Recensione: Cocktail

Di Roberto Gelmi - 7 Gennaio 2016 - 10:00
Cocktail
Band: Sushi Rain
Etichetta:
Genere: Progressive 
Anno: 2015
Nazione:
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80

Una contraddizione, o forse una dichiarazione di coerenza, il biglietto da visita dei Sushi Rain, band fiorentina nata dalle ceneri della hard rock band Valentine: a fronte di un sound che miscela sapientemente progressive e funk (immaginate di unire Elio e Le Storie Tese a certi King Crimson) abbiamo artwork, layout e testi spiazzanti, ironici, e con una predilezione per certo realismo ?sporco?.
In copertina vediamo un negozio manzoniano, intro e outro sono demenziali, l?opener ha un titolo che tutto un programma; tra le righe dei testi notiamo una sorta di acronimo che va a comporre la frase ?What we think ?bout this album?. Per finire i componenti del gruppo hanno appellativi altisonanti e si presentano come creature a met tra il reale e l?irreale.
C? parecchia carne al fuoco, la cura per i dettagli stride con artwork e certe lyrics, Cocktail ? masterizzato presso il Masterfonics Studio di Nashville e distribuito per Jackson Records, etichetta indiana indipendente ? presenta tutte le carte in regola per intrigare l?ascoltatore.
?Bunga bunga? ha un tiro da urlo, l?apporto del sax rende il sound dei SR gustoso e saturo insieme alle voci femminili dei cori, le scale all?unisono chitarra-tastiera sanno di prog. ben metabolizzato. La parte solistica alterna parti tecniche a break pseudo-reggae, l?eclettismo di casa.
?Why? un altro pezzo scoppiettante. Voce maschile e femminile si alterano in strofe che ridicolizzano stereotipi annosi e luoghi comuni. Ci sarebbe stato bene un po? pi di slap (che per non manca nel platter), ma si respira comunque una tonificante aria anni Settanta. Genio e follia, coppia inscindibile e incarnata dalla pioggia di sushi.
Giro di chitarra zeppeliniano per l?avvio di ?One last night Philadelphia?: ottimi i sintetizzatori, il sax a tratti sguaiato ma ci sta. Sono avvertibili alcuni influssi degli ultimi Pain Of Salvation, quelli pi caustici.
?Pillows? un pezzo impegnativo, tra dissonanze e cadenze prog. Il refrain smodato, i minuti solistici sono allucina(n)ti, ricordano i migliori Frost.
?March of Groove? parte con l?accostamento sapiente di sax e hammond, uno dei tratti caratteristici dei SR. Volendo continuare con il gioco delle citazioni, questa volta vengono alla mente gli Area e i gi citati King Crimso. Da segnalare al sesto minuto una parte in scat.
I ritmi rallentano un attimo con la ballad ?Free?: la dissociazione testi musica mirabile (Screaming to me, please make me feel free). Matteo Carrai se la cava al microfono, ma c? qualche licenza di troppo.
?Jesus Cries from your eyes? un pezzo arrabbiato, sembra di ascoltare degli ipotetici Unitopia su di giri; l?assolo di Frak Pilato seguito da un parte in slap e il solito sax mai improvvido. ?It’s time to Believe? procede su binari rilassati, con inserti pseudo-hawaiani e testi autoreferenziali (We are the incredible Sushi Rain power and melody / a group of real friends linked by harmonic connection). La parte centrale ricorda i Beardfish, tra le band neoprog. scandinave pi acclamate e misconosciute dai pi. ?Sushi Rain Can?t write a single? continua il discorso metamusicale e si rivel,a nonostante il titolo, un buon pezzo, anche se il refrain cadenzato un filo stucchevole. Una feroce invettiva antitaliana il cuore della seguente ?Brain Drain?, brano con buoni unisoni e inventiva.
L?album si chiude con ?One?, ballad toccante e poetica (We can spend the rest of our life as one / please God, hear my prayer, I am a good man), impreziosita dal violoncello di Stefano Aiolli. Dopo alcuni secondi di silenzio, nei secondi finali dell?album trova spazio una coda francamente fuori contesto e boccaccesca: va bene l?ironia, va bene l?originalit dei SR, ma si poteva evitare di chiudere un bel disco come questo con un suono di WC.

In conclusione, nonostante alcuni difetti, Cocktail un album notevole e, come dice il titolo parlante, dall?identit ibrida: i Sushi Rain hanno classe e originalit da vendere. Il loro secondo studio album forte di una cura nei dettagli meritoria, a fronte di un?ironia tagliente e certe scelte d’immagine discutibili. Il gruppo fiorentino non pu che migliorare, intanto godiamoci gli undici brani di Cocktail.

Roberto Gelmi (sc. Rhadamantyhs)

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