Recensione: Collateral Dimension

Di Daniele Ronco - 4 Febbraio 2021 - 16:19

Il technical death metal ha sempre fatto innamorare il suo pubblico sapendo unire virtuosismo stellare a ritmiche veloci e cattive, con inserimenti di melodie acustiche capaci di indurre a viaggiare con la mente in mondi nascosti e sconosciuti, sapendo stupire a ogni ascolto, lasciando il pubblico stesso meravigliato, affascinato.

Tutto ciò non è fantasia pura, poiché i toscani Coexistence, con “Collateral Dimension”, hanno saputo perfettamente inserire la meraviglia di si è parlato precedentemente nel loro primo album, dopo l’EP del 2018 “Contact with the Eternity”. Un primo album atteso da fan e amici musicisti che non ha deluso, con i suoi nove brani di puro coinvolgimento ed emozione al limite dell’umano, e oltre cinquantaquattro minuti di estasi.

Ascoltando questo disco straordinario non si può fare a meno di notare le peculiarità mantenute dal primo EP, tra cui un basso molto presente che ricorda molto gli Obscura, una batteria che cavalca la fantasia con ritmiche velocissime e tecnicamente ottime. All’apparenza ripetitive ma che, con ascolto attento, mostrano una differenza molto ampia tra un brano all’altro, pur mantenendo lo stesso stile, con la velocità tipica del genere, sempre affascinante. I riff di chitarra non sono mai scontati ma sempre ricercati: unioni di note che possono essere partorite, solo chi conosce la propria chitarra come una compagna.

La voce graffia tutto quanto, dando un tocco di giusta cattiveria ma che, all’arrivo delle melodie acustiche, lascia lo spazio alla fantasia, lasciando il timone all’ascoltatore per poi ritornare con ancora più rabbia e grinta, all’improvviso. Growl cavernosi che si alternano a scream di stampo black, a sottolineare la tecnicità in tutti gli strumenti, manovrati con minuzia dai Nostri.

L’album si apre con ‘Metaphysical Essence’, un momento inquietante creato da suoni extraterrestri che, poi, sfociano in una chitarra forte unita a una batteria che accompagna il tutto. Dopo dei giri di piatti incredibili arriva la grande voce di Mirko Battaglia Pitinello che, oltre tutto, affascina coi suoi riff di chitarra.

Questo eccellente disco si chiude con ‘Floating in the Celestial Wave’, che si apre con una chitarra in clean accompagnata da dei piatti e un basso ritmico. Nell’insieme si viene a creare un’atmosfera quasi surreale, come se la band volesse trasportare l’Umanità nell’universo che loro stessi hanno voluto descrivere. Tutto ciò viene poi scisso a un massiccio riff distorto presto raggiunto da un growling avvincente. Al centro di questo connubio di velocità e viaggio si trova una splendida canzone strumentale, ‘Perception’, che salda parti tecniche in clean che ricordano il jazz a tipiche ritmiche death metal. Un brano che cerca di far riposare l’ascoltatore per per poi colpirlo nuovamente nel profondo.

Incredibile come l’acustico riesca a unirsi al death. Questa caratteristica dimostra che i Coexistence siano all’altezza del genere che vivono, da cui colgono l’essenza primordiale delle melodie che creano, delle emozioni che donano a destra e a manca. Alla carica, alla cattiveria che arriva all’improvviso come uno tsunami, come nella title-track, che poi si calmano con parti melodiche strabilianti, pregne di gocce di malinconia.

Un LP ottimo che fa pensare solo a un futuro pieno di conquiste e successo per i nostri connazionali. Il technical death metal non è sempre di facile presa per tutti. Anzi, molto spesso è una meta dura e faticosa da raggiungere, che dona però soddisfazioni ed emozioni al limite del metafisico.

Non resta altro che consigliare questo capolavoro a tutti.

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