Recensione: Demolition

Di Abbadon - 21 Settembre 2004 - 0:00
Demolition
Band: Girlschool
Etichetta:
Genere:
Anno: 1980
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
82

E’ molto triste che oggi ci sia una grandissima massa di supposti defender che ricordino le Girlschool (per chi se le ricorda, non troppi) solo per le azzeccatissime cover dei Motorhead oppure per il fatto di esser stato il primo gruppo metal interamente al femminile ad essere veramente emerso nella storia del metallo pesante. Eggià, è triste perché le Girlschool sono molto di più. A parte il fatto di essere state una ventata di aria fresca proprio per il fatto di essere state il primo combo “in rosa” del metallo, Kelly Johnson e amiche hanno dimostrato nel corso degli anni ottanta di essere anche in grado di incidere sulla gente e, perché no, sulle classifiche musicali del tempo (magari proprio per il fatto di essere “in gonnella” e quindi una novità nel settore, ma non ne sono troppo sicuro), grazie a dischi che non troppo avevano da invidiare a tante band a loro contemporanee. Il quartetto, nato dalle ceneri delle Painted Lady di Kim McAullife (voce e chitarra) e Enid Williams (basso), è composto dalle due succitate con l’aggiunta di Kelly Johnson (chitarra) e Denise Dufort (batteria), sorella di un altro batterista in voga in quegli anni, ovvero Dave, degli Angel Witch. Dopo il singolo “Take it all away”, che vale alle Girlschool la presenza come spalle dei Motorhead dell’Overkill tour (prima di tante collaborazioni con Lemmy), le 4 giovini mettono il primo, vero, mattone della loro carriera nel 1980, con l’esordio “Demolition”. L’album, che non fece molta fatica ad arrivare addirittura al numero 28 delle charts inglesi (solido risultato per un debutto), si presentò subito con la giusta formula. Esso univa infatti, a specchio delle caratteristiche della band, la tipica irruenza, grinta e dinamicità dei Motorhead col sound piuttosto pulito, compatto ed elegante della prima Nwobhm. Il tutto era miscelato al meglio e condito da una più che discreta vena compositiva ed esecutiva, fattori ovviamente determinanti per dare successo ad un prodotto. Composto da dieci song, Demolition colpisce subito per l’inusuale copertina, dura ma allo stesso tempo molto colorata e vivace (sunto dei contenuti mi verrebbe da dire), ed esordisce col lamento di una sirena, prologo alla ottima opener “Demolition Boys”. Canzone estremamente spedita e motorheadiana (dalla quale fu pure tratto un loro acclamato singolo), Demolition Boys è probabilmente una delle migliori tracce del platter, caratterizzata da una chitarra piuttosto sporca rispetto a quella delle songs che verranno, e da una batteria che in alcuni frangenti (come quando simula gli schianti coi piatti) fa davvero la differenza. Balza subito alle orecchie anche la caratteristica voce della McAuliffe, non estremamente estesa ma pulita, ferma, forte ed intonata, e quindi azzeccata e ben accostabile al suonato. Splendido l’assolo delle due chitarre, non tecnicissimo, ma vario ed diretto quanto basta. Molto più classic metal è l’attacco della seconda gemmina, “Not for Sale”. Il ritmo di questo veloce mid tempo non è più sfrenato, ma non consente comunque soste.Abbiamo una prestazione sopra le righe dei coretti (pochissimi ma efficaci) e, come spesso accadrà, di Kelly Johnson, davvero ottima quanto ignorata chitarrista. Che dire invece di “Race With the Devil”? secondo molti il miglior pezzo dell’album (secondo me diversi si contendono lo scettro), Race è dotata di un magistrale riff di chitarra solista. Proprio il riff è un qualcosa che più si stampa nella testa, ma ovviamente anche qui è riduttivo fermarsi, basta ascoltare bene per sentire una ottima chitarra ritmica, un buon basso e una diligente batteria, ciliegina sulla torta di un brano fantastico. Estremamente motorheadiana (anche qui, non è un caso, se ancora non si fosse dedotto, che qualcuno le chiami Motorhead al femminile) anche “Take