Recensione: Dialogue Concerning the Two Chief World Systems

Il destino gioca scherzi beffardi. Un paio di mesi fa ho recensito “Infinite Measure, Finite Existence”, primo album dei techno-thrasher torinesi Jester Majesty. In quella recensione, forse spinto da una burlona Musa ispiratrice, ho scomodato nientemeno che Galileo Galilei citando un breve aforisma contenuto nel suo celeberrimo e importantissimo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Si tratta di un’opera fondamentale della letteratura scientifica, pubblicata nel 1632 e scritta in forma dialogica, in cui tre personaggi mettono a confronto la teoria eliocentrica copernicana (la Terra gira intorno al Sole) e il sistema tolemaico aristotelico (la Terra al centro dell’universo). Galileo ovviamente sostiene la prima teoria…guadagnandosi una condanna a vita per eresia da parte dell’ottimo e solerte Tribunale dell’Inquisizione. La Chiesa Cattolica ha avuto bisogno di poco più di 350 anni per riconoscere gli errori commessi nel processo a Galileo Galilei tenutosi a Roma nel 1633: risale infatti al 1992 la formale riabilitazione dello scienziato toscano da parte di Papa Giovanni Paolo II. Il mondo del Metal tricolore ha aspettato tre anni in più per parlare di Galileo: nel 1995 gli storici heavy progster italiani Time Machine hanno infatti dato alle stampe l’album “Act II: Galileo”. Trent’anni dopo tocca ai marchigiani Tetrarchate il compito di raccogliere il testimone dalle mani dei Time Machine. L’anno scorso la band ha pubblicato il full-length intitolato “Dialogue Concerning the Two Chief World Systems”. Questa lunga frase altro non è se non il titolo inglese del succitato Dialogo di Galileo; il disco oggetto di questa recensione è dedicato all’opera di cui fieramente porta il nome.
I Tetrarchate propongono un Thrash/Death Metal ad due passi dal Prog, ravvivato da un buon lavoro alle chitarre e caratterizzato da un certo coraggio nella stesura della tracklist. Il disco contiene infatti curiosi brani dal piglio ecclesiastico e lunghi intermezzi atmosferici non così frequenti nelle opere che fanno parte dei sottogeneri musicali citati poc’anzi. Questo singolare approccio va oltre alle consuete sequenze di brani animati dai classici strumenti del Rock e del Metal: chitarre, batteria, voce e basso. La prima traccia del disco, “In Paradisum”, si snoda tra testi in latino intonati dal coro San Carlo di Pesaro e gli interventi di un pianoforte che accompagna l’esecuzione delle parti vocali. “Meridian”, la quinta traccia, è invece giocata su atmosfere più cupe e plumbee, con delicati e malinconici arpeggi che fanno da sottofondo alla voce sussurrata del cantante. Pur apprezzando la volontà da parte dei Tetrarchate di variare l’esperienza d’ascolto, è doveroso in questa sede notare come questi due corposi e atipici brani coprano 11 dei 30 minuti di durata del disco. Se a queste insolite tracce aggiungiamo l’apprezzabile “Quietus Before the Storming”, brano strumentale di due minuti che funge da introduzione alla terza canzone, arriviamo a 13 minuti: quasi la metà dell’album è quindi giocata su brani introduttivi e sonorità ‘non metallare’, se così si può dire. Lo storytelling è sicuramente importante, tanto più se si vuole trattare un tema così interessante e profondo, però la sensazione predominante quando si arriva alla fine del disco è che la carne messa sul fuoco dai Tetrarchate sia poca.
La voglia di ascoltare qualcosa in più si fa palpabile, soprattutto considerando il notevole riffing e il buon lavoro della sezione ritmica in brani come l’ottimo “Silence Before Creation, Darkness Before Logos”. Un altro aspetto di cui talvolta si sente il bisogno è la necessità da parte del gruppo di trovare un cantante titolare esclusivamente del posto davanti al microfono. La biografia della band inviata col materiale promozionale insiste proprio su questo punto, vale a dire la difficoltà incontrata nel trovare una voce solista dopo la fuoriuscita del primo cantante, avvenuta già l’anno successivo alla nascita dei Tetrarchate. Il chitarrista Andrea Biondi, responsabile insieme al collega Alessandro Morelli del prezioso lavoro alle asce, aggredisce il microfono con impegno…e con qualche incertezza che pesa sul risultato finale. I Tetrarchate dimostrano di saper mettere sul pentagramma materiale di pregio che, oltretutto, viene valorizzato da una produzione musicale non perfetta ma piacevole e adatta alla proposta. Con una maggiore attenzione alle linee vocali e un minutaggio congruo, anche a costo di far attendere gli appassionati qualche anno in più prima di pubblicare il prossimo disco, il gruppo pesarese potrà finalmente mostrare tutte le sue potenzialità. Mentre attendiamo con interesse l’evoluzione dei Tetrarchate, investiamo un po’ del nostro tempo nell’ascolto di “Dialogue Concerning the Two Chief World Systems”: la fame di prodotti siderurgici nostrani è sempre viva e deve essere soddisfatta in tutti i modi possibili. Buon ascolto!


![Symposium of the Tetrarchs [EP]](https://www.truemetal.it/wp-content/themes/truemetal/assets/img/default-image.jpg)