Recensione: Hail to Hellas

Di LeatherKnight - 20 Gennaio 2004 - 0:00
Hail to Hellas
Band: Holy Martyr
Etichetta:
Genere:
Anno: 2003
Nazione:
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92

E vai che si ritorna a parlare degli Holy Martyr! Grande, grande band della scena italiana, assurta meno di un anno fa su scala intercontinentale a ruolo di radiosa promessa dell’Heavy Metal di stampo epico.

Ci avevano sconvolto con il magistrale “Hatred and Warlust”, mentre continuavamo a non credere alle nostre orecchie ascoltando quel demo spettacolare durante il corso del 2003, giravano sempre più le voci che questi cinque Metal Warmongers sardi avevano intenzione di ritornare alla carica, e poi, agli sgoccioli dell’anno appena conclusosi, Ivano Spiga e la sua truppa sono riusciti a pubblicare questo scintillante “Hail to Hellas”. Un’ennesima prova di forza che rende onore e prestigio alla professionalità ed all’attitudine di questi ragazzi.

Il nuovo capitolo della loro saga si presenta nientemeno che come un concept basato sul cruento scontro, al passo delle Termopili, tra alcune armate elleniche radunate a difesa della loro terra, capitanate dal valoroso generale spartano Leonida, ed una parte dell’esercito dell’Impero Persiano (ulteriori info storiche sono state riportare dal caro Enzo, in basso).

Gli Holy Martyr dunque rievocano una delle vicende più emblematiche della storia Greca tramite cinque straordinari brani che per intensità, solennità, forza ed implacabile carica epica, fanno di “Hail to Hellas” un’altra opera che stregherà i metalhearts che credono in una forma di espressività particolare, quasi mistica, della Musica stessa.
La cosa che più colpisce, stilisticamente parlando, è forse l’ispirazione di ciascun brano; dove appunto gli Holy Martyr, sinergicamente, hanno trovato la forza di far rivivere non solo le atmosfere della tragedia narrata, ma anche di rievocare quelle sensazioni, quelle emozioni esclusivamente proprie dell’antica identità ellenica (credo che, ad esempio, le due strumentali potranno spiegarvi meglio di qualsiasi mio tentativo le multicolori sfumature di questo ep; da notare per l’appunto la conclusiva “Ta Deilina”, ossia letteralmente “Le cose del Tramonto”: non ho parole!).

Nulla di cinematografico, fumettistico, pacchiano o scopiazzato: gli Holy Martyr danno ulteriore prova di essere una formazione che ha veramente qualcosa da dire a suon di sano Heavy Metal; di riuscire poi ad esprimersi con personalità, senza doversi appoggiare ai soliti “luoghi comuni” di un genere che, al di là di tutto, non ama stravolgimenti eccessivi; e di avere inoltre abbastanza testosterone per buttare giù una bomba di autentico Metallo Pensate, che urla e si smembra e si ricompone sotto i colpi della coppia d’asce Spiga/Olla e dell’andamento cingolato del resto della formazione (le vocals, seppur non a livelli stratosferici, convinco al pieno).

Tutto ciò viene esaltato più che appropriatamente da una produzione volutamente retrò, molto sanguigna, che conferisce ai brani quasi un’aura di sacralità criptica ed esalta l’essenzialità delle composizioni; anche in questo, stavolta, gli Holy Martyr hanno voluto fregiarsi di un fascino tutto spartano.

In più, le prime 200 copie di “Hail To Hellas” presentano una bonus track tutta speciale (oltre che una tshirt: da incorniciare per quant’è bella!!). L’altra volta abbiamo ringraziato gli Holy Martyr per aver incluso la cover di “Frost and Fire”, adesso l’Axe Man Ivano Spiga ha ben pensato di registrare con la formazione originale (un trio: spettacolare!) degli H.M. (chiamati all’epoca Hell Forge) un brano inedito: “From the North Comes the War”, ossia 100% True Epic Metal Madness. Eccezionale, convincente e dannatamente coinvolgente!! Da notare, oltre alla non indifferente bellezza di questo pezzo, le vocals completamente eseguite dallo stesso Ivano, che offre una prestazione veramente niente male e molto emozionante; si sente proprio che canta col cuore, il che -posso affermare tranquillamente- non è cosa che si vede poi così tanto spesso in giro.

