Recensione: Frail Words Collapse

Di Alberto Fittarelli - 3 Luglio 2003 - 0:00
Frail Words Collapse
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Anno: 2003
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49

La Metal Blade ultimamente sta prendendo una piega che non mi è troppo congeniale: dopo i The Black Dahlia Murder, un gruppo davvero troppo derivativo ed impersonale per appartenere al rooster di una simile label, mi capitano in mano ora questi As I Lay Dying, americani già dall’immagine e con una gran voglia di unire stili diversi in una sorta di “crossover” (inteso nel suo senso proprio) che non riesce però a colpire positivamente l’ascoltatore.

La band è in attività da pochissimo tempo, solo due anni, e con una produzione minima (un debut per un’etichetta underground ed uno split con gli American Tragedy) si presentano ora sul mercato con un album pretenzioso ed eterogeneo come questo Frail Words Collapse, favoriti dalla potenza promozionale della label tedesca: il tentativo è quello di piacere all’audience estrema così come a quella hardcore, riunendo riffs di chitarra tra il death e la melodia ottantiana (o svedese che dir si voglia) a vocals urlate ed una sezione ritmica che spesso scandisce tempi sincopati tipici del filone Nu. Se, leggendo, l’accostamento vi sembra fastidioso, vi assicuro che nell’ascolto la sensazione non cambia assolutamente.

Devo dire innanzitutto che questo disco mi ha richiesto diversi ascolti, sempre più approfonditi, per poter formulare un giudizio, dato che la natura composita della musica degli As I Lay Dying non rende certo facile un’assimilazione immediata; questo nonostante la band si sforzi di risultare accessibile in più punti, con l’inserimento di chorus a voce pulita (Forever, Collision) e parti chitarristiche che ci rimandano direttamente agli ultimi prodotto della scena death melodica scandinava. Ma i patterns di batteria spezzettati e soprattutto la voce, gridata e sostanzialmente estremizzazione del timbro hardcore/punk, non aiutano di certo ad avere una visuale complessiva del disco dopo un solo passaggio, così come è difficile inquadrare il loro stile anche dopo ripetuti ascolti. Anche i pezzi più violenti non fanno che aumentare il senso di confusione, come nel caso di Distance is Darkness, col risultato di non poter descrivere l’album in sè ma i singoli episodi che lo compongono; ed il pezzo citato contiene tra l’altro uno dei momenti più brutti dell’intero disco, con un ritornello melodico per nulla azzeccato.

Insomma, una release che non si capisce dove voglia andare a parare, ed una band per cui non vedo un grande futuro se non darà una raddrizzata alle proprie ambizioni: teniamo conto che la sperimentazione è cosa buona se non è improvvisata o forzata, e per una band così giovane forse questo disco può rappresentare il classico passo più lungo della gamba. Ora bisognerà vedere se questo combo riuscirà a trovare una via in cui porsi, o se avrà le effettive capacità per crearne di nuove; ma la bocciatura a Frail Words Collapse ci sta sinceramente tutta.

Alberto ‘Hellbound’ Fittarelli


Tracklist:

1. 94 hours
2. Falling upon deaf ears
3. Forever
4. Collision
5. Distance is darkness
6. Behind me lies another fallen soldier
7. Undefined
8. A thousand steps
9. The beginning
10.Song 10
11.The pain of separation
12.Elegy

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