Copertina di Hospodi dei Batushka
Recensione Black · Album · 2019

Batushka Hospodi

di Gianluca Fontanesi 10 Luglio 2019 - 00:06
Band
Batushka
Tipologia
Album
Genere
Black
Anno
2019
Nazione
Polonia

Una volta il black metal risolveva le sue faide interne con un po' di sane coltellate, qualche omicidio ed altre amenità assortite; oggi si sposta tristemente tutto nei social network e contribuisce a creare parodie su parodie travolgendo miriadi di band in un alone di grandissima tristezza. Spesso di queste diatribe non ce n'è nemmeno bisogno, e d'altro canto viene quasi da pensare che il proclamare in continuazione vincitori e vinti e soprattutto il fomentare indignati eterofili di varia natura sia parte di una strategia di marketing ben precisa. Bene o male l'importante è che se ne parli, ed è sotto questa logica che tantissime band diventano veri e propri fenomeni mediatici, si salvano dall'oblio o sono sulla bocca di tutti dopo aver prodotto un solo disco in carriera. 

La storia dei Batushka più recenti ormai la sapete tutte non è nemmeno il caso di rivangarla; noi di Truemetal.it scegliamo di non schierarci e di non emettere sentenze. Non siamo nè giudici nè carnefici e crediamo che il limitarci alla musica sia la cosa migliore da fare. Purtroppo o per fortuna, Hospodi non è affatto una carogna da buttare in pasto alle iene, anzi, a tratti si rivela anche un disco sorprendente e piuttosto ben suonato. Indubbiamente il contratto con Metal Blade ha sistemato parecchie cose in casa Batushka, soprattutto a livello di produzione e professionalità. Non aspettatevi un Litourgiya parte seconda perchè siete fuori strada; questi Batushka non ripropongono l'esordio pari pari ma ne evolvono il sound e vanno in cerca di altre soluzioni. Il vecchio trademark basato sui canti ortodossi rimane ma non è più l'attore protagonista in quanto viene usato come un'importante parte integrante e lasciato "a lato"; tutto ruota quindi attorno allo scream di Варфоломей e la proposta diventa più snella e meno opulenta, potremmo anche dire commerciale, e riesce comunque ad offrire una manciata di grandi brani e una tracklist che non viene mai a noia.

L'accoppiata iniziale Wozglas - Dziewiatyj Czas scalda gli animi a puntino con un'intro lunga e salmodiante e si inizia a metabolizzare il brano già dai primissimi ascolti. La struttura è piuttosto semplice, così come il riff portante e gli allelujah di sottofondo sono tamarrissimi quanto efficaci. Il lungo ponte spezza l'incedere e tutto sommato siamo di fronte ad un brano più che discreto. Wiezczernia la conoscete già col suo black'n'roll e le parti in doppia cassa piuttosto intense ed evocative; il coniglietto dal cilindro, anzi dal saio, viene però estratto con la seguente Powieczerje, che è a tutti gli effetti un brano pazzesco. L'incedere è ipnotico e psichedelico, con questo arpeggio che si ripete in continuazione e i canti liturgici che presto arrivano a rafforzare il costrutto. Lo scream di Варфоломей è presente solo nella parte centrale, dove si varia per poco sul tema, giusto il tempo di dare un pretesto di ariosità prima di tornare nel vortice. Polunosznica è uno dei brani più furiosi del lotto e ne è anche stato il primo singolo; ormai dovreste averlo ben metabolizzato o infamato a seconda del dove vi siete schierati.

Utrenia è un brano potente e marziale e che riprende in apertura i vecchi Batushka; passa al black nella seconda parte e di sicuro qualche accelerazione in più non avrebbe fatto male. Gli stoppati però tirano a dovere e il ritualismo di base è molto ben riuscito. Pierwyj Czas aumenta i bpm e Варфоломей ha spesso il difetto di imitare la chitarra nelle sue linee vocali quando un po' di fantasia in più sarebbe stata sicuramente gradita; buoni invece gli inserti in doppia cassa e il finale del brano molto evocativo. Tretij Czas nella sua fase iniziale è molto ben costruita e ipnotica; le chitarre calano l'ascoltatore in un'atmosfera tesa e plumbea e che presto si sprigiona in maniera piuttosto feroce. Nel momento in cui deve però esplodere il brano prima tira il freno a mano poi rimane dov'è ed è un peccato, di questo ne risente anche il finale. Szetoj Czas si assesta sempre sui tempi di batteria nè troppo veloci nè troppo lenti e risulta un pezzo di passaggio che si ascolta piacevolmente ma che non emoziona più di tanto; la seconda parte in ogni caso è migliore della prima ma cambiano solo le chitarre e la sezione ritmica praticamente tira dritto. SI chiude con Liturgiya, che è un brano quasi doom e strumentale per il 90%; andava decisamente sfruttato e soprattutto arrangiato meglio in fase vocale, così sembra un brano lasciato a metà, incompiuto.

Luci e ombre quindi su Hospodi e in un certo senso era prevedibile dopo mesi e mesi di tumulti. Ci sono però molte soluzioni interessanti e nuove per i Batushka, che sì costruiscono molto ma vanno ad incappare in un songwriting che non sempre è lucido e ha le idee chiare. Peccato, perchè con qualche accorgimento in più i brani sarebbero stai più corposi e avremmo potuto avere tra le mani qualcosa di molto più rilevante. Powieczerje vale da sola l'ascolto del disco e certifica che comunque questa band, vera o falsa che sia, le capacità di comporre grandi brani le ha. Una sezione ritmica più varia e un riffing meno scolastico e con progressioni più bislacche sicuramente darebbero il giusto valore aggiunto a una proposta che comunque sciorina tour alla stessa velocita di un amplesso tra conigli.

Secondo noi Hospodi è un disco interessante e che merita di essere preso per quello che è senza troppi giri di parole; non è assolutamente un capolavoro ma delinea strade che in futuro potrebbero portare grandi soddisfazioni sia alla band che ai fan. Ci congediamo sperando che su questa vicenda si inizi finalmente a parlare di musica e non di tribunali, di sentire invece di sentenze e chissà, magari arriveremo anche a pensare che two Batushka is méi che uan. 

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