Chris Eaton – Cori

 

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