Recensione: Holding The Flame
I Tomb Of Giants arrivano da Osnabrück in Germania, dove si sono formati nel 2013; fanno parte del nucleo iniziale i due Nienhüser (immagino parenti, ma non ho informazioni al riguardo), rispettivamente chitarrista e batterista, ed il bassista Daniel Melchior. Dopo il debut album omonimo del 2017, i nostri si sono autoprodotti un secondo album nel 2023 (“Legacy Of The Sword”, con cui li avevo conosciuti), prima di questo EP intitolato “Holding The Flame”. Il disco, dotato di piacevole artwork, è uscito a luglio ed è composto da 4 tracce per la durata totale di poco superiore ai 21 minuti. Il genere suonato dai nostri è un roccioso heavy metal, alquanto old-school, ispirato a nomi sacri come Iron Maiden e Judas Priest, con la differenza di avere in Kai Roarside (all’anagrafe Kai Nikolayczyk) un vocalist abrasivo e sporco, nel rispetto della tradizione teutonica, che può ricordare vagamente un certo Peavy Wagner (10 minuti di vergogna per chi non conosce questo mostro sacro del metal mondiale!). In un sound del genere naturalmente lo strumento principale sono le due chitarre di Oliver Nienhüser e Yannik Moszynski che infarciscono di assoli i vari brani, supportati alla grande da Daniel Melchior al basso (spesso anch’egli ottimo protagonista) e con la batteria dell’altro Nienhüser (Mirco) che impone ritmi frizzanti, spesso parecchio veloci. Prendiamo la conclusiva “When Destiny Calls” che, dopo un duetto iniziale basso/chitarre, diventa una vera e propria cavalcata metallica grazie ad un sapiente uso della doppia-cassa da parte del batterista, tanto che è praticamente impossibile rimanere fermi e non mettersi a zompettare qua e là con un ritmo del genere! Anche le altre canzoni si fanno apprezzare ed ascoltare più che gradevolmente: l’opener “The Flame” è stata scelta per la realizzazione di un video ed è un classico anthem metallico, ispirato ai primissimi Iron Maiden, cui si aggiunge un ritmo forsennato di batteria (alla “Gangland” per intenderci).
“Evilnator” è la più cadenzata del lotto, nonché quella che fa pensare maggiormente ai Judas Priest, grazie anche a chitarroni carichi di groove. L’altra traccia è “Midnight Devil”, aperta da parti di chitarra orientaleggianti e dotata di un coretto forse ripetuto un po’ troppe volte, ma che dal vivo avrà certamente il suo effetto. Due parole sull’autoproduzione: trovo paradossale che un gruppo così sia costretto da sempre ad autoprodursi la propria musica, quando quotidianamente le varie labels ci sommergono di immondizie musicali… mi dispiace, ma non riuscirò mai a capacitarmi di questa cosa! Tirando le somme, se non cercate originalità o innovazione (vocaboli di cui i Tombs Of Giants si disinteressano totalmente), ma vi piace il buon vecchio heavy metal old-school, questi tedeschi sanno sicuramente il fatto loro e “Holding The Flame” è un EP che merita attenzione!
