Recensione: Ghosts of Europa

Di Valeria Campagnale - 4 Luglio 2026 - 9:00
Ghosts of Europa
Band: Mortiis
Genere: Avantgarde 
Anno: 2026
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
75

Il percorso di Håvard Ellefsen sfugge alle traiettorie prevedibili. Dopo aver contribuito alla nascita del black metal norvegese con gli Emperor, il musicista dietro al progetto Mortiis ha tracciato in solitaria i confini del dungeon synth, la cosiddetta Era I, per poi abbandonare quelle atmosfere ed esplorare i ritmi abrasivi dell’industrial e della darkwave.

Oggi, a vent’anni da quelle sperimentazioni e dopo aver rimosso anche visivamente l’ingombrante maschera prostetica degli esordi, Ellefsen pubblicaGhosts Of Europa”, uscito il 26 giugno, per Prophecy Productions. Il disco evita qualsiasi intento auto-celebrativo o rievocativo, presentandosi invece come un’opera cupa, spigolosa e profondamente introspettiva, che rimette in discussione il legame dell’autore con i suoi vecchi linguaggi musicali.

Ghosts Of Europa”, originariamente concepito come un lavoro a quattro mani con Stephan Groth (Apoptygma Berzerk) per omaggiare la scuola elettronica tedesca di Klaus Schulze e dei Tangerine Dream, l’album si è trasformato in un percorso solitario quando la collaborazione si è interrotta. Mortiis ha preso quei frammenti e li ha fatti marcire e fiorire a modo suo, isolandosi al punto da ammettere che la genesi del disco è costata amicizie, relazioni e un pesante esame di coscienza. Il risultato, mixato da Sean Beavan (Nine Inch Nails e Depeche Mode), è un’opera cinematografica che fluttua tra la libertà espressiva e il peso del rimpianto.
L’album rifugge le soluzioni semplici. La title track è emblematica, senza il conforto di un ritornello, il brano si avvita attorno a sintetizzatori scarni, dando spazio a una presenza vocale, quella di Sarah Jezebel Deva e Laurie Ann Haus, che trasforma il suono in un peso cupo e invernale. È un electro-goth cinematico, una sorta di riflesso distopico che trova continuità nella successiva “Return To The Old Fields”, un lamento rallentato e ipnotico che evoca la sensazione di diventare estranei nella propria terra.
L’onestà intellettuale del disco è la capacità di muoversi tra registri diversi con coerenza, se brani come “The Faith That Fades Away” scelgono la via della sottrazione e del silenzio, altrove emergono spigoli improvvisi come in “Violent Silence” che recupera le cadenze secche della darkwave dei primi anni ’90, mentre “Tundra Heart Of Hell” si sviluppa su cinque minuti di pop acido, distorto e privo di scuse che aggredisce l’ascoltatore sia nei testi che nelle frequenze.

La varietà stilistica, il pregio del disco, non scivola mai nel caos, persino gli accostamenti più rischiosi come i canti di gola e le suggestioni mediorientali di “Tribes Of Distopia”, o il congedo cinico e soffocante di “Farewell Romeo“, mantengono una coerenza emotiva ferrea. Il merito va anche al contributo discreto ma fondamentale di Thorsten Quaeschning (Tangerine Dream), con linee di sequencer che integrano e dilatano i volumi sonori del disco.
“Ghosts Of Europa” non è una raccolta di canzoni nate per compiacere una fanbase, né un tentativo di catalogazione in un genere preciso, è un diario sonoro ruvido, che affronta l’ingiustizia delle proprie scelte passate senza l’indulgenza del pentimento e senza il bisogno di chiedere scusa. Solitario, tagliente e privo di concessioni nella sua trasparenza emotiva, è forse il punto più alto, maturo e autentico della produzione recente di Mortiis. Un disco che non cerca di farsi rincorrere, ma che una volta assimilato fa fatica ad andarsene.

Ultimi album di Mortiis

Band: Mortiis
Genere: Avantgarde 
Anno: 2026
75
Band: Mortiis
Genere:
Anno: 2002
65