Copertina di God Slayer dei Vredehammer
Recensione Death · Album · 2024

Vredehammer God Slayer

di Gianluca Fontanesi 4 Giugno 2024 - 00:22
Tipologia
Album
Etichetta
Indie Recordings
Generi
Death Black
Anno
2024
Nazione
Norvegia

Nella musica, come nella vita del resto, spesso il tuo passato recente influisce sul futuro in svariate maniere, ed è un po' quello che succede oggi ai Vredehammer in maniera inevitabile. L'ultimo album dato alle stampe dal buon Per Valla, Viperous, fece saltare molta gente dalla sedia e fu un lavoro incredibile sotto tutti i punti di vista; le aspettative, oggi, sono di conseguenza altissime e, quando si arriva da un biglietto da visita del genere, il perdere il filo del discorso è più facile che riconfermarsi.

God Slayer è il disco che ti aspetti e in parte quello che non ti aspetti; un fratello naturale del suo predecessore ma anche un'entità a sé stante e che porta altre soluzioni sul piatto. Il primo cambiamento fondamentale è dietro le pelli: si passa infatti da Frostbitten a Nils “Dominator” Fjellström, che di certo non ha bisogno di presentazioni. La furia assassina di Viperous cede poi il passo a un songwriting meno dirompente e più ragionato, scelta stilistica che perde un po' in potenza ma alla lunga risulta in ogni caso vincente. In God Slayer ci sono molti meno blast beats e ci si orienta di più sul groove dei mid tempo, offrendo una struttura dei brani in questo contesto atipica. La quasi totalità delle tracce, infatti, ha una struttura in due atti e per la maggior parte delle volte diversi tra loro ma con un fil rouge indistruttibile. Viperous puntava alla gola, assaliva in maniera frontale e distruggeva tutto sparando tutte le cartucce in suo possesso immediatamente; God Slayer invece raggiunge spesso il parossismo nelle seconde parti dei brani, arriva dopo, ma quando arriva è comunque un carro armato.

L'elettronica è presente ma in maniera ridotta e ogni tanto si sperimenta con voci filtrate ma senza mai arrivare al clean vero e proprio. La voce di Per è puro e semplice growl, monolitico come la musica che propone; la produzione dell'album è di quelle da denuncia, con una pacca pazzesca e in grado di esaltare ogni singola nota suonata. Ci sono sì alcuni difetti come un brano o 2 di livello leggermente inferiore e la conclusiva Obliterator che si tronca troppo presto ma, tutto sommato, God Slayer si rivela un altro centro.

Ora dovreste farvi una domanda: quanto Viperous cercate in God Slayer? La risposta potrebbe coincidere col giudizio che darete all'album. Il nome Vredehammer è comunque vivissimo e un'eccellenza da cui ogni amante del death/black suonato in maniera più moderna non può più prescindere.

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