Recensione: Cognitive Extinction

Di Manuel Gregorin - 27 Giugno 2026 - 10:00
Cognitive Extinction
Band: Warside
Etichetta: Gruesome Records
Genere: Death 
Anno: 2026
Nazione:
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78

Primo full lenght per i deathsters francesi Warside, band attiva dal 2020, che dopo un EP ed una manciata di singoli approda al primo lavoro di lunga durata. Tuttavia, parlare di lunga durata riferendosi a “Cognitive Extinction” –questo il titolo dell’opera- pare alquanto paradossale, visto che il minutaggio totale delle otto tracce proposte, non raggiunge la mezz’ora. Un death metal violento e veloce quindi, con brani che concentrano tutto quello che devono dire in pochi minuti di implacabile assalto sonoro. . Un album che si colloca nel solco tracciato da un caposaldo del genere quale “Reign in Blood”, sciorinando una serie di brani brevi e micidiali.
Nonostante tutto non stiamo certo parlando di cacofonia allo stato brado: I Warside offrono una prestazione molto tecnica con generose dosi di riff monolitici, pesenti breakdowni, blast beat rapidissimi e doppia cassa martellante. Una proposta feroce accostabile a nomi come Suffocation e Dying Fetus con richiami al thrash metal ed una -minima- dose di melodia negli assoli.

Dopo un’intro affidata ad una voce pacata, che lascia presagire una catastrofe imminente, si parte in quarta con la furia cieca di “Mind Fracture”, dove i Warside partono subito a testa bassa sfoderando una carica devastante. Una traccia in cui la band francese mette subito in mostra il proprio arsenale bellico, fatto di chitarre schiacciasassi, growl feroce e un drumming di altissimo livello. Ed è proprio il batterista ad attirare l’attenzione con una prova distruttiva ma chirurgica, dando sfoggio di grande tecnica. Lo dimostra nel finale del brano quando, a strumenti silenziati, offre una manciata di secondi di pura potenza e coordinazione.
Non si scherza neanche con “Synaptic Decay”, una deflagrazione di pura violenza con i suoi riff abrasivi e la voce apocalittica che bombardano l’ascoltatore. Nel brano trova spazio anche un assolo con un certo gusto melodico, supportato da un drumming ad alta tensione in sorrofondo.

Tutti i musicisti si dimostrano all’altezza della situazione, sia la vecchia guardia composta dal chitarrista Vincent Morelle e dal bassista Jérôme Camus, sia i membri arrivati più di recente: il batterista Thômas Jarret e il cantante Mathieu Jarret. Il songwriting è caratterizzato da riff taglienti, assoli sincopati e ritmiche ossessive, eseguiti con grande perizia tecnica senza mai sconfinare in un tech-death eccessivamente macchinoso. I brani sono arrangiati con una ispirata vena compositiva che, pur restando fortemente ancorata ai cliché del death metal classico, offre diversi spunti brillanti senza scivolare nello scontato o nel ripetitivo. Durante le varie fasi del disco tutti gli strumenti trovano il proprio spazio vitale. Anche il basso, che nel death classico finisce spesso sepolto da chitarra e batteria, in questo contesto riesce a emergere in più occasioni, imponendosi con una certa personalità e andando ben oltre il semplice ruolo di riempitivo. Un plauso va quindi al bassista Camus, che nel 2025 si è riadattato alle quattro corde, dopo aver passato gli anni precedenti alla chitarra. Il suo non è un accompagnamento semplice e scontato, ma un lavoro articolato e profondo, capace di gestire al meglio le ritmiche incisive elaborate dai Warside.

Chitarre serrate e ritmi convulsi disegnano i tratti somatici anche di “Invasive Thoughts” e “Synthetic Abyss”, due tracce che si gettano a capofitto in un turbine sonoro che incarna una brutalità intensa dalla quale emerge qualche richiamo a certe soluzioni thrash. Il batterista Jarret continua a picchiare duro senza dare segni di cedimento coadiuvato dalle note precise del basso di Jérôme. I due viaggiano in ottima sintonia elaborando una base ritmica implacabile ed efficace capace di elaborare cambi di tempo imprevedibile che si intrecciano e con le serratissime chitarre ed i ruggiti di Jarret.
“Neurocide” parte con un numero di battute elevato, con Jarret che inserisce qualche sporadico screaming a spezzare i rabbiosissimi growl, mentre le chitarre macinano un suono dal forte impatto. Sul finale il brano rallenta in un mid tempo dalla ritmica claustrofobica.
Un assolo infuocato di Vincent Morelle apre le danze di “Thirst for Rot” per poi esplodere in un uragano di potenza fatto di riff, doppia cassa, mentre su “Visceral” riaffiorano certi elementi di thrash metal moderno con il basso di Camus che emerge di prepotenza sul finale.
Chiude il lotto di canzoni la title track, che parte in modo travolgente con un pattern di chitarra opprimente ed un lavoro esplosivo della sezione ritmica. Verso la metà del brano, però, i Warside sorprendono tutti e cambiano registro, piazzando un gelido arpeggio di chitarra che fa da preludio a un assolo con una spiccata vena melodica, proseguendo su queste coordinate fino alla sua conclusione.

Nonostante “Cognitive Extinction” non offra nessun spunto di innovazione rispetto a quanto già sentito in ambito death metal vecchia scuola, riesce, se non a sorprendere, a lasciare un senso di soddisfazione nell’ascoltatore. Un disco pesante e di forte impatto che bilancia bene potenza e tecnica, senza scadere nel casino assoluto o nel tecnicismo logorroico. In conclusione i Warside si dimostrano una band dal grande potenziale, riuscendo a firmare un lavoro di spessore, consigliato a tutti gli amanti della musica estrema, specie quella di stampo più tradizionale.

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