Recensione: Legal At Last

Di Marek Vladescu - 7 Marzo 2020 - 11:51
Legal At Last
Band: Anvil
Etichetta: AFM Records
Genere: Heavy 
Anno: 2020
Nazione:
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80

Abbiamo poche certezze, nella vita. Anzi, solo due: la morte e gli Anvil.
Forse forse, persino lo scheletro col vestito da sera potrebbe inchinarsi dinnanzi a Lips e soci. Una carriera a dir poco importante, fatta di soddisfazioni e tante, tante cocenti delusioni. Prima fra tutte, l’essere consapevoli di aver donato al Metal più di quanto abbiano, i Nostri, effettivamente riscosso. Vittime sacrificali di un sistema complicato, quello discografico, che li ha visti piombare nell’anonimato persino dopo il rilascio di due capolavori come “Metal on Metal” e “Forged in Fire”. La passione, quella vera, quella inossidabile, li ha convinti a continuare. Andare avanti contro tutto e tutti, scampando agli anni ’80, affrontando a muso duro i ’90 alla maniera coerente ed oltranzista di Manowar, Running Wild e Saxon. “Suoniamo Heavy Metal, questo è il nostro mestiere”. Un susseguirsi di viaggi ed imprese spericolate sino ad approdare nel nuovo millennio più carichi di prima, giungendo fino ai giorni nostri senza aver perso un colpo, senza una piega, senza una cicatrice. Diciamocelo chiaramente: “invecchiare” bene, come il buon vino, è una dote a dir poco fondamentale per una band. E dopo quarant’anni di carriera gli Anvil risolvono a loro favore il dilemma che da sempre accompagna professionisti navigati quanto loro. “Possono ancora dire qualcosa?” Assolutamente sì. Nove album negli ultimi vent’anni; e tutti, dico tutti, con almeno un pugno di pezzi a dir poco trascinanti, memorabili. Qualche “filler” qua e là, lo concediamo… Ma in grado, comunque sia, di farsi ricordare ed apprezzare da chiunque viva di Heavy Metal e sia in cerca di un qualcosa suonato “in the best tradition”. Penso magari al tiro di “Juggernaut of Justice” o “Hope in Hell”, giusto per citare un qualcosa di non troppo “infossato”. È sempre bene, per una band storica, riuscire a scrivere solide basi di presente non campando solo di “passato”. Perché vedere questo terzetto canadese dal vivo significa non aspettarsi solamente “Metal on Metal” o “AC/DC”. Significa anche bearsi di una bella “Badass Rock n Roll”, seguita magari da una “Fire on the Highway” sparata lì tanto per. “Legal at Last”, ultimo disco di questo storico combo, non fa eccezione e continua a colorare la carriera degli Anvil di tinte evergreen, come se Lips e Robb volessero riprendersi di colpo la spensieratezza ed il ruggire che gli fu rubata in gioventù. “Un po’ più vecchi, più cattivi e più arrabbiati”, i Nostri hanno rilasciato l’ennesima perla di Heavy Metal, lavorando instancabilmente nelle loro fucine con l’energia e la forza di volontà che tanti, troppi gruppi, dovrebbero far proprie. Non riuscendoci, preferendo “la via più facile”. Le discese proprio non piacciono, a questo inossidabile incudine. Di sfondare quanto e più dei “pischelli” di oggi, di vendere dischi a profusione e di ritrovarsi nell’Olimpo, ai Nostri non importa proprio più. Fortunatamente, aggiungerei, per il semplice fatto che “Legal at Last” ci ricorda cosa significa avere un proprio stile, credendoci fino all’ultimo, consegnandosi al pubblico in maniera nuda e cruda. Senza fronzoli, senza filtri (o con filtro e cartina… ma questo ci arriveremo fra poco), senza autocensurarsi e senza voglia di apparire accomodante. È un disco roccioso, dinamico, provocatorio. Si presenta braccia conserte e fissa tutti con aria di sfida. È un disco Heavy Metal, che si impone con forza e dona a tutti noi una bella lezione di “vecchia scuola”. Più qualche messaggio di stampo sociale, sparso qui e là. Copertina e titletrack (con relativo videoclip), ad esempio, provocano l’ascoltatore sensibilizzandolo sul tema della Marijuana, cercando di esprimere un concetto coraggioso: i consumatori di “erba” non sono delinquenti o “tossici” e la società dovrebbe prendere atto delle proprietà curative della sostanza da tutti amata e odiata. Politici compresi. Un topic che sembra ripercuotersi in altre tracce come “Nabbed in Nebraska”, ove il tutto viene spiegato in maniera inequivocabile: “fumare non fa di me un criminale”. Un premio anche solo per la decisione di schierarsi, a più di cinquant’anni suonati. Di dire la propria, di non nascondersi dietro un dito, anzi. Gli Anvil escono allo scoperto e parlano chiaro, provocandoci e scuotendoci. Basterebbe questo per far sì che “Legal…” venisse promosso a gonfie vele. Tuttavia, anche volendo incentrare il discorso su di un perno esclusivamente musicale, la carica vibrante ed arrembante del disco non cala di un millimetro. Giusto per citare i brani che più mi hanno conquistato: “Chemtrals” scorre veloce e ci mostra ancora una volta quanto Lips sia in stato di grazia, donandoci ogni volta riff indimenticabili ed assoli da manuale, esaltandoci dalla prima all’ultima nota. Per non parlare di un Robb che non accusa i colpi dell’età ed anzi picchia duro come un fabbro nervoso, andando a martellare con foga inaudita. Non abbassano il tiro la plumbea e pesantissima “Gasoline”, più lenta delle precedenti, a tratti doomeggiante. Si ritorna ad esplodere con “I’m Alive”, vera e propria lezione di Rock n Roll; e via di pesantezza e velocità ben alternate ed amalgamate, brani dalle ritmiche più dilatate ed altri più scoppiettanti. Velocità, velocità, velocità… più un pizzico di “decelerazione” sapientemente dosata, giusto per rendere il tutto più vario ed interessante. Un vero e proprio giro sulle montagne russe… pardon, canadesi, che non lascia scampo e saprà sicuramente conquistarsi un posto nel cuore di tutti gli appassionati. Un platter duro e concreto, un vero e proprio incudine impossibile anche solo da scalfire, figuriamoci da spezzare. Senza troppi giri di parole ed andando dritti al sodo, gli Anvil ci sono riusciti, ancora una volta. Vorrei poter dire “al prossimo disco” ma… no, aspettate. POSSO. Perché sicuramente, “Legal At Last” non dovrà aspettare troppo, per un “fratello”. Quando mai si fermeranno, questi testardi guerrieri del metallo? Semplicemente, MAI.
E se i risultati sono dischi come “Legal At Last”, beh, non posso personalmente essere più felice di così.

 

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