Recensione: High Voltage

Di Paolo Beretta - 6 Maggio 2003 - 0:00
High Voltage
Band: AC/DC
Etichetta:
Genere:
Anno: 1976
Nazione:
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80

Se dico che nel 1976 con la pubblicazione del primo album ( Australia a parte ) degli AC/DC il mondo dell’ Hard Rock, e non solo, cambiò forse non esagero. Non sbaglio perché l’eterna storia di uno dei gruppi più clamorosi e stupendi di tutti i tempi è nata proprio con l’uscita di High Voltage. Un lavoro in definitiva grezzo, elementare, ma anche maledettamente potente e irripetibile che spalancò con un violento e deciso calcio le porte del successo agli australiani in tutto il globo.A fare gli onori di casa, ad introdurci nel disco, ci pensa un riff ipnotico del minuscolo Angus Young sul quale si basa tutta l’opener, It’s just long way to the top, potente e incalzante dotata persino di cornamuse che, incredibilmente, non stonano ma arricchiscono il pezzo. Si prosegue con forza con Rock’N’Roll singer, una canzone dove Bon, ( ci manchi! ), nelle strofe mostra un cantato rabbioso, deciso, particolare e inimitabile che ben si amalgama al sound molto coinvolgente nel coro in particolar modo. The Jack è una marcia lenta, lentissima, inarrestabile dettata con sapiente maestria dal basso di Evans penetrante che sembra a tratti evocare nella mia mente il perpetuo gocciolare di un rubinetto semichiuso. Dopo un minuto di gestazione Live Wire si anima, la sezione ritmica aumenta, la voce di Bon graffia, Angus ci diletta con un semplice lavoro di riffing azzeccato che fa da apripista al solos guitar che porta sulle ali dell’entusiasmo la song alla conclusione. T.N.T è una canzone che definire famosa è decisamente riduttivo. E’ impressionante l’energia che il coro riesce a dare all’ascoltatore. Il cantato lento e deciso riesce a rappresentare, alle mie orecchie, una lunga miccia di un candelotto di dinamite ( T.N.T ) che infine esplode in un finale disordinato. Can i sit next to your girl è una cavalcata melodica e dotata di un sound accattivante ( riff ) che colpisce fin da subito e che viene impreziosita da una serie di cambi di ritmo ben addomesticati dal solito Bon Scott. Little lover è una ballad, emozionante che si muove su sonorità immobili e tristissime in particolar modo nel coro. Cinque minuti originali, psichedelici che rimangono ingessati su tempi morti che provano, senza riuscirci, a decollare totalmente. She’s got the balls è un pezzo che rimane impresso nella mente grazie all’ottimo riff potente e all’ugola roca di Scott che ammalia nel chorus lento. Degno di nota il break centrale che dopo l’assolo riesce a dare maggiore forza al brano. Chiude il disco una track spensierata e allegra. Trattasi della famosa title track che con i suoi ritmi accattivanti è diventata con il tempo un tipico esempio del grandioso sound molto rockeggiante degli AC/DC che li ha resi grandi. Mentirei se vi dicessi che quest’album è il mio preferito lavoro della band. Si sente, maggiormente rispetto ai lavori successivi, che siamo nel lontano nei ‘70. Tuttavia le 9 canzoni scorrono senza problemi nel lettore e ci sono dei picchi di rara bellezza che fanno giustamente intravedere un futuro roseo e pieno di successi per i 5 australiani!

TRACKLIST 1. IT’S JUST LONG WAY TO THE TOP 2. ROCK’N’ROLL SINGER 3. THE JACK 4. LIVE WIRE 5. T.NT. 6. CAN I SIT NEXT TO YOUR GIRL 7. LITTLE LOVER 8. SHE’S GOT THE BALLS 9. HIGH VOLTAGE.

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