Recensione: Decade of the Nail-Spiked Bat

Di LeatherKnight - 27 Dicembre 2003 - 0:00
Decade of the Nail-Spiked Bat
Band: Jag Panzer
Etichetta:
Genere:
Anno:2003
Nazione:
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60

Il Jagdpanzer del Colorado colpisce ancora. Con questa speciale raccolta, l’irriducibile formazione di Denver aggiunge un azzeccatissimo capitolo nella sua discografia, firmando una delle più gustose sorprese di questo generosissimo 2003.

Trattasi di una raccolta di brani rari ed inediti, risalenti al periodo più travagliato della band (i primi 11 anni), ri-registrati per l’occasione ed impacchettati in una strepitosa confezione, impreziosito anche da un artwork a dir poco splendido e da note scritte dall’axeman Marc Briody in persona. I testi non sono presenti, ma sono disponibili sul loro sito web.

Più che una scelta, incidere di nuovo ogni pezzo è stata una decisione forzata, a causa di incomprensioni tra gli ex membri su come affrontare la vicenda, diciamo. Poco male, perché la lineup attuale non fa rimpiangere i vecchi tempi ed i protagonisti di allora.
A venti anni di distanza dalla loro prima uscita, presentandosi con venti brani nella tracklist (che romantici!), “Decade of the Nail-Spiked Bat” ridà lustro ed esposizione a pagine imperdibili dell’eredità US Power Metal anni 80.
“Decade..” è un ottimo mezzo infatti, per i JP ed il loro pubblico, attraverso cui marcare con più precisione i primi undici anni di carriera, fin’ora visti inevitabilmente in modo troppo vago ed anonimo, supportati soltanto da testimonianze archivistiche e l’entusiasmo di sparuti maniaci delle sonorità eighties.

La tracklist per un ascoltatore poco addentro alla produzione dei Jag Panzer è quantomeno rappresentativa ed interessante. La selezione dei pezzi parrebbe venire incontro anche alle richieste dei fans stessi, visto che finalmente è stata portata alla luce roba che fino ad ora era all’esclusivo appannaggio dei più fedeli fans di questa band.
Per questi ultimi logicamente questa release non rappresenterebbe nulla di imperdibile, ma non saltiamo subito a conclusioni affrettate.

L’approccio nel rivisitare e modernizzare un po’ questi brani riflette l’attuale entità dei Panzer. Notiamo subito un evidente aumento della teatralità e dei virtuosismi chitarristici rispetto al passato, a discapito di una più massiccia incisività soprattutto degli assoli e dei cori.
Per l’occasione ci troviamo anche inserimenti di violino; non è una novità per i nuovi Jag Panzer sappiamo bene, e non disturba troppo nei vecchi pezzi. Sono inserimenti discreti e toccanti. Qua e là sono stati effettuati dei tagli (via, ad esempio, l’intro di “Reign of the Tyrants”), gli arrangiamenti sono meglio strutturati e ogni musicista fa la sua bella figura nel rivisitare le rispettive parti. Alcuni pezzi inevitabilmente, ma questo può essere soggettivo, non convinco come le versioni originali (“When Metal Melts the Ice”, l’opener, “The Watching”, …) ed altre però rinverdiscono con efficacia pezzi che non hanno mai brillato troppo (“Tower of Darkness”, “She Waits”, “The Chruch”, …)
Tutto ciò è supportato da un uso più maturo delle capacità tecniche della band, vocals e batteria in particolare.
I brani estrapolati da “Dissident Alliance”, senza fanatismi, suonano meglio imprescindibilmente solo perché c’è Harry “The Tyrant” Concklin (JP, Satan’s Host, Titan Force e Riot) dietro il microfono.

Le nuove versioni godono di una qualità di registrazione che fa la sua bella figura e rende giustizia ai brani. Nulla di eccessivamente ricercato o maniacale però; uno dei massimo pregi di questa opera è appunto l’aver saputo congiungere (senza strafare da un lato o dall’altro) la genuina aggressività del passato con gli standards ormai quasi convenzionali della melodia e delle tecniche di registrazione; old school nella sostanza, al passo con i tempi (nei limiti della decenza) nella forma.

Riconosco io stesso che un’analisi dettagliata “track by track” sarebbe utile e stimolante; ma ho preferito evitare questa geniale trovata per due semplici motivi. Il primo è che questo lavoro, se proprio vi interessa, ve lo potete fare tranquillamente da soli, divertendovi anche di più; se volete comparare le “nuove versioni” con le originali, vi tocca sgobbare un po’ ma non ve ne pentirete.
In secondo luogo, questa scrupolosa descrizione sarebbe lunghissima (i venti brani diventerebbero 40), piena di rimandi a destra e sinistra e quindi per lo più noiosissima. Mi preme far presente gli aspetti essenziali di questa release, non scriverne un trattato per i posteri; musicalmente possiamo liquidare tutto, oltre a quanto già precisato, con la felice espressione “80’s US Power Metal targato Jag Panzer: 2003”, il che sarebbe già sinonimo di garanzia e curiosità. Sicuramente roba diversa da quella normalmente spacciata per Power Metal.

