Recensione: Emperor of the Black Runes

Di Eugenio Giordano - 5 Febbraio 2004 - 0:00
Emperor of the Black Runes
Band: Domine
Etichetta:
Genere:
Anno: 2004
Nazione:
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80

Non credo che i Domine siano una buona band metal italiana, io sono convinto che i Domine siano il massimo assoluto nella storia del metal italiano, la pietra di paragone, e sono convinto che i Domine siano un patrimonio del nostro paese, un gruppo per il quale essere orgogliosi, un gruppo che unisce alle sue fila l’elite dei metallari italiani, essere dei supporter dei Domine è un imperativo per tutti noi. Oggi mi trovo a dover esprimere le mie considerazioni sul quarto capitolo discografico della carriera della band in questione e credo di poter subito affermare che con questo “Emperor of the black runes” i Domine abbiano semplicemente e indiscutibilmente ribadito la loro supremazia assoluta, una severa e concreta lezione di heavy metal suonata con passione, classe, maturità e potenza. Nei Domine sono confluite, durante gli anni, tutte le caratteristiche migliori e l’anima centrale della scena metal italiana, un processo che ha impiegato due decenni per realizzarsi in loro ma che adesso appare in tutta la sua perfezione artistica. Il nuovo disco dei Domine possiede una struttura compositiva assolutamente maiuscola, personale e ambiziosa. Il gruppo appare totalmente conscio del suo valore e mostra con eleganza di non avere paura di esprimere il suo potenziale misurandosi con composizioni elaborate e di grande spessore artistico. I Domine hanno registrato un platter completo e aggressivo, hanno concretizzato in dieci brani tutti i concetti portanti dell’epic metal generando un sound vibrante e frontale, l’incedere maestoso dei pezzi si affida spesso ad atmosfere oscure e drammatiche, su queste svetta la voce dell’ex Sabotage Morby, un titano del metal tricolore e mi pare di non dover aggiungere altro su un cantante di questa portata. “Emperor of the black runes” è un disco lungo e impegnativo, il valore dei brani richiede spesso una attenzione particolare dell’ascoltatore, senza mai apparire prolisse, le composizioni superano sovente i sei minuti di durata e si sviluppano in movimenti articolati con perizia e classe. Come tradizione il nuovo disco è introdotto da uno strumentale, in questo caso “Overture mortale”, subito viene generata una atmosfera epica e trascinante, le chitarre irrompono sorrette da una sezione ritmica tellurica e devastante.

Si parte con la potenza pura di “Battle gods” un brano semplicemente perfetto, strofe epiche e veloci sono dominate da linee vocali al vetriolo che poi esplodono in un refrain trascinante che promette sfaceli in sede live, i Domine in quattro minuti e mezzo hanno già polverizzato qualsiasi possibile paragone con le altre band italiane, ci sono solo loro. Si continua in maniera sopraffina con “Arioch, the chaos star” un brano incentrato su strutture ritmiche inarrestabili, la strofa è una cavalcata crescente che sprigiona potenza in ogni frangente, il ritornello risulta immediatamente incisivo ed efficace confermando in pieno lo spirito epico della canzone, una nuova prova maiuscola da parte dei nostri toscani. Il capolavoro del disco è “The Aquilonia suite” una lunga composizione dedicata alle vicende cinematografiche del classico “Conan il Barbaro”. Il brano è suddiviso in sei movimenti ma vi granatisco che ascoltandolo non ci si accorge della sua durata, tutto è giocato su strofe crescenti ed enfatiche dal chiaro intento epico per poi lasciare spazio ai cori maestosi del ritornello, le parti vocali sono stellari, a queste si uniscono movimenti strumentali potentissimi in un equilibrio artistico perfetto. I Manowar più trascinanti emergono nelle note della successiva “The prince in the scarlet robe” che dopo una breve introduzione pianistica si rivela nella sua ossatura epica, in questo caso credo che i Domine abbiano sfornato un brano dal potenziale live indiscutibile. Con “Icarus ascending” la band toscana realizza una prova compositiva ispiratissima, le strofe decollano letteralmente verso l’alto e il ritornello si affida a refrain irresistibili, emergono gli Iron Maiden ma i Domine non seguono nessun modello o stereotipo rimanendo fedeli al loro stile inconfondibile. La band abbassa il profilo e colpisce a denti serrati con la successiva “The song of the swords” una canzone in cui rivive lo spirito conquistatore del primo disco dei nostri “Champion eternal”, la maturazione raggiunta dai Domine a questo punto rende ogni loro canzone un nuovo classico da affidare alla storia. La successiva suite “The sun of the new season” si distende lungo cinque movimenti e presenta l’interessante duetto vocale tra Morby e Leanan Sidhe dei Beholder, qui la band si muove tra strofe epiche dal forte sapore drammatico mentre si aprono spunti strumentali davvero ambiziosi e raffinati, un possibile paragone è rappresentato dai Virgin Steele di “Invictus”. La successiva “True believer” è una canzone potentissima e inarrestabile, qui la band spinge su tempi veloci e refrain indimenticabili, questa canzone si pone nel repertorio dei Domine al fianco di “Defender” o “The hurricane master” e credo non siano necessarie altre parole in merito. La conclusiva “The forest of light” è una composizione acustica dal sapore medievale che conclude il nuovo disco in maniera adeguata ed elegante.

Signori, il nuovo disco dei Domine si intitola “Emperor of the black runes”, è bellissimo, fatelo vostro appena potete.

Tracklist:
1. Overture mortale
2. Battle gods
3. Arioch, the chaos star
4. The Aquilonia suite
5. The prince in the scarlet robe
6. Icarus ascending
7. The song of swords
8. The sun of the new season
9. True believer
10. The forest of light

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