Recensione: Counting Our Scars

Di Alberto Fittarelli - 14 Febbraio 2011 - 0:00
Counting Our Scars
Band: Desultory
Etichetta:
Genere:
Anno:2010
Nazione:
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85

Evidentemente, a volte prendersi una pausa funziona. Gli svedesi Desultory, diciamolo, non sono mai stati esattamente un gruppo fondamentale per la scena estrema, anche negli anni ’90, quando sfornavano i loro primi lavori: un paio d’album riusciti e che mostravano il lato melodico/progressivo dell’old school svedese – in modo diverso rispetto ai soliti Dark Tranquillity/In Flames: pensate a un’evoluzione lineare dei primi At The Gates. Arrivo’ poi Swallow the Snake, che definiremo con un tecnicismo una vera chiavica, e il gruppo si rese conto che forse qualcosa non funzionava piu’, decidendo di sciogliersi.   Ma dei vecchi estremisti non cambiano mai, ed ecco che la nostalgia e la voglia di dire “io questo posso farlo come e meglio di voi” prevale ancora una volta e li porta a tornare sulle scene, con l’aiuto dell’ottima Pulverized Records da Singapore. Risultato? Grandioso.  

I Desultory tornano infatti con un album che riprende si’ i suoni old school, a partire dal sound delle chitarre, ma riescono in più a dare quel quid progressivo che alla scena ultraclassica di Stoccolma manca; e tutto questo senza snaturare nulla del proprio stile. Melodia e suono old school si sposano alla perfezione in ogni brano del disco, ma con delle vette particolari in Leeching Life, con un riffone assassino pronto per scene di distruzione umana ai loro concerti; The Moment Is Gone addirittura si avvicina allo stile Dissection/Unanimated, con una melodia di chitarra quasi malinconica e un’andatura cadenzata; Ready to Bleed e’ il classico mattone in faccia in pieno stile swedish, ma con in aggiunta ancora le armonie chitarristiche ad arricchire il pezzo. Potremmo considerarlo anche un modo diverso di esplorare questa contaminazione rispetto a quanto fatto dai Dismember nella seconda meta’ della propria carriera…  

A sorreggere il tutto, non solo le ottime chitarre di Håkan Morberg, ma soprattutto il drumming tecnico e mai eccessivo di Thomas Johnson, giustamente preponderante nel mixing finale. Ciliegina sulla torta, un artwork eseguito addirittura da Travis Smith, con un ricco booklet, immagini a tema e un valore aggiunto in ottica di acquisto.  

I Desultory hanno saputo decisamente contare le proprie cicatrici e tornare sul campo di battaglia, come da proclama: onore alla Pulverised Records per il coraggio nel riproporli su un mercato metal ormai impoveritissimo, e acclamazioni al gruppo per risultato finale. Se c’e’ un disco old style che vale davvero la pena di acquistare, fermatevi a questa recensione.  

Alberto Fittarelli  

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Tracklist:  

01. In A Cage
02. Counting Our Scars
03. Ready To Bleed
04. This Broken Halo
05. The Moment Is Gone
06. Uneven Numbers
07. Dead Ends
08. Leeching Life
09. A Crippling Heritage

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