Recensione: Gargle Cummics

Di Michele Carli - 30 Maggio 2010 - 0:00
Gargle Cummics
Band: Rompeprop
Etichetta:
Genere:
Anno:2010
Nazione:
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75

Un disco dei Rompeprop è sempre, a suo modo, un piccolo evento. Loro rappresentano la dinastia dei Gut e dei Cock And Ball Torture dei tempi che furono, quando ancora davano lezioni a tutta la scena porngrind a colpi di Groove con la G maiuscola, prima di diventare la parodia di loro stessi (i primi) e prima di perdere drasticamente in qualità (i secondi). Il mini Menstrual Stomphulk e l’album Hellcock Pornflakes sono diventati dei must have in questo campo, e dopo l’ottimo split Girls On Acid ero curioso di ascoltare un po’ del loro nuovo materiale.

Comunque, per chi non li conoscesse e per chi avesse intenzione di affacciarsi per la prima volta a questo sottogenere, faccio un po’ il punto della situazione. Anzitutto, mettete da parte la concezione classica di grindcore. Togliete i messaggi di protesta, togliete l’ipervelocità, togliete la furia, lasciate un 30% scarso ai classici blast beats e riempite il vuoto con roccioso, saltellante tupa tupa; coprite tutto con una voce completamente pitch-shiftata, mischiate con un po’ di thrash, ed ecco a voi i Rompeprop e, più in generale, il groovy porngrind. A dire il vero, in questo album i Rompeprop sembrano aver messo da parte il loro lato porn, a partire dalla (splendida) copertina, lasciando decisamente più spazio all’umorismo becero che comunque li accompagna da sempre. Un cambiamento che coinvolge anche il lato musicale, adesso molto più maturo rispetto a quanto sentito in Hellcock Pornflakes. Certo, mi viene da ridere a usare la parola “maturo” per un disco come Gargle Cummics, soprattutto per le chicche demenziali che farciscono l’album: ad esempio, lo stacco di trombetta all’inizio di M´n Lul è qualcosa di fenomenale, così come i versi caprini su Achmeds Arüm (The Perfect Moshlimb), senza contare la canzoncina stile cartoon di Quackquack, con sopra la voce ultragutturale di Dirty Dr. Dente che canticchia la melodia. Questa è solo una parte della demenza diffusa nel disco, ma la maturità, dicevo, c’è e si sente. L’esempio più concreto è dato dai riffs di chitarra: semplicissimi, basilari, ma dannatamente groovy e orecchiabili,
molto più curati che in passato e stavolta aiutati da una produzione ottima e pulita, decisamente di alto livello rispetto al genere. Prendete come esempio Foreskin Fart oppure Tante Shampoo, e ditemi se riuscite a tenere ferma la testa: creare situazioni da mosh selvaggio è sempre la specialità dei Rompeprop, a quanto pare, e continuano a non perdere terreno. Impossibile, poi, non rimanere affascinati dalla cover di Born To Be Wild, per l’occasione ribattezzata Porn To Be Wild. Spero che i cari, vecchi Steppenwolf non se la prendano troppo a male per il “tributo”, ma questa versione è veramente grande. Chissà che effetto avrebbe fatto con lo sfondo dei tipici paesaggi americani, e chissà se Dennis Hopper e Peter Fonda avrebbero apprezzato.

Ovviamente, gli amanti della velocità e dei blast beats non troveranno di certo pane per i loro denti, con Gargle Cummics, come anche gli appassionati di musica complessa e articolata, ma dubito che questi ultimi siano arrivati a leggere fino a questo punto. Gargle Cummics è un disco semplice, di poche pretese, perfettamente integrato nella discografia di questi tre olandesi e con il solo scopo di far sbattere la gente l’una contro l’altra. Cercare altre motivazioni e altri significati reconditi è inutile. La musica dei Rompeprop è fatta così, prendere o lasciare. E io consiglio caldamente di prendere, altroché.

Michele “Panzerfaust” Carli


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Tracklist:
1. Quackquack
2. Foreskin Fart
3. Pikzwarteflikkerkak
4. Knijnen Met Un V-hals
5. M’n Lul
6. Gr(e)indhoven
7. Horrorable Hangover
8. Achmeds Aruem (The Perfect Moshlimb)
9. Scottish Handcuffs
10. Tante Shampoo
11. Bring Out The Dead
12. Deadmen
13. Cleveland Steamer
14. Porn To Be Wild
15. Stront. Wie Het Oe Gescheten?
16. Einde

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