Recensione: Diamonds And Dirt & The Brian Robertson Album

Di Stefano Ricetti - 18 Giugno 2026 - 8:18

È da poco uscito per Hear No Evil Recordings LTD, sussidiaria della Cherry Red Records, Diamonds And Dirt, The Brian Robertson Album, un doppio Cd Expanded Edition a nome, per l’appunto, Brian Robertson.

Esso si compone dell’album di debutto solista del chitarrista dei Thin Lizzy risalente al 2011 con l’aggiunta di due bonus tracks e del The Brian Robertson Album, un disco contenente brani strumentali sempre risalenti al quel periodo.

Brevi cenni di storia: Brian Robertson, giovane chitarrista scozzese, entrò a far parte dei Thin Lizzy nel 1974. A soli 18 anni, insieme all’altro chitarrista solista Scott Gorham, Robertson fu fondamentale per la creazione del caratteristico attacco a doppia ascia di quella band, come esemplificato in successi del calibro di “The Boys Are Back In Town” e “Jailbreak“. Successivamente all’enorme successo ottenuto dal doppio LP “Live And Dangerous” del 1978, Brian formò i Wild Horses con Jimmy Bain, prima di unirsi ai Motörhead per “Another Perfect Day” del 1983.

A proposito di Motörhead, meglio sgombrare il campo da qualsivoglia dubbio: del fiammeggiante Brian Robertson impegnato con Lemmy e Philthy Animal nelle varie “Dancing on your Grave”, “Shine” e “Rock It”, dentro Diamonds and Dirt, c’è poco o addirittura nulla.

Le quindici canzoni ricomprese nell’album, infatti, trasudano semplice rock, blues, per tracimare talvolta nell’hard rock primigenio, quello per capirci di band come Bad Company e Free, come scritto nella presentazione ufficiale del lavoro, chiare fonti di influenza del Brian Robertson solista che per l’occasione aveva raccolto al proprio capezzale il cantante del Michael Schenker Group Leif Sundlin, il bassista dei Treat Nalley Påhlsson e il batterista degli Europe Ian Haughland con anche il contributo vocale di Rob Lamothe, frontman dei Riverdogs, oltre ad altri ospiti.

Da segnalare, inoltre, fra le quindici tracce, la presenza di brani appartenenti ai Thin Lizzy: “It’s Only Money” e ben due differenti versioni di “Running Back”. A completare l’insieme dei non inediti, “Mail Box” di Frankie Miller.

Poco da aggiungere riguardo il secondo CD, The Brian Robertson Album, un insieme di tredici tracce strumentali inedite realizzate da Robertson in collaborazione con Rob Jeffrey. Nessun accenno all’heavy metal né all’hard rock, solamente rhythm’n’blues e divagazioni al limite del pop.

Il doppio Cd si accompagna a un libretto di 24 pagine con qualche foto e delle lunghe interviste a Brian Robertson condotte da Rich Davenport più degli interventi dell’esperto di materiale Thin Lizzy Per Olsson.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

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