
I Bloedmaan (Luna di Sangue in olandese) sono una realtà, in questo caso belga, fecente parte dell'infinita marea di one-man band dedite anima e corpo al black metal. Il mastermind, stavolta, si chiama Ronarg il quale, in occasione di un visione ispiratrice di un castello racchiuso all'interno di una luna rossa, ha fondato i progetto a fine 2022. Da allora, ben tre full-length intervallati da singoli e split, a dimostrazione di una feconda attività compositiva.
L'approccio della band è del tutto ortodosso. Nel senso che l'Universo musicale del Nostro è formato da oggetti che identificano, in maniera univoca, il neoclassicismo del melodic black metal. Senza andare troppo indietro nel tempo, cioè, "Circle of the Moon" – questo il titolo dell'ultimogenito - , fa sua anzitutto l'esperienza maturata da innumerevoli act nell'esplorazione del sottogenere di cui si tratta. Poi, lo modernizza con una struttura sonora al passo coi tempi, evitando di esagerare con melodiose armonie.
Un sottogenere che, obiettivamente, non ha più nulla da dire in termini di innovazione o progressione o evoluzione. Tutto quanto si poteva dire, in termini stilistici, è stato detto. Per cui la responsabilità di dare vita a un'opera comunque appetibile agli integerrimi fan del nero metallo ricade sostanzialmente sul sound e sulle canzoni. Dato per scontato, a priori, che lo stile è già di per sé ben definito in ogni sua parte; mancando quindi di particolare originalità tanto da essere molto difficile da inquadrare quando inserito in mezzo ad altri dischi che professano la medesima dottrina.
Il che è un bene (poco), giacché consente ai Bloedmaan di muoversi su dei binari che attraversano i più vari tipi di terreno in totale sicurezza e tranquillità. Un male (tanto), giacché, come detto, "Circle of the Moon" è un lavoro che non ha, in sé, qualcosa che lo possa distinguere dal prodotto di act che praticano il melodic black metal.
Certo, Ronarg mostra di essere un polistrumentista preparato, sia per quanto l'aspetto tecnico, sia per quello eminentemente artistico; poiché il sound dell'LP è assolutamente perfetto in ordine all'appartenenza del ridetto melodic death metal. Il suo grezzo screaming è in linea con quello dei suoi colleghi. Ideale complemento per sottolineare il mood un po' malinconico del platter. Non si tratta di tristezza o, peggio, di depressione, quanto di un leggero velo di nostalgia che induce in chi ascolta a ragionare sulla propria vita passata. E, in particolare, sulle occasioni perse, su persone e luoghi che non vedranno mai più, su tutto quanto si poteva fare ma che, principalmente per paura, non è stato fatto.
Su questo, pertanto, i Bloedmaan riescono a scuotere le anime, mostrando in definitiva un mood, un umore, tangibile con mano. E questo è un bel punto a favore del disco. Che, in tal modo, lascia una traccia di sé nel cuore di chi ha percorso il viaggio da "On Dragons Wings" a "Transylvanian Tears". Proprio quest'ultima song, unica in cui non compaiano i blast beat, si svela come inaspettata sorpresa del platter. Quella malinconia di cui si diceva prima, qui assume un carattere forte, diventando il leit-motiv di una disperazione tangibile con mano. Disperazione che porta alle lacrime per un malessere interiore che solo il black metal riesce a scovare e a portare a giorno.
"Circle of the Moon" è un'opera tecnicamente senza particolari difetti. Ronarg sa il fatto suo per cui sia lo stile, sia il sound sono praticamente perfetti. Purtuttavia, manca un po' di sostanza a un songwriting sostanzialmente ordinario, privo di brani - a parte la succitata "Transylvanian Tears" - tali da rendere il lavoro capace di inserirsi nella memoria per parecchi giorni.
Peccato: l'innato talento di Ronarg, che fra l'altro si occupa di dipingere a olio le oscure opere d'arte che fanno da copertina alle sue produzioni, meritava qualcosa di più.
Daniele "dani66" D'Adamo