Recensione: I Am the Empire: Live from the 013

Di Roberto Gelmi - 29 Agosto 2020 - 12:22
I Am the Empire: Live from the 013
Band: Kamelot
Etichetta:Napalm Records
Genere: Power 
Anno:2020
Nazione:
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80

Ai Kamelot va riconosciuto d’aver sempre dato rilievo all’aspetto scenografico che affianca la loro musica e di essere una delle poche band metal a proporre videoclip non del tutto superflui. Nonostante l’ultimo studio album non sia particolarmente riuscito, a quasi trent’anni dalla fondazione della band è quindi un piacere poter gustare un loro nuovo dvd, che prevede un cast di special guest a dir poco mozzafiato. Il concerto è stato registrato presso il famoso 013 di Tilburg (dove sono di casa anche gli Ayreon) lo scorso 14 settembre 2018 e il live propone 21 canzoni per uno show di 100 minuti complessivi.

Se l’era con Roy Khan e Casey Grillo è alle spalle da tempo, Thomas Youngblood resta colonna portante del gruppo, il bassista Sean Tibbetts sfoggia la solita capigliatura improbabile e Karevik coniuga le proprie doti canore con un personale che non passerà inosservato alle fan dei Kamelot. La scaletta è giocoforza sbilanciata verso l’era 2.0 della loro discografia, ma trovano spazio anche due classici come “Forever” e “March of Mephisto”.

 

 

Diciamolo subito, la qualità video è notevole, il montaggio e la regia pure, il lato audio forse pecca in eccessiva pulizia (a tratti sembra che le voci siano state aggiustate in studio), ma il vero protagonista è il l’eterno femminino che calca il palco a più riprese, come da consuetudine in casa Kamelot. Lauren Hart (Once Human) sfoggia la sua bellezza oscura in “Phantom Divine” e l’effetto è a dir poco magnetico, complice una mise da metallara dura e pura. Incantevole la prova di Charlotte Wessels (Delain) in “Under grey skies” (brano tratto da Haven) e fa piacere anche la presenza del produttore (e autore del mix e mastering del live) Sascha Paeth in “Ravenlight”. Il vero highlight, però, è la comparsa di Alissa White-Gluz (Arch Enemy) prima in “March of Mephisto” a sostituire Shagrath e poi nel duetto (anche in clean) con Elize Ryd in “Sacrimony”. come fu in studio nel 2012 per il platter Silverthorn. L’accostamento della cantante dai capelli cobalto (che veste un mantello di paillette da vera Koënigin der Nacht) con la bellezza eterea e statuaria della voce degli Amaranthe è qualcosa di visivamente appagante, difficile fare di meglio in ambito metal. Da segnalare in scaletta anche un curioso assolo di tastiera e batteria: Palotai e Landenburg se la cavano, non a caso il drummer tedesco (già in forze ai Luca Turilli’s Rhapsody) ha una padronanza notevole del doppio pedale. Per il resto lo show scorre piacevolmente, con un buon uso delle luci, momenti lenti e altri power, in un’ottica di rutilante fan service: il pubblico acclama i propri beniamini e si gode quanto proposto.

In definitiva I Am the Empire è un live che merita dal punto di vista visivo, meno da quello sonoro (vista la scaletta proposta): The Expedition Live (del 2000) e One Cold Winter’s Night (del 2006) sono ben altra cosa. Godiamoci questa uscita aspettando che torni la stagione dei concerti aperti al pubblico, esserci di persona non è la stessa cosa…

Roberto Gelmi (sc. Rhadamanthys)

 

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