Recensione: COMBAT CATHEDRAL

COMBAT CATHEDRAL

Combat Cathedral” è il nuovo album della storica band tedesca Assassin, uscito il 20 Maggio 2016.

Nata a Düsseldorf nel 1983 la band pubblicò il primo album “The Upcoming Terror” nel 1986, esprimendo un Thrash arrabbiato ed energico basato su sonorità molto veloci.

Nel 1988 uscì il secondo lavoro “Interstellar Experience”, con il quale il combo dimostrò di aver raggiunto una buona maturazione a livello compositivo e di arrangiamento, dando molto più spazio alla tecnica, rispetto alla brutalità, senza per questo rinunciare alla velocità d’esecuzione.

Nel 1989, subito il furto dei propri strumenti e del relativo equipaggiamento, il gruppo fu costretto a sciogliersi non avendo i soldi per comprarne di nuovi.

Passati circa tredici anni, nel 2002 gli Assassin si riunirono con la formazione pressoché originale e nel 2005 dettero alle stampe il loro terzo album “The Club”. Più vicino all’Hardcore americano che non al Thrash tedesco, il disco è caratterizzato da ritmi veloci interposti da momenti cadenzati, amalgamati da una potenza sonora sempre presente.

Il quarto disco fu pubblicato nel 2011 con il titolo “Breaking the Silence”, album senza compromessi molto veloce ed aggressivo senza pause di sorta.

Si passa al 2016, anno in cui sembra chiudersi un cerchio aperto intorno al 2010 grazie ad eventi come il “Big Four” ed al ritorno sui palchi di glorie di un tempo. Ai suoni moderni si affiancano le vecchie sonorità anni ’80, questo piace ai fans e l’ottimo risultato fa assumere nuova linfa vitale al Thrash.

Gli Assassin con “Combat Cathedral” danno buon esempio sfornando un potentissimo album senza compromessi dimostrando di avere ancora tanto da dire.

Novità assoluta è il cambio del cantante: Robert Gonnella, presente fin dalle origini, abbandona la band poco prima di entrare in sala d’incisione lasciando il posto ad Ingo Bajonczak, proveniente dai Lord of Giant.

La voce cupa ed arrabbiata del nuovo Singers fa percorrere agli Assassin sentieri che si addentrano nei meandri del moderno Death Metal. Unendo tali sonorità oscure alla velocità d’esecuzione propria del loro stile, introducendo melodie ed atmosfere d’apertura seguite da riff di chitarra granitici tipici del Thrash “Old School”, presentano un disco degno di attenzione ed al passo con i tempi.

L’album è composto da dodici tracce, per una durata totale di quasi 55 minuti.

L’inizio è affidato a “Back from the Dead”, che ben identifica la sostanza del disco con una buona introduzione classica che, crescendo d’intensità, avvia le strofe veloci; queste sono collegate attraverso un ottimo refrain a momenti più cadenzati.

La seconda “Frozen Before Impact” è meno veloce e si affida alle linee melodiche tradizionali; anche in questo caso i cambi di tempo sono ben alternati e s’integrano benissimo con l’assolo di chitarra. A parere del sottoscritto è uno dei pezzi più riusciti dell’album.

La velocità riprende con “Undying Mortality” e “Servant of Fear”, che dimostrano la maturità compositiva raggiunta dal gruppo, soprattutto in fase di arrangiamento.

Le centrali “Slave of Time”, “Whoremonger” e “Cross the Line” hanno invece una partitura complessa che lascia senza respiro; pur non cadendo nella noia e nello scontato, sono di difficile ascolto non permettendo distrazioni.

La seguente “What Doesn’t Kill Me Makes Me Stronger” risolleva gli animi con una melodia iniziale che va in crescendo per trasformarsi in un riff trascinante e velocissimo, con una parte musicale pestatissima ed un refrain adatto alle atmosfere live.

La successiva “Ambush”, non è da meno, con un’introduzione di basso mozzafiato ed un’entusiasmante scambio di assoli tra le due chitarre.

Anche “Word” e “Sanity from the Insane” tengono l’ascoltatore inchiodato allo stereo (forse oggi è meglio dire “al lettore mp3” …..), tanto sono intrise di chorus energici, refrain pietrificanti e di ottimi assoli.

Chiude il disco “Red Alert”, brano che inizia con il suono di un sonar che introduce una parte narrata; poi parte la canzone ed è di nuovo un’esplosione di potenza. Un po’ fuori dagli schemi classici del gruppo, quasi sperimentale, il brano lascia un punto interrogativo sulla prossima evoluzione degli Assassin.  

Per quanto riguarda i testi, il combo comunica la propria rabbia e l’indignazione per quello che è il particolare momento storico in corso: infelice per via delle numerose guerre civili scoppiate nel mondo. Concetti forti evidenziati anche ricordando quello che è stato l’oscuro passato della Germania e riassunti nel titolo dell’album e nella cover particolarmente atroce per i disegni ed i colori utilizzati.

Un disco di sano e generoso Thrash, che va oltre la sola musica portando a riflettere su quanto sta succedendo intorno a noi. Le poche sbavature, quasi tutte raccolte nella parte centrale, non ne compromettono la buona qualità.  

 

Data di uscita: 20/05/2016.

 

Label: Steamhammer

 

Brani:

1) Back from the Dead – 03:56                                                                                               

2) Frozen Before Impact – 02:28                                                                                            

3) Undying Mortality – 05:08                                                                                                 

4) Servant of Fear – 05:26                                                                                                       

5) Slave of Time – 04:31                                                                                                         

6) Whoremonger – 05:48                                                                                                         

7) Cross the Line – 05:47                                                                                                        

8) What Doesn’t Kill Me Makes Me Stronger – 04:10                                                            

9) Ambush – 04:41                                                                                                                  

10) Word – 03:26                                                                                                                    

11) Sanity from the Insane – 03:28                                                                                         

12) Red Alert – 05:27

 

Durata totale: 54:16

 

Formazione

Michael Hoffmann – Guitars

Scholli – Guitars

Joachim Kremer – Bass

Björn – Drums

Ingo Bajonczak – Vocals