Recensione: Warriors of the Sea

Di Massimo Giangregorio - 19 Gennaio 2026 - 9:00
Warriors of the Sea
Band: Doro
Etichetta: Nuclear Blast
Genere: Power 
Anno: 2025
Nazione:
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70

Chi, come il sottoscritto, è “diversamente giovane” (in fondo è solo un numero…o no? Mah) appena sente nominare Doro (Doro Pesch) fa scattare immediatamente la associazione di idee con una delle bands più rappresentatite di quella che fu la prima ondata del metallo tedesco, nella prima metà degli anno ’80. Tra bands già all’epoca affermatissime (come Scorpions ed Accept) e bands emergenti (come Helloween) questa sorta di neue deutsche metal welle annoverava i Warlock. Un gruppo, quest’ultimo, che allora uno dei pochissimi a poter vantare una front-girl anzichè il “canonico” front-men: ebbene, questa front-girl era proprio Doro Pesch.

Dopo una manciata di album, questa vera e propria eroina metallica pensà bene di mettersi in proprio. Era il 1989 quando, dopo un paio di singoli apripista, pubblicò il suo LP di debutto “Force Majeur”. Un disco che si poneva nella scia del più classico del power-metal teutonico, ormai divenuto un vero e proprio marchio di fabbrica proprio grazie alle innumerevoli aggressioni musicali perpetrate dalle bands citate in precedenza, a cui, nel frattempo, se ne sono aggiunte una miriade formando un’orda selvaggia e adrenalinica come poche. Sta di fatto che la nostra biondissima cantante – da allora – non si è più fermata, forgiando nelle sue fucine dischi a iosa, realizzando una discografia tanto sconfinata quanto mostruosa.

Ma la dimensione che più si addice alla nostra metal-women è quella live: on stage, Doro è una autentica belva; altro che “animale da palcoscenico”! Doro, i palchi li mette letteralmente a ferro e fuoco, se li mangia crudi regalando ai propri fans dei concerti memorabili. Poi, la svolta nella svolta: le viene la pazza idea (non è stata l’unica, per la verità) di traslare l’esperienza sul palco nelle navi da crociera, dando vita a delle navigazioni tostissime, all’insegna della follia più sfrenata; certamente l’antitesi del relax. Ed è proprio dal connubio palco/crociera che è nata questa ultima release della singer tedesca: un disco antologico che celebrasse i fans, incrollabili epigoni di questa sacerdotessa metallica e, al contempo, le scorribande in mare; di qui il titolo “Warriors Of The Sea”. Inoltre, un disco che rappresentasse al meglio la quintessenza di Doro e, quindi, equamente diviso tra tracce in studio (primo disco) perdipiù alquanto rare e tracce dal vivo (secondo disco).

Una gran goduria per le trombe di Eustacchio, deliziosamente sferzate dalla incredibile voce della Pesch (in forma smagliante, praticamente inossidabile) e dal superclassico power mitteleuropeo; of course, non c’è da gridare al miracolo nè al colpo di genio: non a caso, in precedenza ho parlato di “marchio di fabbrica”; qui si ribadisce ulteriormente ogni concetto musicale e si poga di brutto. Da citare la chicchetta costituita dalla cover di “Touch too Much” dei titanici AC/DC dell’era Bon Scott, che fa scattare inesorabilmente l’headbanging a go go.
Insomma, un disco per acquietare la fame dei fans ma che certamente garberà ai tanti seguaci del power metal più ortodosso e che farà sudare di brutto sia gli uni che gli altri.

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