Discorso tutto suo merita l’inedito “The Forsaken” però. Scusate la divagazione, ma questo pezzo sembra fatto più o meno della stessa pasta delle nuove canzoni degli Armored Saint (che, a paragone, sono anche più belle): dov’è la forza vulcanica dell’US Metal che ci hanno fatto amare tramite le loro prestazioni da urlo?!
Si vede che è un brano figlio degli attuali Jag Panzer. Non dico che sia brutta, anzi stilisticamente non è neanche tremenda, ma un po’ storciamo il naso (soprattutto in un simile contesto).

Fondamentalmente questa è una release destinata ai fans, siano essi vecchi o nuovi. La scelta dei brani, il tono celebrativo, quel grandioso “That was pretty cool!” alla fine di “Licensed to Kill”, l’immagine in copertina, le note di Briody ed il tono stesso dell’opera dimostrano che “Decade..” è un prodotto progettato solo per un pubblico di affezionati appunto.
Ma se uno decidesse di scoprire chi cazzo siano ‘sti Jag Panzer? Se uno volesse iniziare più o meno dall’inizio della loro carriera per conoscerli per bene?
Non c’è migliore occasione di questa maxi raccolta!!! In più, la nuova resa sonora rende anche meno traumatico l’approccio con il materiale leggendario dei Panzer per chi non è abituato ad armeggiare con sonorità “datate” e “di culto”.

Il disco è reperibile anche su un doppio Gatefold lp, già disponibile. Se proprio ci tenete, sappiate che l’edizione americana (disponibile ufficialmente già un mese prima che in Europa; ufficiosamente copie originali circolavano tranquillamente già dai primi di settembre negli USA) si differenzia per un adesivo sull’involucro di plastica diverso per colore, testo ed impostazione grafica rispetto alla versione europea! Azzo, cari collegi “US Metal Maniax”, ci tocca prendere pure quest’altra edizione e tenerla rigorosamente sigillata, ovviamente. Vabbè..

Motivazioni per acquistare questo disco pare che ce ne siano tantine: c’è materiale difficilotto da trovare, riregistrato ed interpretato in chiave per nulla retrò; poi tramite l’acquisto supportate una band che non ha raccolto mica tanto rispetto a quanto avrebbe meritato (e qui ve ne potete render conto); vi portate a casa un botta di autentico Power Metal inossidabile e, se siete già fans dei JP, predente un regalo che vi è stato gentilmente offerto dalla band stessa.

Obiettivamente, i pezzi (a parte la quasi inutile “The Forsaken”) li conosciamo bene. Anzi, può anche dispiacere vedere “coverizzati dalla band stessa” quei brani che ci hanno fatto sognare/sanguinare così tanto.
Sfumato l’effetto sorpresa e l’impatto iniziale, il lavoro di “restauro” sul materiale uscito per la Azra e via dicendo non è malvagio e risulta anche abbastanza godibile. Presto o tardi è un acquisto da fare, o no?

Il voto è una media di numerosi e complessi parametri. Con questa votazione meramente simbolica (per carità, ci mancherebbe!) si è cercato di dare una risposta a tutti i dubbi e le certezze di quest’opera. Personalmente non mi sento di dar di più ad un disco che verrà acquistato quasi sicuramente a scatola chiusa da chi ascolta la band con sincera fedeltà e che verrà avvicinato da “profani” con reticenza e magari qualche perplessità (è pur sempre un doppio cd, fatevi due conti). Ascoltarlo semplicemente non vi fa male! Anzi!! Sul sito della Century Media è disponibile “Licensed to Kill” in mp3, vedete un po’ che ne esce fuori.

Rimane, come detto all’inizio, un capitolo importante della saga di questo Carro Armato a stelle e strisce, uno dei dischi maggiormente significativi di questo strepitoso 2003.

A chiunque abbia avuto la pazienza di leggere fino a qui: prossimamente aspettatevi non una, non due, bensì tre sorprese. Vi anticipo che sulle pagine di TrueMetal.it avremo l’onore ed il piacere di farvi leggere interviste a Jag Panzer, Satan’s Host e -per la gioia dei palati più raffinati- un “qualcosa” speciale sui Titan Force.

Leopoldo “LeatherKnight” Puzielli

DISC 1
1) Reign of the Tyrants
2) Eyes of the Night
3) The Church
4) Metal Melts the Ice
5) Forsaken
6) Fallen Angel
7) Battle Zones
8) Warfare
9) Tower of Darkness
10) Licensed to Kill

DISC 2
1) Generally Hostile
2) The Watching
3) She Waits
4) Edge of Blindness
5) Spirit Suicide
6) Iron Shadows
7) Black Sunday
8) Symphony of Terror
9) Death Row
10) The Crucifix

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