Recensione: Horrorscope

Di Nicola Furlan - 22 Febbraio 2011 - 0:00
Horrorscope
Band: Overkill
Etichetta:
Genere:
Anno: 1991
Nazione:
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90

Mi si perdoni l’assolutismo dell’affermazione ma “Horrorscope” è uno di quei dischi che ogni persona assetata di thrash metal dovrebbe avere nella propria ‘Cd-teca’. Oltre alle esclusività stilistiche che rivestono questi undici brani, il quinto full-length della carriera degli Overkill incarna una delle più azzeccate e brillanti interpretazioni del thrash metal statunitense. Questo, perché si discosta parzialmente dai classici comparti thrash-core che, da sempre, hanno influenzato le produzioni del movimento newyorkese e, nel contempo, raccoglie lo stretto necessario dagli ormai abusati artifici compositivi adottati dalla Bay-Area, soprattutto in riferimento all’aspetto produttivo. Il tutto è impreziosito dalla tanto oscura e ossessiva aurea che ha portato il precedente “The Years Of Decay” nella ‘top thrash ten’ di tutti i tempi.

Ma andiamo per gradi…
Rispetto al capolavoro precedente, la media dei bpm aumenta. Rispetto al più recente passato della band, poi, questa maggior velocità canonizza il disco, fermo restando l’ormai inalterato e distintivo ‘stile Overkill’. Proprio quello stile che, grazie anche alla timbrica inimitabile di Bobby “Blitz” Ellsworth, da “Fuck You” del 1988 in poi, ha decretato l’entrata degli Overkill nel giro di ‘quelli che contano’.

Ci sono però altri due perché che aiutano a quantificare il notevole peso qualitativo che “Horrorscope” riveste all’interno della discografia della band e nel movimento artistico del tempo. A parere di chi scrive, queste due osservazioni sono concettualmente combinate. È forse ammissibile ammettere che “Horrorscope” rappresenti il punto di partenza di una seconda ‘Era Compositiva’ della band di New York City. A certificazione di quest’ipotesi è possibile chiamare in causa l’innovazione e la marcata personalità che ha contraddistinto l’album in un momento dove tantissimi gruppi producevano thrash metal sulla scia dei masterpiece usciti qualche anno prima. Tutte queste band sono morte nel giro di un anno o giù di lì, invece, “Horrorscope” è sopravvissuto.
Come se non bastasse, la formazione che fino a un anno prima (1990) contava quattro membri, nel 1991 ne annovera cinque. Via Bobby Gustafson, ecco arrivare alle sei corde l’affiatata coppia Rob Cannavino/Merritt Gant; quest’ultimo, in particolare, vero trascinatore di ritmiche fresche, dinamiche e slanciate all’impatto sonoro.

A introduzione del tutto è sufficiente lasciar la parola a “Coma”, devastante opener e ormai classico d’ogni live. Seguono poi veri e propri capolavori in grado di portar con loro tutto lo stile maturato dal 1990 in poi, anzi, il meglio di questo pregresso! Si pensi al thrash-core di “Infectious”, al filo Bay-Area di “Blood Money”, “Live Young, Die Free” e “New Machine”, alle granitiche influenze rock di “Thanx For Nothin”, all’ossessività della title track piuttosto che alla classe e buon gusto di una closer come “Soulitude”. Davvero un brano che sigilla e firma una delle più brillanti opere d’arte che l’intero movimento thrash metal di sempre abbia svelato al suo infervorato pubblico ribelle. Nel mezzo del tutto la cover “Frankenstein”, brano originariamente composto dal bluesman Edgar Winter, fratello del più famoso albino Johnny. Un brano che non sfigura nel lotto, data l’anima rock stradaiola che caratterizza da sempre il noto modus vivendi di Blitz (moto e strada!) e quindi l’attitudine di alcuni brani qui partecipi.

La produzione è perfetta. Opera del talentuoso produttore Terry Date, al lavoro anche su “Cowboys From Hell” dei Pantera, valorizza ogni singolo aspetto, improntando sulla potenza ogni specifico suono. Le sezioni ritmiche convergono sinergicamente e la batteria è un vero e proprio martellare d’inaudita precisione. Basso e voce restano sempre a galla, amalgamandosi all’alchemica pozione pronta a deflagrare oltre i coni dell’impianto.

Non c’è altro da dire. “Horrorscope” riveste i panni di masterpiece del genere. Assieme a tanti altri dischi, rappresenterà nel corso del tempo una delle più riuscite espressioni del thrash metal: non originale, abissale e cupo come “The Years Of Decay”, ma espressione di grande maturità e, mi si perdoni per la seconda volta, assolutamente essenziale. Lo aveva predetto un terrificante oroscopo nel lontano 1991.

Nicola Furlan

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Track-list:
1. Coma 5:23
2. Infectious 4:04
3. Blood Money 4:08
4. Thanx For Nothin’ 4:07
5. Bare Bones 4:53
6. Horrorscope  5:49
7. New Machine 5:18
8. Frankenstein 3:29
9. Live Young, Die Free 4:12
10. Nice Day… For A Funeral 6:17
11. Soulitude 5:26

All tracks 53 min. ca.

Line-up:
Bobby “Blitz” Ellsworth – Voce
D.D. Verni – Basso
Merritt Gant – Chitarra
Rob Cannavino – Chitarra
Sid Falck – Batteria

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