Recensione: Freedom Call

Di Paolo Beretta - 15 Ottobre 2004 - 0:00
Freedom Call
Band: Angra
Etichetta:
Genere:
Anno:1996
Nazione:
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80

Molto spesso alla parola Mini-cd si accostano aggettivi poco nobili che vorrebbero testimoniare la pochezza qualitativa di prodotti trascurabili e significativi solo per collezionisti o fans integerrimi. Freedom Call non fa decisamente parte della categoria con le sue sei tracce e trenta minuti di ottima musica. Il mini è uscito nei negozi nell’estate del 1996, pochi mesi dopo la pubblicazione Holy Land.

Per chi non sapesse cosa rappresenta Holy Land per il Metal traduco la frase precedente, affermando esplicitamente che ciò che mi appresto a recensire è stato scritto all’apice della carriera di uno dei gruppi più straordinari ed innovativi dell’ultimo decennio per quel che concerne il Power Metal: gli Angra! Il disco mostra lo stato di forma eccezionale della band impeccabile per tecnica, passionalità e songwriting (lo so che è solo uno l’inedito presente ma, ciò non toglie che il songwriting del prodotto sia straordinario ed una delizia per le nostre orecchie). La breve tracklist è omogenea. Il risultato è un lavoro di indiscussa caratura, avvalorato da un’ottima produzione.

L’opener, nonché title track, è una canzone di non immediata assimilazione che prende velocità solo con il passare dei minuti. Riuscitissima risulta essere, dopo il chorus, la semplice pausa seguita da un bel lavoro delle guitars. Segue la bellissima Queen Of The Night (dal demo Reaching Horizon) che, fin da subito, mette in evidenza orchestrazioni forti contrapposte al riffing ed al mid tempo mentre la forza che Andrè riesce a dare alle strofe, ben collegate con il refrain, è strepitosa. Un pezzo breve ed intenso, senza cali, che, in soli quattro minuti, trova lo spazio per un solos di rara bellezza ed un momento di “riflessione” prima di chiudere il cerchio aperto con le prime note. Direttamente dallo storico demo del 1992 Reaching Horizons viene riproposta l’omonima track. Un brano superiore, che trasmette quiete con una sezione ritmica immobile. Una tranquillità assoluta, quasi irreale, che divampa nell’arpeggio e che non viene rotta nemmeno dal finale in crescendo durante il quale, sotto un suggestivo tappeto d’organo, Matos si cimenta in acuti sempre più esagerati ed eleganti. Nonostante ciò io credo che Andrè offra il suo meglio nelle dolci strofe iniziali, cantate in perfetta simbiosi con il delicato lavoro della chitarra. Successivamente gli Angra ripropongono Stand Away in orchestral version. La canzone, sebbene sia sempre stupenda, secondo me non rende al massimo con la perdita della potenza del riffing rispetto al brano apparso su Angels Cry. Subito dopo è tempo del tributo ai Judas Priest con Painkiller. E’ indiscutibile affermare che fa un certo effetto sentire, dopo la delicata Stand Away, l’ugola di Matos stridere e graffiare ma il risultato è incredibilmente, (la prima volta che l’ho ascoltata infatti ero titubante, non lo nego), superlativo. Una cover difficile che dimostra la qualità degli Angra che non snaturano la bellezza dell’originale e danno prova di tecnica eccelsa. Il mini termina con Deep Blue. Una Hit (da Holy Land) che, nel primo minuto, mi ha ricordato atmosfere ecclesiastiche prima di virare verso un sound più canonico. Ottimo il refrain seguito dal solos semplice che segue le linee melodiche del suddetto.

In definitiva Freedom Call è un prodotto da avere che mi sento in dovere di sponsorizzare senza remora alcuna. Piacevolissimo. Un mini cd destinato a non perdere potenza anche dopo ripetuti ascolti. Una mezzora di grande, grandissima musica.

TRACKLIST:

1. Freedom Call
2. Queen Of the Night
3. Reaching Horizons
4. Stand Away
5. Painkiller
6. Deep Blue.

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