Recensione: India

Di - 19 Febbraio 2013 - 0:00
India
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Genere:
Anno:2012
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73

A tre anni dall’album d’esordio “Beyond Belief” completamente strumentale, gli Azure Agony ritornano sulle scene con il loro nuovo lavoro “India”, avvalendosi per l’occasione della collaborazione del cantante Federico Ahrens.  
Il prog metal proposto dai friulani è decisamente di alto livello e, anche se a volte si casca in quella sensazione di già sentito (si veda Dream Theater e Fates Warning), il giusto mix tra tecnica e melodia e l’utilizzo di  strumenti come il violoncello, la fisarmonica e Chapman stick, aggiungono valore e personalità a ogni singolo brano del disco.

L’opener “Twin Babel”, scandita da una sezione ritmica di tutto rispetto e sostenuta da tastiere forse un po’ troppo “sinfoniche”, mette in risalto le capacità compositive della band: un brano potente e brioso,  dove una chitarra dal piglio più aggressivo avrebbe dato un taglio più deciso e personale all’esecuzione.
In “Private Fears” si apre con una voce alterata elettronicamente, per passare poi a un cantato pulito ed energico, come risulta lo stesso brano in cui basso e soprattutto la batteria compiono un lavoro instancabile, ma che purtroppo risente ancora di una chitarra troppo pulita pur se puntigliosamente precisa.
Di tutt’altra pasta la bellissima “Libra’s Fall”: emozionante l’atmosfera che pianoforte e voce riescono a creare in apertura in un brano che cresce lentamente d’intensità fino a trasformarsi in un uragano strumentale di forza eccezionale.  Grazie al drumming scatenato ed agli ottimi interventi solisti, si candida a essere la perla di questo album.

“My Last Time On Earth”, è un’ode ai Dream Theater in tutto e per tutto, assolutamente piacevole e dalle sonorità più eteree, sembra quasi il prologo alla title track “India”, undici minuti circa di suoni ed emozioni che non possono lasciare impassibile l’ascoltatore: lungo il percorso sembra quasi di respirare le stesse magiche atmosfere dell’omonimo paese, una sorta di viaggio all’interno dell’anima piuttosto che un pezzo prog.
Ancora melodia allo stato puro nella ballad “Hold My Hand”, una piccola tregua sonora, resa geniale con l’uso della fisarmonica.
“A Man That No Longer Is”, riporta le sonorità a livelli nettamente più progressive, per poi chiudere in maniera epica e decisa con “Forever Blind”.

Con “India”, gli Azure Agony sviscerano tutta la loro passione per questo genere musicale e mostrano di avere tutte le carte in regola per migliorare gli ottimi risulati già raggiunti.
Di certo una maggiore personalizzazione delle sonorità, con conseguente abbandono dei padri putativi (DT), sarebbe augurabile per il futuro sia loro, sia del panorama prog italiano, visto che di band dotate di alti valori si sente sempre grande bisogno.

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Tracklist:

01. Twin Babel
02. Private Fears
03. Libra’s Fall
04. My Last Time On Earth
05. India
06. Hold My Hand
07. A Man That No Longer Is
08. Forever Blind

Line up:

Marco Sgubin – Tastiere, Voce
Gabriele Pala – Chitarra, Chapman stick, voce
Federico Ahrens – Voce, tastiera
Carlo Simeoni – Batteria
Marco Firman – Basso                                                                         

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