Copertina di Grindstone dei Cold Truth
Recensione Hard Rock · Album · 2017

Cold Truth Grindstone

di Stefano Santamaria 13 Maggio 2017 - 23:59
Band
Cold Truth
Tipologia
Album
Genere
Hard Rock
Anno
2017
Nazione
Stati Uniti

Terzo granitico album per gli statunitensi Cold Truth, la cui carriera discografica inizia nel 2003, con un omonimo full-length, per poi proseguire nel 2008 con “Do Whatcha Do”. 

“Grindstone” è la loro ultima fatica, un lavoro che continua sul percorso già tracciato nel recente passato dagli artisti. Una strada pregna di passione e sudore la loro, in cui molte volte uno sguardo di sofferenza e sacrificio diventa la molla da cui ripartire, passo dopo passo, dopo ogni difficoltà. 

L’asfalto non è mai accogliente, come del resto non lo è la vita, avversità che se compresa, ci fortifica. Positività che ci viene comunicata in ogni nota, in ogni espressione e melodia. Una vera e propria eruzione di rock ci investe, impreziosita da un calore blues che tutto avvolge, abbracciando. La voce, graffiante e potente, ci racconta di influenze hard rock; la chitarra, per presenza e luminosità degli assoli, discorre in toni che sfiorano anche l’heavy. 

Hard rock da saloon, melodie che inevitabilmente ci fanno ciondolare il capo, ritornelli a cui è impossibile resistere, lasciandoci andare.

‘New Horizon’, ‘Hands On The Wheel’ incarnano l’entusiasmo di un disco in cui ogni singolo episodio mesce adrenalina a sentimento, in cui ci si lascia andare. Libertà, vento sul viso, sole che ci colora le braccia in un’ideale cavalcata in mezzo ad un deserto. 

‘Last Man Alive’ è l’oasi in cui dissetarsi, il momento in cui prendiamo coscienza di non aver resistito invano, di essere dei sopravvissuti. I suoni non sono gonfiati da una produzione eccessivamente moderna, una resa che esalta un’essenza anni settanta, senza però risultare deliberatamente vintage.

Lynyrd Skynyrd, White Snakes e Ac/Dc sono alcuni dei parallelismi che ci tornano alla mente ascoltando “Grindstone”. Ciò che ci seduce di più è l’essenzialità dei tocchi della batteria, la corposità delle chitarre, senza che nulla sia eccessivamente aspro, oppure allo stesso tempo florido. 

Genuinità che trasuda forza e amabilità, ma che sa essere anche concreta in un contesto comunque romantico. Full-length all’insegna della tradizione, nel quale non incapperete nemmeno per caso in novità. Premesso questo, sono tanti e tali le  qualità ed il trasporto emotivo da consigliarvi ad occhi chiusi i Cold Truth, alfieri di un rock che non vuole arrendersi.

Stefano “Thiess” Santamaria

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