Recensione: Hit and Run

Di Abbadon - 23 Agosto 2004 - 0:00
Hit and Run
Band: Girlschool
Etichetta:
Genere:
Anno: 1981
Nazione:
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80

N.b : di questo disco esistono una versione europea, quella qui recensita, e una USA, che è una sorta di best of dei primi due dischi della band.


Dopo una buona base quale “Demolition”, uscito nel 1980, le britanniche Girschool ritentano, un anno dopo, a scalare le vette del mondo Heavy Metal, impresa difficilissima per una band di sole ragazze ma paradossalmente forse per lo stesso motivo agevole. Il 1981 vede dunque l’uscita prima dell’EP “St Valentines Day Massacre”, fatto in duo coi Motorhead, poi del sophomore album (prodotto da Vic Maile) del quartetto formato dalla chitarrista/cantante Kim McAullife, dall’altra chitarrista Kelly Johnson, dal basso di Enid Williams (all’ultimo atto della sua prima carriera con le ragazze di scuola) e dalla batteria di Denise Dufort. L’album che viene intitolato “Hit and Run”, titolo veloce, secco, che perfettamente identifica lo stile della band. Hit and Run riesce a percorrere in grande stile quella via che già il suo predecessore aveva tracciato e cominciato ad intraprendere. Il platter infatti vende molto bene, e si affaccia (unico caso per le Girlschool), in diverse classifiche, apparizioni timide e fugaci come quella USA (182° posto), buone come quella Neozelandese (49° posizione) o incredibili e solidissime come quella della madrepatria (addirittura uno sfavillante quinto posto, secondo nel rock del 1981 solo al “No Sleep ‘til Hammersmith” dei Motorhead, tanto per fare paragoni “Killers” e “Point of Entry”, pur andando benissimo all’estero, nel Regno Unito arrivarono solo al numero 12  e 14 delle classifiche inglesi di quell’anno. Anche il singolo “Hit’n’Run” arriverà in alto, numero 32 dei singoli, con tanto di partecipazione a Top of the Pops). La posizione in classifica, lasciando ovviamente il tempo che trova, è comunque in questo caso un indice a cui dare parzialmente ascolto. Sebbene infatti questo prodotto non raggiunga forse come qualità i già citati lavori di Maiden e Priest (beh, poi dipende dai gusti di chi ascolta), si tratta però indubbiamente di un prodotto di qualità, che si piazza senza troppi patemi fra i migliori 2/3 album mai composti dalle “Motorhead in gonnella”. Forse meno ricco in senso assoluto (c’è chi ovviamente mi smentirà), ma altrettanto forse più carico di Hits da riproporre dal vivo, e a tratti album più maturo di “Demolition”, Hit’n’Run è un buonissimo mix di tracce sporche e sparate unite a mid tempi si aggressivi ma che hanno una certa grazia ed eleganza (la parziale finezza e cromatura è una differenza saliente fra l’esordio e Hit). La tecnica personale non è mutata, visto che probabilmente non ce n’era affatto bisogno, ma tutte e 4 le artiste interpretano molto ma molto bene il loro ruolo, partendo dalla vocalist, che forse perde un po’ della “fermezza d’acciaio” mostrata solo un anno prima, divenendo a triatti più suadente (eh?), ma altrettanto magnetica. Anche la scatenata Kelly Johnson varia un attimo il suo stile; è forse a tratti meno pirotecnica del solito (salvo negli assoli, splendidi nella maggior parte dei casi), diventando però molto più sicura e precisa sul suo strumento. Nulla da dire su Enid Williams e Denise Dufort, che conservano le loro caratteristiche, quindi sempre presenti un buonissimo basso, un buon governo della sezione ritmica e il classico piatto di batteria “schiaffeggiato” che potete sentire in tantissime song delle Girlschool. Contante ben  11 tracks, che se sommate portano a un totale di poco oltre 36 minuti di musica, il disco è introdotto dalla grandissima “C’mon Let’s Go”, gemma anche nell’intero panorama del Metal’n’Roll (come piace chiamarlo a me). Aperta da una chitarra sporca, bassa e distorta, presto accompagnata da una potente percussione batteristica, C’mon… è un uragano : il riff introduttivo è magistrale, ma anche il resto non scherza, partendo dall’assolo e dai ritornelli secchi ma estremamente piacevoli. Più controllata ma altrettanto valida la seguente “The Hunter”, mid tempo che vanta anch’esso un riff grantico e splendido allo stesso tempo, oltre a tutto il resto. Proprio