Recensione: Burning Death

Di Manuel Gregorin - 20 Gennaio 2026 - 8:00
Burning Death
Etichetta: Caligari Records
Genere: Death  Thrash 
Anno: 2025
Nazione:
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74

Debutto discografico per i Burning Death, band statunitense artefice di un thrash metal assassino e ferocemente legato alla vecchia scuola. Pur trattandosi di un esordio, i membri del gruppo sono musicalmente attivi da anni e hanno già maturato una solida esperienza in altri progetti.

Da non confondere con l’omonima one-man band brasiliana, questi Burning Death nascono per iniziativa di Ethan Rock e Jerry Garner, entrambi già in forza nella death metal band Act of Impalement, che nel 2021 danno vita al nuovo sodalizio insieme al batterista Gore. Dopo l’ingresso nella scuderia Caligari Records, già casa madre degli Act of Impalement, a inizio dicembre il trio pubblica l’omonimo album di debutto e, in seguito, allarga la line-up a quattro elementi con l’arrivo del bassista JW, così da permettere a Ethan Rock di concentrarsi esclusivamente su voce e chitarra.

La formazione statunitense mette in campo un thrash metal ferocissimo, debitore dei nomi più estremi degli anni ’80. Emergono in particolare le influenze della scuola tedesca, con Kreator e Destruction in prima linea, senza dimenticare i riferimenti ai connazionali Slayer e alle sonorità della scena brasiliana. L’attitudine è volutamente minimale e primitiva, come lascia intendere una copertina spartana, quasi da demo, dettaglio forse curato con minore attenzione rispetto al resto del pacchetto.

Fin dalle prime note di “Genocidal Litany” risultano chiarissime le intenzioni bellicose di Ethan Rock e soci: chitarre a motosega, batteria frenetica e voce ruvida vengono sparate senza pietà fuori dalle casse dello stereo non appena si preme il tasto play. Le citazioni ai grandi storici del genere sono subito evidenti, ma perfettamente calate nel contesto. Dopo essersi messi in luce con gli Act of Impalement, Rock e Garner sembrano voler incanalare una forma diversa di aggressività, dal marcato sapore vintage, confezionando un side project arcigno e maligno che rende un sentito omaggio alle radici più selvagge del thrash.

La massiccia “Death is Salvation” procede come un rullo compressore, mentre “Cold Bite of Steel” deflagra in una bomba sonica intrisa di energia grezza, con il cantato al vetriolo di Rock intervallato da urlacci che richiamano alla memoria gli Slayer. Nel complesso, la proposta dei Burning Death è veloce e spietata e si colloca in quella zona di frontiera che, negli anni ’80, segnava la linea di confine fra il thrash più violento e le prime forme di metal estremo. Ne sono esempi lampanti il thrash/black di “Revel in Violence” e “Severed”, che strizzano apertamente l’occhio al death e includono anche un passaggio in growl, mentre “Vengeance of the Inferno” e “Lusting for Death” colpiscono con la letalità di un morso di cobra, sprigionando un’energia sfrontata e viscerale.

​Il suono del disco, pur sufficientemente pulito, risulta talvolta un po’ piatto, con gli strumenti che tendono ad accavallarsi e il basso che finisce per essere penalizzato nel mix. Nonostante queste sbavature, il risultato complessivo è più che discreto e mette in mostra un taglio brutale, fatto di brani maligni, blast beat forsennati e assoli iperveloci. Tra headbanging, sfuriate mosh e assalti all’arma bianca si arriva così alla conclusiva “Final Sacrament”, traccia ruvida che guarda alla scuola tedesca con evidenti richiami ai primi lavori dei Bathory.

​I Burning Death si presentano quindi con un album micidiale e spietato, che dimostra come il thrash alla vecchia maniera possa ancora suonare sorprendentemente feroce. L’originalità non rientra certo tra le priorità del combo statunitense, ma non è questo il tipo di valore che ci si deve necessariamente aspettare da un’uscita del genere. Senza alcuna pretesa di innovare la materia, i Burning Death riescono a confezionare un lavoro efficace e di forte impatto, capace di centrare in pieno il bersaglio per chi cerca solo attitudine, violenza sonora e sudore.
​Resta da capire se il gruppo vada considerato come un semplice side project o se Ethan Rock e Jerry Garner abbiano in serbo altri capitoli discografici sotto questa sigla. Nel secondo caso, il nome Burning Death è senz’altro da tenere d’occhio, perché potrebbe regalare ancora più di una soddisfazione agli appassionati del thrash più crudo.

https://burningdeath.bandcamp.com/album/burning-death

 

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