Recensione: III

Di Andrea Andreoni - 18 Marzo 2015 - 9:30
III
Etichetta:
Genere: Black 
Anno: 2014
Nazione:
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86

Spectral Lore è il progetto ormai decennale ideato e realizzato dal greco Ayloss, autore nei primi due album di un ambient black piuttosto cupo, brumoso e malinconico, talvolta freddo e impenetrabile, talvolta lucente e contemplativo. Nel 2012 uscì il terzo full-length dal titolo “Sentinel”, il cui lato irruento e ansiogeno è associabile al black caotico e dissonante, un notevole passo avanti quanto ad aggressività e impatto.
Nel 2014 è stata la volta di “III”, in gestazione dal 2008, quasi novanta minuti concettualmente e fisicamente divisi in due parti: “Singularity” il primo disco, “Eternity” il secondo. L’album invita a interrogarsi su alcuni quesiti esistenziali, accompagnandoci in un omerico percorso di scoperta interiore e universale, costellato di avvenimenti e racconti surreali di grande effetto.
L’artwork, che nel formato fisico prosegue su un fianco e sul retro, è parte integrante dell’opera  poiché rimanda a passaggi del testo.

 

Singularity

Si apre con “Omphalos”, brutalmente: blast beat devastanti, chitarre indomite, bramiti iperbolici e scream corrosivi caratterizzano i minuti iniziali. I primi processi mentali sono in corso, impellenti.

I rise to claim my Identity against the grind of amorphous clay

Un muro sonoro vibrante conduce alla seconda metà, decisamente più atmosferica e melodica, in cui esordisce una voce pulita che narra con risolutezza la necessità del distacco.

The navel of Motherly love must be cut to escape the inevitable demise from the blazing hands of the Father

Nella prima parte di “The Veiled Garden” emergono le chitarre che mutano con grande misura, come in un sogno misterioso dall’esito incerto, nel quale dei lamenti sofferenti paiono supplicare. Il brano acquisisce energia e luminosità, sembra accendersi, ma l’oscurità prende lentamente il sopravvento per via di una fase dai tempi dilatati, opprimente e pesante, quasi funeral. Qualche secondo di relativa quiete spezza l’atmosfera angosciante, poi le sei corde, dapprima delicatissime, aumentano d’intensità in un lampo, mentre un urlo lancinante esplode in tutto il suo tormento. Segue una sequenza di inquietanti accadimenti musicalmente sempre più irrequieta, destabilizzante e disarmonica grazie a un crescendo di cambi di ritmo e di stati d’animo; nulla si ripete. Insperatamente torna la calma nel finale, volumi appena udibili gradualmente sfumano, svanendo.
In “The Cold March towards Eternal Brightness”, il sibilo di venti burrascosi lascia progressivamente spazio ai tremolo; irrompono la batteria e voci cavernose, la traccia prende velocità e corposità, riff avvincenti si susseguono con dinamismo. Dopo arduo discernimento, l’innata negatività è oramai imbrigliata. Quando le ultime folate si placano, si rivela con meraviglia un momento puramente sinfonico, solenne e rigenerante, il cui tema ispira l’arrangiamento metal dell’epica parte conclusiva; qui la voce narrante con tono deciso infonde determinazione e fierezza.

I want us to hold swords again […] to fight for Dignity and Solidarity.
Against the waves of darkness and death I’m walking with Eternal Brightness in my eyes.

“Drifting through Moss and Ancient Stone” è un brano quasi interamente acustico dal gusto arcaico e folcloristico. Tra strumenti classici, chitarra acustica, vocalizzi corali e altro ancora, “Singularity” si chiude con poetica compostezza.

 

Eternity

L’apertura di “The Spiral Fountain” è contraddistinta da celesti echi chitarristici, ai quali subentra uno scream imperioso sorretto da un’impalcatura black che progredisce con solidità. Rispetto ai primi tre brani di “Singularity” si nota l’assenza dei blast beat che dona alla traccia eleganza, regalità, maggior coesione e sacralità. Tali caratteristiche sono accentuate da riff severi che paiono arrivare fin oltre il cosmo, risalendo la fontana, una sorta di mitica congiunzione tra l’Eden e il divino come immaginati dall’uomo.
“A Rider in the Lands of an Infinite Dreamscape” parte scalpitante per via della batteria instancabile, delle urla strozzate e dei riff frenetici; ci si sente quasi sopraffatti, come al cospetto di spazi sterminati.

Wandering, lost, among endless deserts, forests, deep seas and high mountains. […] How small and insignificant they make me feel.”

Ben presto si riprende a respirare, poi per qualche istante spicca l’arpa e la tensione torna palpabile: grancassa pulsante, chitarre ultraterrene e growl profondi saturano questa fase di drammaticità. Grandi domande ispirano deduzioni fantastiche, intanto il brano ritrova poco alla volta il vigore e la dinamicità del principio, raggiungendo picchi di sopraffazione totale e commovente prima di avviarsi all’epilogo.
La chiusura è affidata alla strumentale “Cosmic Significance”, il cui inizio ambientale sembra dare voce allo scintillio degli astri; gli stimatori di ColdWorld annuiranno in segno di approvazione. Pian piano il pezzo si tinge di metallo abbagliante sempre più denso, intenso e trionfale, infine di nuovo le stelle che si affievoliscono mestamente fino a sparire, ed è già nostalgia.

 

La ricchezza, sia musicale che testuale, è tale che ciascuno potrà far propria l’esperienza, intima e unica.
In “III” risaltano i mutamenti progressivi e quelli repentini, la complessità del tessuto strumentale e l’atmosfera dall’avvolgente grandiosità; sin qui la vicinanza con “Sol Medius” dello split “Sol” e con “Sentinel” è evidente, ogni nuova uscita di Spectral Lore risente della precedente, rivelando un percorso evolutivo nell’impronta di Ayloss. “III” è l’album più stimolante e coraggioso dell’eclettico artista, la varietà è impressionante; rispetto agli altri, il numero di anime e venature in armonia col contesto è maggiore, oltretutto difficilmente riscontrabile in ambito black.
I riferimenti mitologici, filosofici e religiosi sono al servizio del cuore dell’opera, ossia la visione di Ayloss in funzione della nostra inventiva, accrescendone inoltre il potere comunicativo.
“III” è un flusso ascensionale di note, vicende mistiche e ambientazioni fantastiche che investirà con forza chi abbraccia appieno la capacità del genere di perdurare progredendo.

Andrea Andreoni

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