il giro di chitarra è la cosa che colpisce di più, assieme a un ben udibile e piacevole basso di accompagnamento (che fa addirittura un assolo introduttivo a quello di Kelly Johnson!). Solo discreto il refrain. Ritorno esplosivo con la incessante “Victim”, brano da puro headbanging. Il tutto è fatto a regola d’arte, e con un unico fine : sballare, scopo pienamente centrato. Perfetta la fusione fra gli strumenti, spiccano le backing vocals, che danno man forte alla voce trascinante, in sede di ritornello. Quarto pezzo e quarto colpo azzeccato con la terremotante “Kick it Down”, che vede un ritorno al recente passato della McAuliffe (più ferma e decisa del solito nel cantato). Sfavillante l’assolo di chitarra distorta e d’obbligo l’urlo del refrain in mezzo al “pogo”, anch’esso ovvio quando si sente musica di questo tipo. E passiamo ad un componimento elegante (si si, proprio elegante) pur nella sua sfacciataggine, componimento che risponde al nome di “Following the Crowd”. Mid tempo dall’apertura alquanto bizzarro ma basato su ritmiche comunque trascinanti (malgrado siano controllate), Following evidenzia anche una buona melodia di fondo. La voce è sicura nelle strofe per poi diventare aperta e sempre intonatissima nel ritornello. Ritorno parziale alla “normalità” con la sesta “Tush”. Piuttosto rude, Tush è un mix tra quello che era la track precedente e le prime dell’album, è infatti  un mid tempo (come Following), che però mantiene intatta la cattiveria sonora delle killer-tracks, cattiveria che era un po’ calata nella precedente canzone, e che cala altrettanto nella sua “gemella” , che altra non è che l’affascinante title-track. Di “Hit’n’Run” mi piacciono molto il duo basso-voce e l’assolo (se non sì fosse ancora capito Enid e Kelly sono le mie preferite del gruppo) ai quali si aggiungono ancora una volta delle efficaci voci a mò di coretto nei tratti topici. Un po’ scontato il refrain, per una song nel complesso bella ma che personalmente non avrei scelto per dare il nome all’album. Ritorno alla velocità e al grezzume (vabbè non esageriamo), con l’ottima “Watch your Step”, aperta come già successo prima da una splendida batteria. Bello il riff portante, che domina praticamente tutta la traccia, accompagnato al martellare delle pelli di Denise, un duo che non si ferma neppure quando Kelly si lancia in uno sfrenato solo, supportato e complementato come sempre dalla fida Enid, per un mix finale esplosivo. Inizio pacifico ma che lascia una sensazione di ansia quello di “Back to Start”, lento (esatto, lento, anche se non certo romantico o cose del genere), che vede il quartetto calarsi in un sound sempre riconoscibile, ma quasi malinconico, accompagnato da fermezza che a sua volta fa trasparire indecisione e ripensamenti (grande interpretazione vocale, che riesce a mixare il tutto alla grande). Sicuramente siamo di fronte ad un brano alquanto particolare, tutt’altro che malvagio, ma che nell’immediato potrebbe lasciare i più sul chi vive, vista la sua stranezza. Di tutt’altra pasta la scatenata “Yeah Right”, che vede le Girlschool tornare sui binari delle prime tracce. Non mi fermerò a descrivere il brano perchè in tutto e per tutto simile a quelli iniziali. Così come era stata grande l’opener, anche la closer non fa certo brutta figura. Dopo in inizio infatti piuttosto oscuro, “Future Flash” si espande come mid tempo che miscela la giusta potenza graffiante al sound più morbido che si era visto nelle parti centrali del cd. Imprevedibile e curioso il futuristico e sibilato tratto centrale, non esattamente il pane della band che però si rifà subito con l’ultimo, grande assolo, ciliegina sulla torta di un bel cd, gran bella conferma per le Girlschool. Se io preferisco Demolition, è altrettanto vero che tanti vedono in Hit and Run il capolavoro di Johnson e compagnia. Forse così sarebbe stato se le song fossero state tutte come le prime, tuttavia non c’è assolutamente nulla di cui lamentarsi (anzi).


Riccardo “Abbadon” Mezzera


Tracklist :
1) C’mon Let’s Go 
2) The Hunter 
3) Victim 
4) Kick It Down 
5) Following The Crowd 
6) Tush 
7) Hit And Run 
8) Watch Your Step 
9) Back To Start 
10) Yeah Right 
11) Future Flash 


 

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