Recensione: Good God, Baad Man

Di Massimo Giangregorio - 7 Aprile 2026 - 10:31

A dare una scorsa alla discografia dei Corrosion Of Conformity vengono le vertigini.
Questa band di Raleigh, North Carolina, è attiva dal lontanissimo 1982 e, da allora, ha pubblicato uno tsunami di dischi! Indicare – tra questi – quelli più riusciti è opera ardua.
Sta di fatto che si tratta di un gruppo seminale, che ha detto, sta ancora dicendo e dirà ancora la sua in campo heavy rock.
All’inizio la band era un gruppo punk formato da teenagers.
Col passare degli album, si è trasformata man mano in una crossover/thrash metal band, passando attraverso un heavy metal con forti influenze southern rock blues.
Poi i Corrosion of Conformity sono spariti dai radar dal 2006 (dopo l’uscita di “In the arm of God”) al 2010, in parte a causa del fatto che erano tutti impegnati in progetti paralleli.
In quell’anno incisero solo un singolo (“Your Tomorrow”) per poi resuscitare definitivamente nel 2012 con il full-lenght omonimo.
Ora tornano a noi con un cd altamente (manco a farlo apposta, nomen omen) corrosivo, in cui i pezzi sono attaccati fra loro, in modo da non dare letteralmente il tempo di tirare il fiato all’ascoltatore.
Soprattutto, un disco nel quale tutte le influenze di cui sopra si avvertono in maniera palpabile.
Ben 18 pugni in pieno volto compongono questo disco; tra di essi meritano una menzione speciale (secondo me) “The Handler” (con venature di Rage Against The Machine), l’arabeggiante “Bedouin’s Hand” e la ultra-dinamica “Sleeping on the Killing Floor”, oltre a “Handcuff County” che ci fa rivivere le emozioni di quelle vecchie rocce dei ZZ Top.
Comunque sia, ogni singola traccia di questo disco ha una sua identità ben precisa e diversa da quella di tutte le altre.
Non c’è che dire: un gran bel disco, che vi farà grondare sudore e furore. Acquisto ed ascolti altamente consigliati!

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