Come al solito l’artwork è tutt’altro che anonimo: stampa professionale dell’intera confezione, testi allegati, nota storica inclusa, tutto a colori, bollino siae, edizione limitata a 500 copie numerate e, alziamoci tutti in piedi adesso, epigrafe al compianto J.D. Kimball (voce dei primi, mitici Omen, scomparso il 3 Ottobre 2003) sul retro.

Gli Holy Martyr insomma sono un gruppo che convince su tutti i fronti, anche questa volta. Vien da sé che ogni sincero appassionato dell’Heavy Metal dovrebbe supportarli in tutti i modi. Quindi prendete seriamente in considerazione l’opportunità di conoscere gli Holy Martyr e di supportare seriamente un astro del True Metal (corrente che annovera tra i suoi esponenti di punta diverse realtà italiane, mica male, ah?). Il che significa che al Keep It True agli opener-act va riservato un mega tifo che dovrà coprire il volume degli strumenti cazzo!!!
Semplicemente over the top.

Leopoldo “LeatherKnight” Puzielli

Note storiche a cura di Vincenzo Ferrara
Anno 480 AC, Serse figlio di Dario, Re di Persia, prepara una delle più grandi invasioni della storia dell’antichità, a capo dell’impero più grande del tempo, quello Persiano, Serse vuole conquistare la Grecia. L’esercito persiano contava 200.000 uomini (oltre un milione secondo alcune fonti). 300 Spartani capeggiati da re Leonida e 4000 soldati alleati vengono inviati al passo delle Termopili (un passo dove la grandezza degli eserciti avrebbero influito molto meno che su di un campo aperto) nell’impossibile tentativo di bloccare per più tempo possibile i Persiani al fine di permettere alle altre città stato di organizzare la difesa. Il numero così esiguo di Spartani inviati lascia aperti molti interrogativi politico/sociali di cui non tratteremo in questa sede. Da fonti storiche riportiamo il celebre discorso tra Demarato, ex re spartano spodestato e al tempo consigliere di Serse e lo stesso Serse:

(Serse:) Demarato dimmi questo: i Greci mi resisteranno? Perchè da quel che credo, mai potranno resistere al mio assalto…”, Demarato rispose: “…quanto agli Spartani in particolare questo io ti dirò: non accoglieranno mai la tua schiavitù in Grecia e ti si opporranno in battaglia anche se tutti gli altri Greci ti fossero favorevoli….quanto al numero se saranno in mille a poter combattere quelli combatteranno, ugualmente combatteranno anche se saranno in numero inferiore”. Serse udite quelle parole scoppiò a ridere…(Erodoto, Storie,VII, 101,102).
Dopo circa una settimana di dura battaglia l’esercito persiano accusò gravissime perdite. Il sesto giorno Serse, dopo aver perso migliaia di uomini, spazientito, irritato ed assolutamente incredulo schierò in campo le sue truppe d’elite, i 10.000 Immortali guidati da Idarne. L’impatto con gli Immortali fu un massacro, entrambi gli schieramenti pesantemente armati non riuscirono a venir l’uno alla testa dell’altro. Ma il dramma fu compiuto il giorno successivo, causa il tradimento del greco Efialte, gli Immortali di Idarne riuscirono ad aggirare il passo attraverso una via tenuta nascosta dai Greci, re Leonida capì che la fine era davvero vicina ed ordinò a tutte le truppe greche di ritirarsi all’interno della Grecia, sarebbe rimasto lui ed i suoi 300 Spartani a coprire la ritirata, insieme a 700 Tespiesi, che, piuttosto abbandonare il loro generale, preferirono morire. Re Leonida morì nella piena obbedienza della sua legge, i restanti Spartani difesero il corpo del loro re al suolo fino alla morte, combattendo anche con le armi spezzate, con calci, pugni, lacerando la pelle dei nemici con le unghie e con i denti. I pochi Spartani rimasti continuarono a mietere vittime fin quando Serse fece inviare l’ordine ai suoi arcieri di uccidere i superstiti con gli archi e frecce per evitare di perdere altri uomini. Alla fine della battaglia, sul campo, giacevano morti, insieme a 2 fratelli di Serse, oltre 20.000 soldati Persiani.

Alla vigilia della battaglia si dice che lo spartano Diechene apprese da un nativo di Trachis che gli arcieri persiani erano così numerosi, che, quando avrebbero scoccato le loro raffiche, la massa delle frecce avrebbe oscurato il sole. Diechene spartano intrepido disse, rispondendo ridendo: “Meglio! Almeno combatteremo la nostra battaglia all’ombra!”. (Erodoto, Storie, VII).

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