Recensione: Illud Divinum Insanus

Di Alberto Fittarelli - 3 Giugno 2011 - 0:00
Illud Divinum Insanus
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Anno:2011
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40

Dai, non scherziamo.

Chiariamoci sin da subito: le sperimentazioni sono, a parere mio, cio’ che da’ linfa artistica e spessore a una musica complessa, e spesso ambiziosa, come il metal. Ma non ripariamoci dietro a presunte chiusure mentali se si sfornano dischetti da autogrill, conditi delle peggiori soluzioni stilistiche e delle piu’ banali, trite, stupide scelte elettroniche – che farebbero rabbrividire chi nell’electro/EBM e’ coinvolto davvero, e con risultati notevoli – e ci si sente ricoprire di critiche. Cosa puo’ peggiorare una situazione del genere? Ma il chiamarsi Morbid Angel, ovviamente. E tornare sulla scena con l’album piu’ atteso dai fan del death metal negli ultimi anni.  

Illud Divinum Insanus e’ infatti il primo album in otto (8! OTTO!) anni per i floridiani, che come sanno anche i sassi si sono riuniti a David Vincent, cantante storico, perdendo in compenso per strada Pete “Commando” Sandoval, altrettanto storico drummer, causa infortunio alla spina dorsale. Il gruppo era attesissimo per il disco “I”, nella tradizione dell’ordine alfabetico dei propri titoli, dopo un Heretic che aveva lasciato un attimo indifferenti, e denotava un certo calo di forma, e di ispirazione, del combo. Bene, dopo tanto vociare sulle sperimentazioni industrial del nuovo album, che avevano lasciato ben sperare chi, come anche il sottoscritto, aveva amato i loro momenti piu’ evoluti (Domination su tutti), cosa ti fanno i Morbid Angel? Buttano nei negozi un album indefinibile, diviso pressoche’ a meta’ tra pezzi (attenzione!) non industrial, ma elettronici, ripetitivi e insulsi, e altri nel loro piu’ o meno classico stile, ma di una piattezza disarmante.  

Nella prima, oggettivamente quasi risibile categoria, mettiamo brani come la opener, Too Extreme! (gia’ il titolo…), la cui definizione migliore, al momento di recensire, sembra essere “imbarazzante”. Un colpo di cassa ripetuto da ossessi, Trey Azagthoth sostituito da un sample stile Amiga 500, una voce che scandisce l’insulso ritornello “We are the new religion!” (e siamo a posto!), e basta. Fine.
Continuiamo? Destructos Vs. the Earth / Attack: altro pezzo electro, con batteria che potrebbe essere tranquillamente sintetizzata e chitarre solo leggermente piu’ audibili che nella opener; un testo da parodia della fantascienza anni ’50, ma con il tragicomico intento di risultare serio e malvagio; un ritornello da ballare in un club tedesco di infima categoria, con tanto di “controcanto” femminile. I brividi ormai squassano l’ascoltatore, e non e’ un attacco di malaria.
Ma forse il top lo si raggiunge con Radikult, emblema della tamarraggine odierna dei (brrr!) Morbid Angel: una canzoncina electro/rock, che non sfigurerebbe per un gruppo spalla di Kid Rock, con tanto di intro scandita dal verso “Kill a cop – Kill a – Kill a – Kill a – Kill a cop!”, e un andamento perfettamente ballabile. La cosa piu’ estraniante di questo pugno di tracce e’ che non contengono ne’ riff, ne’ parti di batteria degne di tal nome: a tal punto che ci si chiede come abbia fatto Trey Azagthoth ad acconsentire di porre il proprio nome su di esse.  

Perche’, potremmo ovviamente sbagliarci, ma questi sono chiaramente pezzi di Dave Vincent; a differenza di quanto e’ rimasto di propriamente death metal, in cui pero’ si salva solo la energetica Existo Vulgoré (dal titolo “ermetico”, mettiamola cosi’): nei canoni, fin troppo, ma quantomeno ben fatta, strutturata, e con Vincent a interpretare una parte lievemente piu’ convincente.  Il resto del pastone, non pervenuto. Brani come Blades of Baal o 10 More Dead si perdono in un nulla quasi totale, grazie anche alla quantizzazione esasperata di chitarre e batteria in fase di mixaggio; riffing banale, nemmeno un passaggio che rimanga impresso particolarmente, ma neanche un disastro completo: stiamo comunque parlando di death metal decente, scritto dal gruppo che il death metal l’ha sostanzialmente inventato. E qui sta il problema. Infine, i pezzi di mezzo: non qualitativamente, ma stilisticamente. I Am Morbid e’ il pezzo death che piu’ nella storia del genere ammicca alle grandi masse di pubblico, con un andamento ritmico che diventa sostanzialmente rock lungo la canzone; Profundis – Mea Culpa avrebbe potuto essere la sperimentazione industrial su cui costruire il disco, se solo non si fosse gia’ fatto molto di meglio con Hatework, per esempio. Sedici anni prima.  

Dai, non scherziamo. Ridatemi i Morbid Angel. Non un gruppo che decide di suonare perennemente la stessa brodaglia per accontentare fan senescenti, ma quella band che ha plasmato e accompagnato l’evoluzione del Death Metal. Aiutatela a portare avanti quell’evoluzione, non a mettere una definitiva pietra tombale sul decennio (esteso) peggiore che il metal estremo abbia mai vissuto. Dite a David Vincent di togliersi lattice e occhiali da sole di Gucci, ditegli che “Illud Divinum Insanus” non vuol dire “Quelle malate divinita’ ” in latino. Non vuol dire niente. Ditegli di lasciare a casa l’ego hollywoodiano, di resuscitare Trey Azagthoth (evidentemente sostituito dal gemello pazzo) e di ricordarsi che qui qualcuno, e non necessariamente senescente, ancora ritiene il death metal come una delle forme piu’ sincere e oneste di arte contemporanea. E che, scrivendo questa recensione, e’ imbarazzato dal fatto che Illud Divinum Insanos compaia nella stessa lista di album che hanno fatto grande questa arte.  

Alberto Fittarelli    

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Tracklist:  

1. Omni Potens 02:28
2. Too Extreme! 06:13
3. Existo Vulgoré 03:59
4. Blades of Baal 04:52
5. I Am Morbid 05:17
6. 10 More Dead 04:51
7. Destructos Vs. the Earth / Attack 07:15
8. Nevermore 05:08
9. Beauty Meets Beast 04:57
10. Radikult 07:37
11. Profundis – Mea Culpa 04:06

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