it all Away”, come già detto prima singolo che le rese conosciute. Song abbastanza veloce e dotata di una gran rhytm guitar, Take it mi piace ricordarla per il gran lavoro del basso e per la prova dietro il microfono di una ancora positivissima Kim, ferma e metallica, ma calda e magnetica come non ti aspetti. L’ondata musicale positiva continua su “Nothing to Lose”, di caratura quasi settantiana ma carica nel sound come non mai. Forse un po’ banale il ritornello vocale, ma strofe e suonato sono ancora una volta gustosi ed esaltanti. Favolose sono le combinazione e gli intrecci di tutti gli strumenti a corda (che ritmo il basso!) e il solo, potente nel sound ma dotato di un’atmosfera che non riesco ancora a spiegarmi bene. Prosequio roccioso e granitico con la midtempata “Break Down”, pezzo non male, ma che paga un po’ lo scotto ai precedenti. Se da un lato dimostra che le Girlschool di destreggiano discretamente anche in situazioni cupe e non molto “Metal’n’Roll”, dall’altra parte si ha la conferma che proprio in quest’ultimo frangente si esprimono al loro massimo (tant’è che spesso “skippo” la traccia). Ritorno alla semi-normalità con la buona “Midnight Ride”, un po’ altalenante a mio avviso. Se il suonato non ha bisogno di commenti mi delude in alcuni frangenti proprio quella voce che fino ad ora ho forse esaltato. Nelle strofe infatti, seppure ben impostata, mi sembra molto discostante dal suoanto, rifacendosi tuttavia bene nei tratti topici e diventando addirittura cupa e “oscura” (sempre termine da prendere con le pinze) sulle parole “Midnight Ride”. Più o meno sullo stesso livello qualitativo l’ottava e sparata “Emergency” (coverizzata anni dopo dai Motorhead, le Girlschool restituiranno la moneta con Bomber). Grandissima la prova di Enid Williams, che ricorda Lemmy in tutto e per tutto (parlo del modo di suonare ovviamente!), ottima la chitarra, positive voce e batteria, ma canzone che a tratti mi pare geniale, in altri piuttosto noiosa, un po’ più di amalgama non avrebbe certo guastato, ed avrebbe portato Emergency sul piano della prima metà dell’ album (a mio avviso, non degli addetti ai lavori, visto che Emergency è da tutti gli altri considerata un classicissimo, presente sempre anche nei live e nel best of), piano del quale fa invece parte “Baby Doll”. Il Riff tutto sommato tranquillo ma estremamente estroso (per quei tempi) è la cosa che più viene messa in evidenza, ma il tutto è perfettamente calibrato, rendendo questa traccia un altro mini classico delle Girlschool. Anch’essa track da best of, e grande closer, è “Deadline”, componimento veramente cattivo, rapidissimo ma cupo rispetto ai passati pezzi. Granitico ma allo stesso tempo dinamico ed esaltante, esso mostra il volto cattivo delle quattro ragazze, anche forse non c’era bisogno di un pezzo così per dimostrare la loro cattiveria (certo è che, essendoci è un gran bell’avere). E sarebbe anche un gran bell’avere questo intero disco, esordio davvero quasi stellare nella sua prima parte, persosi poi un attimo per poi riprendersi bene sul finire. Mi spiace che siano in pochi a possederlo (perlomeno fra coloro che lo conosco io), così come pochi (direi quasi nessuno fra i nuovi) conoscono queste Girlschool, the Best Female Metal band in the World ma ennesima band che dopo aver passato dei relativi “fasti” è alla prima occasione risprofondata nel dimenticatoio. Mi spiace sia così perché Kelly e soce meriterebbero di stare su altri piedistalli, questo esordio ma anche i successivi lavori ne sono tangibile prova.

Riccardo “Abbadon” Mezzera

Tracklist :
1) Demolition Boys
2) Not For Sale
3) Race With The Devil
4) Take It All Away
5) Nothing To Lose
6) Break Down
7) Midnight Ride
8) Emergency
9) Baby Doll
10) Deadline

Ultimi album di Girlschool

Band: Girlschool
Genere: Heavy 
Anno: 2015
69
Band: Girlschool
Genere:
Anno: 2008
71
Band: Girlschool
Genere:
Anno: 2004
64
Band: Girlschool
Genere:
Anno: 1981
80
Band: Girlschool
Genere:
Anno: 1980
82