Recensione: Guilty as Sin

Di Stefano Ricetti - 24 Novembre 2015 - 9:57
Guilty as Sin
Band: Girlschool
Etichetta:
Genere: Heavy 
Anno: 2015
Nazione:
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69

A rinsaldare l’antico legame con gli altri vecchi compagni di scorrerie barbariche in ambito musicale, oltre al tour che dovrebbe schierare tutti  tre insieme appassionatamente c’è il cappello dell’etichetta UDR, sotto la quale vede la luce l’ultimo album delle scolarette scapestrate Girlschool, il tredicesimo in studio della carriera. Riguardo ai pard sopraccitati ovvio che si tratti di Motorhead e Saxon, vecchi leoni dell’HM britannico che pare non abbiano nessuna intenzione di ammainare bandiera. Il Bomber&Eagle Tour, tanto per utilizzare la vecchia denominazione, passerà anche dalle nostre parti a febbraio 2016, precisamente l’11 all’Alcatraz di Milano e il 20 al Palasport di Trento, due palchi che verranno messi a ferro e fuoco dal  triumvirato delle leggende hard rock inglesi.

Più di tre decenni sono passati dallo split St. Valentine’s Day Massacre del 1981 ove Girlschool e Motorhead, sotto il moniker Headgirl, licenziarono la cover di  Please Don’t Touch (di Johnny Kidd & The Pirates) su di un lato del vinile e sull’altro si cimentarono nello scambio dei brani Bomber ed Emergency. Allora Denise Dufort (batteria), Kim McAuliffe (chitarra), Kelly Johnson (chitarra/voce)  ed Enid Williams (basso) rappresentavano per davvero una novità: quattro ragazze che se la giocavano alla pari con i mostri sacri del periodo – i Motorhead già godevano allora di un status elevato e del rispetto spropositato da parte dei colleghi – puntando su velocità e violenza, sulla base di una convinzione di fondo, alimentata da un no look che non lasciava spazio ad alcuna concessione al sex appeal di facile consumo e alla melodia da classifica.

La recente scomparsa di quel personaggione che fu Philty Animal Taylor, storico drummer dei Motorhead, ha riportato negli occhi di molti suoi fan le immagini del video che immortalano lo stesso Phil, reduce da un precedente infortunio, che balla e canta come voce addizionale durante l’esecuzione di Please Don’t Touch da parte dei Motorheadgirlschool  mentre dietro ai tamburi siede Denise Dufort. Da allora tante, troppe cose sono cambiate, inevitabilmente, ma quello che balza immediatamente all’attenzione è la formazione delle ‘Girls di oggi che per ¾ ricalca quella dei bei tempi del Massacro di San Valentino e che probabilmente, se non vi fosse stata la scomparsa prematura di Kelly Johnson del 2007 (R.I.P. Kelly) poteva addirittura schierare le stesse quattro guerriere in gonnella di allora.            

Chiaro che oggi, nel 2015, con un mondo intorno a loro che pare davvero irriconoscibile e soprattutto impossibile da sovrapporre a quello degli anni Ottanta, le ragazze terribili dell’heavy rock britannico abbiano mutato l’atteggiamento, anche solo per meri motivi anagrafici. Nonostante questo Guilty as Sin è un album che non promette né può generare particolari scossoni a livello di songwriting: i fan di vecchia data insieme con gli aficionados degli ultimi lustri pretendono quello dalle Girlschool e quello le Girlschool forniscono in ampie dosi, lungo trenta minuti abbondanti di musica suddivisi in dieci brani: heavy killer rock’N’roll dall’inizio alla fine, con qualche lieve licenza in altri territori.

L’anima motorheadiana, da sempre nel Dna di Denise Dufort&Co. esplode come ai bei tempi all’interno di trame che rispondono ai nomi di Take It like a Band, Night Before e la stessa Guilty as Sin, brano insistito che si stampa nella capoccia e ci ronza all’infinito che è una goduria. Incorrere in qualche filler  non toglie il dolce sapore di potersi assaporare le ‘Schools più ariose fra i solchi di Treasure e Awkward Position.

Bizzarra la scelta di coverizzare un brano che negli anni Ottanta rappresentava l’archetipo della musica del “blocco opposto” insieme con Thriller di Michael Jackson: Stayin’ Alive dei Bee Gees che, passato fra le sapienti mai delle scolarette assume le sembianze di un piacevole pezzo degli ZZ Top, di quelli con le biondone in minigonna e tacco 12 incorporato. Se mai ce ne fosse bisogno, un’ulteriore esempio illuminante su come i tempi siano cambiati e mai più torneranno indietro, neanche per le Girlschool. Una scelta del genere, se fatta nel 1982, avrebbe fatto gridare all’ALTO TRADIMENTO intere legioni di defender…              

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

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