Recensione: El Culto de la Muerte

Di Nicola Furlan - 4 Luglio 2022 - 8:30
El Culto de la Muerte
70

El Culto de la Muerte” (Slaughterhouse Records) è il full-length d’esordio dei Crisis Benoit, gruppo italiano dedito ad un death/grind di notevole fattura. Il genere, da sempre inflazionato e che vede molte band trincerarsi dietro il caos sonoro per nascondere incompetenza e mancanza di attitudine, qui trova un po’ di dignità e respiro. Il terzetto spacca di brutto producendo brani interessanti che, sebbene non propongano nulla di innovativo, dimostrano l’attitudine della band e l’abilità nel calare idee che, fuse le une alle altre, danno vita ad un compatto lotto di brani ad alto rendimento metal. Belli ed incazzati i riff, profondo, espressivo e dinamico il cantanto: “El Culto de la Muerte” si colloca decisamente competitivo sul mercato, considerato anche il fatto che la produzione è d’ottima fattura, marcia, ma godibilissima e corposa.

Il costante oscillare tra death (qualche sfumatura death metal moderno non fa mai male oggigiorno), grind core più classico, ma pure, perché no, punk, rende “El Culto de la Muerte” un bel disco e lo colloca con personalità nell’anticamera dell’inferno, dove il metal estremo si nutre di idee e musica di qualità. Eppoi: è davvero da orgasmo quel basso per mano di Walter Garau in evidenza nei passaggi che contano! I titoli dei brani forniscono immediamente l’idea che i testi si riferiscano alla morte sebbene, da una ricerca, emerga che i contenuti lirici si riferiscono a tematiche legate alla pratica del wrestling (così come emerge dal nome del gruppo, ma qui ci fermiamo per non divagare).

I top tre della tracklist per un assaggio immediato del meglio? A parer di chi scrive è presto detto: ‘Tornado of Thousand Broken Light Tubes‘, ‘El Culto de la Muerte‘, ‘Back from the Dead‘ e ‘Kneeling Reverse Piledriver But Your Skull Exploded in Fragments‘, quest’ultimo brano che racchiude e riassume bene la personalità e l’identità artistica dei Crisis Benoit.
Per concludere, se amate il death/grind variegato per sensazioni e stili, suggeriamo di dare un ascolto alla proposta musicale di questo gruppo anche perché, se avrà la forza di restare unito, saprà certamente regalare in futuro dischi di ulteriore spessore qualittivo e voi sarete lì a dire: ‘li ho seguiti fin dal primo full-length!’. Sono quelle bella sensazioni che ogni tanto ci piace tirarci via davanti a dieci birrette con gli amici. Questa potrebbe essere una di quelle occasioni.

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