Recensione: Legacy of Hate

Di Simone Scavo - 15 Agosto 2004 - 0:00
Legacy of Hate
Band: Celesty
Etichetta:
Genere:
Anno: 2004
Nazione:
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76

Dopo aver ricevuto diversi apprezzamenti da parte della stampa e del pubblico, tanto da essere stati votati in diverse riviste come miglior nuova band del 2002, esce sul mercato Legacy of Hate, il secondo lavoro dei finlandesi Celesty. Dal precedente Reign of Elements il giovane sestetto dimostra di essere maturato sia dal punto di vista tecnico che da quello più strettamente legato al songwriting. Importante novità è rappresentata dal cambio di vocalist che a differenza del suo predecessore (Kimmo Peramaki) perde un po’ in espressività ed estensione vocale, guadagnando però in pronuncia e tecnica. Railio ad ogni modo dimostra di essersi ben inserito e soprattutto di essere adatto al sound epico e melodico della band senza cercare estremi vocalizzi di Kiskeniana memoria. Il cantato è molto spesso accompagnato da cori che aiutano a dare epicità alle canzoni. Da notare come in alcune di esse il cantato “pulito” lascia spazio ad un cantato black metal (interpretato da artisti esterni quali Sami Kaste e Aku Rahkonen) con un risultato apprezzabile che mi ha ricordato i connazionali Norther di “Mirror of Madness”.
A livello musicale i Celesty compiono un gran passo in avanti. Le nuove canzoni risultano più complesse ed elaborate così come gli arrangiamenti assestandosi su alti livelli. La proposta musicale generalmente è un incisivo heavy/power metal melodico ed epico supportato da tastiere che questa volta ottimamente svolgono il loro compito. Le strutture delle canzoni sono varie e non seguono un preciso schema (come sempre più accade) rendendole più interessanti.
Ottima la produzione. Come per il precedente i Celesty hanno registrato e mixato il lavoro presso i Fantom Studio in Finlandia ed ancora una volta la masterizzazione è stata curata da Mika Jussila: ciò ha portato un ulteriore miglioramento del risultato finale. I testi sono stati curati nuovamente dal leader Jere Luokkamaki; Legacy of Hate è un concept ed a livello lirico è il proseguimento del precedente Reign of Elements.

Ancora una volta ad introdurci nel racconto c’è Intro, ma a differenza del predecessore si tratta di un breve pezzo di sola musica sinfonica quasi tratta da un film fantasy. L’opener Unbreakable ci presenta la band in gran forma con un pezzo sostenuto heavy/power melodico dotato di gran cori. Dream segue le stesse coordinate ma con continui cambi di tempo impreziositi dal gran lavoro delle chitarre e dal refrain principale. Ancora una volta le chitarre e le tastiere realizzano un buon assolo.
Così anche Breed from the land Unknown dove però i Celesty ci sorprendono con brevi cantati black metal. Army of the Universe è il pezzo più epico e sinfonico dell’album basato su una sezione ritmica tipicamente power con più assoli e dove la voce black si fa un po’ più presente, senza mai divenire protagonista. Uno dei pezzi migliori dell’album. Settlement segue le coordinate del pezzo precedente e si contraddistingue per l’assolo delle tastiere suonate dall’ormai affermato biondo virtuoso Richard Andersson (Majestic, Time Requiem, Space Odissey). Shelter è un buon mid tempo che molto deve a Paradise e Hunting High and Low degli Stratovarius. Infine i Celesty ci stupiscono per le due mini suites di 10 minuti ciascuna Legacy of Hate Pt.1 e Pt.2.
La prima parte risulta maestosa con un incisivo e pesante riff di chitarra che sfocia in un epico refrain; come si vede dalle sottoparti sono presenti diverse melodie power e sinfoniche, veloci e lente legate tra loro. Una splendida canzone completa e complessa che vede cori ed ancora fugaci ingressi di voci black e duetti tra Railio ed una voce femminile (Sanna Natunen).
La seconda parte, più oscura è per metà una immancabile epica ballata, buona ma forse un po’ piatta; Railio anche qui se la cava più che egregiamente. L’altra metà è sostanzialmente una buona power/speed metal song sorretta da tastiere dove il cantato si fa più alto e le chitarre si lanciano in veloci assoli.

Da premiare l’evoluzione di questa giovane band che ha saputo correggere gli errori e le ingenuità del buon debut, con un lavoro che si mantiene sempre su più che buoni livelli senza cali qualitativi.
Dopo Reign of Elements, che ho apprezzato molto, mi aspettavo di più dai Celesty: ci sono riusciti !
Se Vi è piaciuto il precedente non esitate ad acquistare Legacy of Hate, mentre è vivamente consigliato a chi piace il power metal melodico o sinfonico ricco di cori.

Track List:
I. Intro
II. Unbreakable
III. Dream
IV. Breed from the land unknown
V. Army of the universe
VI. Settlement
VII. Shelter
VIII. Legacy of hate Part I
– Blood of our enemies
– Before the sword
– Confused thoughts
– Betrayal
IX. Legacy of hate Part II
– Battlefield
– The departure
– Ride of Amardon
– Ending

Wickedness act (Japan Bonus)

Line up:
Antti Railio Vocals
Ari Katajamäki Bass
Jere Luokkamäki Drums
Juha Mäenpää Keyboards
J-P Alanen Guitar
Tapani Kangas Guitar

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