Recensione: Entropy

Di Eugenio Giordano - 27 Agosto 2004 - 0:00
Entropy
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Genere:
Anno: 2004
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68

Arrivati alla seconda pubblicazione gli statunitensi All Too Human hanno trovato in Derek Sherinian un elemento fondamentale e di fatto hanno contribuito sensibilmente a riportare il famoso tastierista sulla via del metal progressivo interrotta bruscamente dopo la realizzazione del sottovalutatissimo “Falling into infinity” dei Dream Theater e la passata collaborazione con i Planet X.

Il nuovo “Entropy” è stato realizzato negli Stati Uniti nel 2002, solo di recente la tricolore Steelheart – Adrenaline Records ha ingaggiato la band ristampando in Europa il loro secondo disco, alla track list originaria sono stati aggiunti un paio di brani provenienti dal primo disco della band. Lo stile degli All Too Human è facile da descrivere, basta prendere in considerazione la recente carriera dei Queensryche e in particolare opere come “Operation: mindcrime”, i successivi “Empire” e “Promised land”. Il prog metal della band statunitense è senza dubbio molto elegante e articolato e non risente di particolari contaminazioni rimanendo molto conforme alla scuola americana. La vera rivelazione dell’album è proprio Sherinian il quale spesso è artefice di interpretazioni emozionanti attraverso i tasti delle sue tastiere. Io amo molto i Dream Theater, non nascondo il fatto che insieme ai Fates Warning e ai Queensryche siano le migliori band dell’attuale scena prog mondiale e posso capire l’allontanamento di Sherinian all’epoca. Tuttavia questo musicista è davvero completo, si è allontanato dal metal con i suoi progetti solisti, ma di fronte a dischi come questo non gli si può negare il giusto plauso. Altro asso nella manica di questi ragazzi è l’ottimo vocalist Don DuZan che con la sua timbrica piena e corposa riesce a distinguere il sound della sua band rispetto alla media degli act progressivi attivi in questo momento. Una nota particolare merita la ottima produzione sonora di questo album che risulta decisamente competitiva rispetto agli standard del mercato discografico attuale. La complessità del songwriting della band può rappresentare un ostacolo per gli ascoltatori meno esperti ma indubbiamente le splendide soluzioni melodiche adoperate dagli All Too Human consentono a ogni brano di poter essere compreso e apprezzato nel raggio di pochi ascolti. Senza risultare mai prolissi o ripetitivi i nostri cinque americani sanno bilanciare la tecnica strumentale con l’emozione dando prova di gusto e raffinatezza.

Il disco è aperto dalla magnifica “The jester” una composizione incentrata su strutture crescenti e cambievoli, le linee vocali assumono subito i tratti tipici del metal progressivo americano risultando efficaci e coinvolgenti. Più articolata ed eccentrica “E-killer” pone maggiormente l’accento sulla ricerca compositiva senza dimenticare una sana ossatura metal posta alla base del pezzo. Lo strumentale “Arrhythmia” spinge sulle caratteristiche progressive del sound di questi ragazzi, mentre con “Seven deadly sins” torniamo a strutture eleganti e raffinate di chiara matrice Queensryche. La title track è un brano ambizioso e articolato che richiede differenti ascolti per poter essere apprezzato in pieno. Lo stile del gruppo emerge nettamente tra le melodie articolate di “Haunted” lasciando intendere quanto agli All Too Human non interessi vendere migliaia di copie ma puntare su personalità e ricercatezza. Più eclettica “White stones” mostra il lato sperimentale del gruppo e propone soluzioni varie e inedite. Bella anche la conclusiva “Undone” giocata so ottimi cambi di tempo e melodie vocali intrecciate. Le bonus track mostrano una maggiore tendenza a lasciarsi contaminare dal prog melodico europeo di gruppi quali Poverty’s No Crime.

Potete leggere qui di fianco la recensione del nuovo lavoro dei Threshold firmata dal nostro ottimo Onirica, aspettiamo le nuove produzioni dei Pain Of Salvation, dei Dead Soul Tribe e del combo italiano DGM. Siamo di fronte a una stagione ricca per gli amanti del prog metal e credo che gli All Too Human possano rappresentare una bella sorpresa per tutti voi.

1. Entropy 08:36
2. The Jester 08:00
3. Haunted 11:12
4. E-killer 04:55
5. Arrhythmia 07:58
6. Seven Deadly Sins 05:47
7. White Stones 08:05
8. Undone 05:22

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