Recensione: Hell’s Domain

Di Gianluca Nocini - 18 Settembre 2013 - 0:01
Hell’s Domain
Etichetta:
Genere: Thrash 
Anno: 2013
Nazione:
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79

In terra di Scandinavia, si sa, si fa grande musica. Stavolta ad impreziosire la già solida credibilità di una regione tanto dedita al Metal ci pensano i danesi Hell’s Domain, al loro primo album in assoluto.

La band si forma nel 2007 per mano del bassista Lars Knudsen (ex-Crionic) e il chitarrista Bjorn Bihlet (ex-Koldborn e Boil).

Profondamente ispirati dalla scena musicale della Bay Area, gli Hell’s Domain orientano i loro interessi artistici anche nei confronti del contesto Thrash a loro contiguo. Gli stessi thrasher di Aarhus hanno in passato lavorato a progetti estremamente ambiziosi: si pensi alla collaborazione di alcuni componenti della band con gruppi storici del calibro degli Hatesphere, Artillery e Crionic. La consistenza di questa band emergente (ma non giovane) è quindi tutta da ricercare in alcune delle realtà più influenti del Technical Thrash scandinavo.

Tuttavia gli Hell’s Domain hanno deciso di rimanere fedeli alla linea intrapresa agli albori. Il loro nuovo e omonimo progetto musicale, infatti, è un grande omaggio alla cultura Thrash statunitense.

Già dalle prime tracce è lapalissiana l’affinità con band di rilievo come Exodus e Anthrax, non disdegnando però in alcuni momenti (soprattutto nei “bridge”) alcuni richiami in pieno stile Artillery.

Il disco parte in maniera convincente con la ottima “100 Days In Hell”, dove un assolo anticipa sorprendentemente l’apprezzabile entrata vocale di Alex Clausen. Questa opening-track non nasconde affatto una linea piuttosto melodica, ma ci sono anche alcuni intervalli in cui la band spinge forte sull’acceleratore. Il bello viene nella seconda traccia, “The Needle And The Vein”, a mio parere un pezzo impareggiabile. Qui gli Hell’s Domain mettono tutto se stessi nella canzone e il risultato è dei più soddisfacenti. La traccia in questione è una bombardata in pieno stile Thrash, beat aggressivo e riff tra i più accattivanti dell’intero album. Anche la prova del vocalist Alex non è affatto disprezzabile: il suo timbro vocale non è di certo memorabile ma ce la mette davvero tutta per stare dietro all’artiglieria pesante messa su dagli altri membri della band.

Gli HD sparano tutte le cartucce a loro disposizione con la song-track simbolo del loro album, “In The Trenches”. La terza canzone in sequenza è anch’essa piuttosto irruente e riprende molto gli Anthrax fine anni ’80. Pur avendo dato il meglio di sé nell’incipit, il combo danese se la cava egregiamente anche in altri pezzi come “The Walls Come Tumblin’ Down” e “Dead Civilization” nella quale Bjorn sfodera un assolo di chitarra tutt’altro che scontato.

Chiusura magistrale con un un pezzo storico dei Crionic, “Sneaking Disease”. La resa di questa cover-track è pregevole e non poteva essere altrimenti considerando che il bassista ha collaborato più e più volte con la leggendaria quanto sottovalutata band danese.

Mi auguro che gli Hell’s Domain confermeranno negli anni a venire quanto di buono fatto in questo lavoro. Nel frattempo godiamoci questa perla… la Danimarca ha invaso San Francisco!

Gianluca “Egobrain” Nocini

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