Recensione: III

Di Luca Montini - 14 Marzo 2020 - 0:00
III
Genere: Power 
Anno: 2020
Nazione:
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65

Quindici lunghi anni sono intercorsi dall’ultimo lavoro dei Demons & Wizards, progetto che nel lontano 1997 vide la luce dal sodalizio artistico di Hansi Kürsch, voce dei teutonici Blind Guardian, e Jon Schaffer, chitarrista degli statunitensi Iced Earth. Pur non discostandosi troppo da una sintesi ragionata delle due band di appartenenza, sia il debut eponimo “Demons & Wizards” (1999) che il successivo “Touched by the Crimson King” (2005, ispirato da “La Torre Nera” di Stephen King) riuscivano a brillare di luce propria grazie ad alcuni brani veramente memorabili, tra sferzanti cavalcate e ballate malinconiche che hanno lasciato il segno in molti power metaller come lo scrivente, in un periodo davvero felice per gli appassionati di musica, letteratura e fantasy. Basti pensare a pezzi come “Heaven Denies”, la ballatona “Fiddler on the Green” o la magniloquente “Crimson King” per rievocare i fasti dell’epoca.

Quindici anni. Il nuovo lavoro, dal titolo essenziale “III” fa seguito alla partecipazioni ad alcuni festival estivi come quella del Wacken 2019 segnando il ritorno dei Demons & Wizards a tre anni di distanza dall’ultimo Iced Earth “Incorruptible” (2017) e seguendo di qualche mese l’uscita dell’attesissimo disco orchestrale dei Blind Guardian (Twilight Orchestra)Legacy Of The Dark Lands” (2019), album che pur avendo riscosso numerosi consensi tra critica specializzata e pubblico si è rivelato non essere, per certi versi, quanto in molti si aspettavano.

Ritroviamo anche in “III” gli stilemi caratteristici del duo, con un Hansi in stato di grazia al microfono protagonista di una prestazione davvero ottima sia da un punto di vista vocale che interpretativo e Jon Shaffer che con i suoi riffoni granitici conferisce sostanza ai brani. Produzione finalmente impeccabile, di livello molto superiore rispetto al passato. La struttura dei brani si fa più complessa e progressiva, con momenti riflessivi che si allontanano dalle praterie di doppia cassa dei lavori precedenti, alternati comunque a sezioni più tirate e violente. Hansi sembra particolarmente a suo agio nelle parti più malefiche, spingendosi ben oltre i limiti imposti dalle narrazioni ariose del guardiano cieco, anche considerati gli esordi. Eppure, la sensazione sin dai primi ascolti di “III” è di vaga perplessità.



L’opener “Diabolic”, usata anche come singolo di lancio, non parte certo con la palla di cannone di una “Crimson King”, lasciando all’arpeggio acustico il compito di introdurre lentamente in un crescendo di voci ossessionanti, poi il riff principale e la strofa che entra dopo quasi due minuti, ad evidenziare un’inedita anima progressive. Un avvio comunque intrigante che tuttavia ci accompagna ad un ritornello un po’ stiracchiato e poco ficcante. L’arpeggio è poi ripreso per oltre due minuti sul finale, con un altro momento atmosferico lungo e tenebroso che lascia un senso di confuso straniamento. Cambio di genere, ok, ma può funzionare. Decisamente più classica e pulita la successiva “Invincible”, che potrebbe essere un brano degli ultimi Blind Guardian con i suoi cori epici ed il riffing hard rock.
Il singolo “Wolves in Winter” mostra di nuovo il fianco come una fiera disorientata in cerca di cibo nel freddo inverno. Il “cha cha cha” non mancherà di far interagire Hansi col pubblico in sede live ma qui appare un po’ fuori luogo, così come la struttura del brano che sembra non avere una direzione precisa. Una scelta dei singoli non particolarmente fortunata che infetta anche anche l’altro pezzo selezionato “Midas Disease”, brano di denuncia contro l’avidità della chiesa, tra AC/DC e W.A.S.P. che manca clamorosamente il bersaglio. Trama musicale poco chiara, un’accozzaglia di riff poco ispirati sovrastati dalla stupenda voce di Hansi che (s)cade nell’autoreferenzialità.
Molto migliori dei due singoli sopracitati l’epica “Dark Side of Her Majesty”, “New Dawn” e “Universal Truth”, dove il cantante dei Blind Guardian sfodera gli artigli con numerosi cambi di intensità. Gli ultimi due brani citati, assieme ad “Invincible” costituiscono il cuore originario del disco: sono proprio questi tre brani ad essere stati composti per primi tra il 2016 e il 2018 da Jon Shaffer per gli Iced Earth, poi girati ad Hansi che ha sviluppato le linee vocali con testi ispirati a “Queste oscure materie” di Philip Pullman, come ci ha rivelato lo stesso cantante nella nostra intervista.
Buona anche la ballata “Timeless Spirits” che cerca di riportare ai fasti di “Fiddler on the Green”, piacevole ritorno ad un mondo acustico e magico che pur non raggiungendo le vette dell’illustre predecessore si lascia apprezzare.
Altro bel pezzo la lunga suite finale “Children of Cain”, nella quale, stavolta, la complessità è gestita con gusto e raffinatezza compositiva, tra cori, sezioni acustiche e la parte centrale nella quale fa incursione la chitarra elettrica di Jon con la band al seguito.

demons & wizard

Nel giudicare un lavoro come “III” è impossibile rinnegare i lunghi anni di attesa carichi di aspettative per il ritorno di un duo tanto iconico per il nostro genere preferito. Pur presentando alcuni passaggi davvero interessanti e nonostante la prova stellare di Hansi al microfono, è il songwriting a destare parecchi dubbi e perplessità. Se da un lato è apprezzabile la sperimentazione ed il coraggio del duo che rifugge facili etichettature, il risultato è un lavoro poco organico e disomogeneo, senza una forte identità oltre all’essere “il disco di Hansi e Jon destinato ai fan di Hansi e Jon” – che sicuramente sapranno apprezzarne le sfumature e la complessità. Per pochi.

 

Luca “Montsteen” Montini

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