Recensione: Danzig Sings Elvis

Di federico venditti - 11 Maggio 2020 - 16:37
Danzig Sings Elvis
Band: Danzig
Genere: Hard Rock 
Anno:2020
Nazione:
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65

Chi mi conosce bene sa che Glenn Anzalone, noto come Glenn Danzig, è uno dei miei eroi assoluti, nel mio pantheon personale occupa una delle prime posizioni. I suoi trascorsi come cantante di alcune misconosciute cover band nella città di Lodi negli anni Settanta e successivamente come leader indiscusso dei seminali Misfits, in ambito horror punk hanno segnato i primi passi nella sua lunga carriera. La sua voce baritonale a metà strada tra Elivs Presley (uno dei suoi soprannomi è Evil Elvis infatti, insieme al più divertente Fonzig) e Jim Morrison ha caratterizzato i Samhain poi diventati semplicemente Danzig, quando il nerboruto cantante del New Jersey venne incoronato dal produttore Rick Rubin come sua creatura preferita (Rubin dopo aver plasmato i Cult da vampiri dark in una selvaggia biker rock band, cercava una band americana sulla stessa falsariga degli inglesi). Glenn con i primi  quattro lavori dei Danzig consolidò il suo nome come uno dei più gettonati nel mondo rock, tanto che scrisse Thrirteen per la leggenda country Johnny Cash.

Tutto questo preambolo per dire che Danzig non ha nulla da provare a se stesso o agli altri, tanto da potersi permettere di registrare un album di sole cover di Elvis del tutto superfluo e solamente indicato per i fan accaniti come il sottoscritto, ma che di fatto non aggiunge nulla di nuovo o inaspettato nella sua nutrita discografia. La voce di Glenn non ha più lo smalto di un tempo, ma d’altronde a sessanta anni suonati non si può pretendere di cantare come quando se ne aveva trenta, quindi rilassatevi sul divano e ascoltatevi in assoluto relax i super classici del Re del Rock n Roll, sorseggiando un buon bicchiere di vino; si passa così dalla ballad Is It Strange alla più ritmata Fever fino a Always on my Mind. Qui di metal non c’è nulla, le versioni sono praticamente uguali alle originali con gli strumenti molto indietro rispetto alla voce. Durante l’ascolto sopraggiunge una certa noia di fondo, ma alla fine si perdona tutto all’ex Misfits, anche un album registrato solo per se stesso.

Certo, la domanda rimane la stessa che mi sono posto un paio di anni fa quando si vociferava di un suo tributo ad Elvis: perché? La risposta la sa solo Glenn, io che sono un fan accanito ascolterò questo album una volta ogni tanto, per tutti gli altri invece quest’uscita è totalmente superflua. Per completisti.

 

 

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